IlRasoio/ PPU non t'amo più

di Alessio Di Domizio - L'epopea della fisica nel mondo del gaming su PC, ovvero un'occasione nuova per parlare di problemi vecchi. C'è l'inferno in quei computer

Roma - Le vie dell'evoluzione informatica sono spesso oscure e imperscrutabili. Mentre nelle CPU va concentrandosi un numero crescente di core omogenei per affrontare task sempre più complessi e impegnativi in parallelo, sottosistemi hardware sempre più specializzati nascono con l'intento di scaricare il processore dall'esecuzione di operazioni specifiche - GPU e multi-GPU per la grafica, PPU per la fisica, addirittura NPU per la rete. Tutti i produttori di queste soluzioni rivendicano spazio all'interno del PC - i produttori di CPU e GPU con prodotti sempre più ricchi e complessi, i produttori di software con API e altro middleware per il controllo avanzato dell'hardware.

Se quanto sopra non bastasse per stampare un bel punto interrogativo sulla testa di utenti e sviluppatori, un nuovo trend, in apparente contrapposizione col precedente, mira a utilizzare questi stessi sottosistemi specializzati per operazioni general purpose: è il caso di Stream Computing/GPGPU (General Purpose GPU) ma non solo.

In questo piccolo caos Ageia, produttrice della molto dibattuta Physics Processing Unit "PhysX", da qualche tempo cerca di ritagliarsi una fetta di mercato, dipingendo la computazione della fisica (tramite hardware dedicato) come la frontiera del gaming e cercando di spingere gli sviluppatori ad ottimizzare i giochi per il suo hardware. A contenderle il mercato che occupa con l'hardware PhysX e la relativa SDK, si sono schierati i due pesi massimi della grafica high-end, ATi e nVidia, i quali promuovono un approccio che vede la fisica come una feature da implementare sull'hardware grafico esistente tramite Havok FX, un middleware che sfrutta la GPU per i calcoli fisici.
Nel bel mezzo di questa telenovela c'è Microsoft, il cui appoggio tramite DirectX alle funzioni fisiche è stato per lungo tempo atteso, principalmente da Ageia. Proprio la lunga latitanza del supporto di Microsoft per le funzioni fisiche - oggi disponibile attraverso le DirectX 10 - ha infatti lasciato campo aperto ad Havok, ATi e nVidia, costringendo Ageia a promuoversi attraverso l'apertura di fronti di trattativa coi singoli sviluppatori.
Strumenti di questa politica di Ageia sono, per esempio, la distribuzione gratuita del developer kit PhysX e specifiche iniziative di co-marketing con quei titoli che si avvalgono in modo nativo della PPU PhysX, oltre ad alcuni accordi di successo con OEM del calibro di Acer e Dell per l'integrazione della scheda nei loro prodotti.
Infine, pur di fornire agli entusiasti una buona ragione per spendere i propri soldi, essendo ancora ben lontana dall'essersi ritagliata un ruolo sul traballante mercato della fisica, Ageia ha cercato nel 2007 di proporre il suo hardware iperspecializzato, come già accade per le GPU, anche per impieghi general purpose.

Insomma, un po' come accade in Italia, dove per un CT della nazionale ci sono circa 60 milioni di individui con formazioni e strategie migliori, anche dentro al PC tutti i chip sono pronti a fare il lavoro della CPU e a farlo meglio.

Frizzi e lazzi a parte, anche sul fronte tecnico PhysX di Ageia ha suscitato pareri contraddittori. Da un lato i benchmark dei titoli supportati dalla scheda con la fisica attivata hanno espresso risultati non sempre esaltanti (il che, già nel 2005, ha spinto John Carmack a bocciare il prodotto). Dall'altro, le funzionalità fisiche rese disponibili dalla GPU, pur se non altrettanto accurate, sono già alla portata delle nuove schede grafiche entry level. Inoltre la scarsa disponibilità di sviluppatori pronti a investire tempi addizionali di programmazione per un hardware la cui diffusione è ancora tutta da dimostrare - non a caso Ageia cerca accordi con gli OEM per aumentare la base installata - potrebbe impedire a PhysX di mostrare il suo reale potenziale in applicazioni complesse sviluppate ad hoc.

Dopo anni di incertezza, sono molte le cause che potrebbero rendere il 2007 l'anno del De Profundis per Ageia PhysX nel mondo PC. OEM e sviluppatori continuano a muoversi con cautela, ciascuno attendendo la mossa dell'altro per avanzare nel supporto. Nel frattempo ATi e nVidia, forti di milioni di GPU già installate, propongono un modello di approccio alla fisica molto meno traumatico tanto per gli sviluppatori software quanto per gli utenti (a cui si risparmiano i 200-250 € che oggi costa una scheda Ageia PhysX). Non va infine dimenticato il ruolo che le sempre più complesse CPU multicore di nuova generazione possono svolgere nella computazione della fisica, né si può ignorare che l'implementazione di queste funzioni su CPU tramite DirectX è più semplice di quanto non lo sia per qualunque altro sottosistema dedicato.

In conclusione Ageia PhysX è solo l'ultimo episodio dell'evoluzione ormai quasi antagonistica delle, un tempo, distinte funzioni del PC: CPU general purpose sempre più complesse e inutilizzate, GPU che contendono il campo delle applicazioni general purpose con performance in settori specifici migliori di qualunque CPU multicore, sistemi hardware sempre più complessi e ingovernabili che producono inefficienza, cicli di clock sprecati e watt consumati inutilmente alla fine del mese. In questa condizione anarchica è sempre più difficile capire se la sorte delle tante "next big thing" che appaiono ogni anno, quale che essa sia, dipenda dal loro reale potenziale o piuttosto dall'incapacità dell'ecosistema PC di promuovere l'evoluzione e l'efficienza in modo lineare.

Alessio Di Domizio

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