P2P, per i 3636 chiesto l'intervento del Garante

Il caso Peppermint domina diversi forum in questi giorni e non mancano i consigli di chi suggerisce di non rispondere affatto alla raccomandata. Intanto Cortiana interpella il Garante, la cui assenza rischia di pesare troppo

Roma - È stata l'assenza del Garante per la Privacy a spingere il Tribunale di Roma a dare il via libera all'operazione Peppermint che coinvolge quasi 4mila utenti internet italiani?

Se lo chiede il senatore Fiorello Cortiana, membro del Comitato Consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell'Innovazione, in una lettera al Garante stesso, in cui spiega come nell'accettazione del ricorso da parte del Tribunale, "il Magistrato rende noto (...) che il Garante della Privacy non si è costituito pur essendo stato oggetto di notifica del ricorso introduttivo (...)". "Probabilmente - sottolinea Cortiana - il fatto è dovuto a disguidi organizzativi, ma la mancanza di espressone del Garante potrebbe aver contribuito a modificare il giudizio del Tribunale di Roma".

L'atteso intervento del Garante, invocato in queste ore da tanti su forum e newsgroup, secondo Cortiana è tanto più urgente affinché "si interrompa l'azione messa in atto nei confronti di migliaia di utenti italiani. Altrimenti si potrebbe creare un precedente giurisprudenziale per il quale detentori di materiale tutelato dal diritto d'autore e/o da copyright potrebbero essere interessati alla messa in distribuzione, via Internet, di questo materiale per poi mettere in atto, nei confronti degli utenti che lo scaricassero, la richiesta di danaro per non adire a vie legali, penali, come sta accadendo ora".
Il riferimento è naturalmente alle raccomandate inviate agli utenti dallo studio legale della casa discografica, che chiede alcune centinaia di euro per non procedere a denunce formali, in un caso che tiene banco in forum e newsgroup.

E mentre gli utenti si chiedono se rispondere alla raccomandata, pagare, o lasciar perdere tutto per i molti dubbi di legittimità dell'azione, sollevati dallo stesso Cortiana ma anche da esperti che in queste ore si stanno esprimendo sulla questione, proprio oggi l'associazione dei consumatori Adiconsum, che ha già annunciato l'intenzione di muoversi su questo fronte, dovrebbe far partire la propria azione basata sulla considerazione secondo cui "la richiesta di pagamento della Peppermint non sia giustificata, in quanto illegittima e contraria alle norme vigenti in materia".

Come si ricorderà, Cortiana già a fine marzo aveva interpellato il Garante privacy sulla questione Peppermint, segnalando i numerosi nodi critici dell'azione che ha condotto nei giorni scorsi all'invio delle raccomandate. Oggi Cortiana chiede al Garante "di verificare se l'azione di rilevazione e trattamento dei dati personali di utenti italiani messa in atto dalla società svizzera Logistep (che agisce in questo caso per conto di Peppermint, ndr.) può aver violato la legge italiana configurandosi come illecito civile e persino come trattamento illecito di dati personali ai sensi dell'art. 167 del Testo Unico (sulla privacy, ndr.)".

Cortiana sottolinea come il Garante abbia sempre difeso il diritto di ogni cittadino di opporsi al trattamento di dati personali e a qualsiasi forma di comunicazione cui non abbia dato consenso preventivo. "È indubbio - scrive l'esponente dei Verdi al Garante - che la richiesta ha un contenuto esclusivamente economico poiché il trattamento appare finalizzato al "recupero" di una somma di danaro dagli utenti accusati senza contraddittorio e senza prove ma sulla base di rilievi effettuati in forma automatica e con un programma informatico di vera e propria intercettazione utilizzato in Svizzera (sede di Logistep, ndr.) da un privato e senza alcun ordine espresso della magistratura competente e ciò non sembra giustificato neppure dalla esigenza diretta di tutela di un diritto in ambito civile perché non risulta avviato dal titolare del diritto controverso unico soggetto legittimato al trattamento in base alla legge vigente".

Cortiana poi sottolinea come nel procedimento civile che ha portato all'ordinanza del Tribunale di Roma, quella che ha imposto ai provider di trasmettere i nomi dei propri abbonati, questi ultimi non siano stati chiamati in causa, non avendo così la possibilità di difendere la propria privacy. Non solo: l'acquisizione degli indirizzi IP degli utenti "sarebbe avvenuta in Svizzera ed il cittadino interessato non avrebbe alcuna garanzia che invece gli è pienamente riconosciuta dalla legislazione italiana e dalla Direttiva europea sulla privacy".

"È un fatto senza precedenti e di estrema gravità - sottolinea Cortiana - una prima ed autentica schedatura di massa."
230 Commenti alla Notizia P2P, per i 3636 chiesto l'intervento del Garante
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  • Ciao a tutti,
    qualcuno saprebbe chiarirmi un paio di dubbi?
    Premessa: Io ho avuto un contratto a progetto con una università per lo sviluppo di programmi di calcolo.
    Ora è sorta una questione, secondo me di non poco rilievo, per la quale necessito di sapere esattamente chi è il proprietario del codice sorgente ma dalla legge Biagi e modifiche non si capisce bene; sicuramente mi devono riconoscere la proprietà intellettuale, anche se non viene specificato come.
    Riassumendo le domande sono 2:
    1) il codice sorgente è mio o dell'università?
    2) in ogni caso in che forma mi deve essere riconosciuta la proprietà intellettuale?

    Grazie in anticipo a tutti coloro che contribuiranno a farmi capire esattamente come stanno le cose.
  • - Scritto da: Wakko Warner
    > Leggiti la legge 633 del 1941.
    > http://www.interlex.it/Testi/l41_633.htm
    >
    >
    > Poi magari scaricati questo:
    > http://www.copyleft-italia.it/libro3/Aliprandi_cap

    In particolare il Capo III Sezione I.

    Moralmente l'autore sei tu (questo è inalienabile, ossia non ci possono essere clausole che ti "esproprino" della paternità della tua opera), ma economicamente dipende dagli accordi che avete pattuito.

    In teoria, in quanto autore, puoi decidere di ritirare l'opera dal commercio... ma solo per gravi questioni morali (chessò... se il tuo software viene usato per ammazzare qualcuno per esempio...).
  • grazie delle informazioni
  • Si sta usando la scusa del diritto di autore per perpretare una estorsione a danno delle persone, fornendo PROVE INESISITENTI.
    Infatti l'IP che queste società straniere portano non significa nulla, per far sì che sia una prova è necessario trovare fisicamente il file incriminato sull'hard disk della persona.
    Qui dovrebbero muoversi le autorità, perché c'è un evidente violazione della privacy ed un evidente incapacità del Tribunale di Roma di saper giudicare in questione, visto che ha considerato l'Ip fornito come una prova.
    Al momento ci sono 5 casi simili al giudizio del Tribunale di Roma, tra cui la società Techland che vuole denunciare chiunque abbia scaricato il gioco Call of Juarez.
    D'altronde la lettera che inviano a casa è scritta in modo da indurre a pagare, perché inseriscono una somma minore delle spese processuali e quindi praticamente ti obbligano a pagare. E una volta pagato ammatti davanti alla legge la tua responsabilità e ti si possono aprire contro anche procedimenti penali.
    non+autenticato
  • Vorrei ricordare a chi decide di pagare per la transazione (perche' sicuramente saranno molti che pagheranno) cosa stanno firmando:

    ##############
    ADESIONE PROPOSTA TRANSATTIVA

    Sig. Caio Sempronio
    residente in Via Abcdefg

    si impegna nei confronti della Peppermint....

    1- a non mettere a disposizione...
    2- a versare Euro 330,00...
    3- ad inviare di ritorno il presente accordo...

    La società Peppermint.... PER IL PRESENTE CASO (Mousse_T_ecc_ecc.mp3), si impegna a non sporgere denuncia.... e ad astenersi da qualsivoglia azione civile.
    ##############

    Pregasi notare la dicitura "per il presente caso (abcdefg.mp3)".
    Questo vuol dire che se al vostro indirizzo IP hanno associato altri 100 file MP3 questa sara' solo la prima di altre 100 raccomandate...

    Pensateci bene.
    non+autenticato
  • [intervento lungo e noioso]

    ...non deve esistere, e se deve esistere deve esistere per tutti!

    Se io (da privato) ricevo una mail di spam/un tentativo di attacco/phishing riconducibile a un IP telecom voglio il nominativo di chi mi ha spammato/attaccato/provato_a_frodare per mandargli la lettera del mio avvocato, piuttosto che stare ai tempi della giustizia italiana!

    [si difenderanno dicendo che avevano il pc controllato dagli hacker, ma potrebbero dire lo stesso i 3636 "raccomandati"]

    Se per la Peppermint un mp3 e' importante, per me sono importanti altre cose, come il mio indirizzo email in cui non voglio spam e altre cose per cui non ho danni economici ma stress psicologico e violazione della privacy.

    Se la gente in Italia paga (basterebbe un 25% dei 3636, incasserebbero 300mila euro) rischia di farsi largo la figura del CACCIATORE DI TAGLIE DIGITALE.

    Quanti altri IP dall'aprile 2006 fino ad ora hanno collezionato gli svizzeri?

    Chi assicura uno dei 3636 che ha pagato di non ricevere altre raccomandate simili per altri file di altre case discografiche?

    Quante altre migliaia di italiani riceveranno quella raccomandata?

    A questo punto anche io mi faccio una versione modificata di shareaza che logga IP e nomi di file e vendo le liste alle major per 50 centesimi (è una tariffa speciale promozionale, non fatemi concorrenza se volete fare anche voi i cacciatori di taglie digitali!) a IP dicendo che in Italia pagano 330 euro cadauno.

    Tornando alla lettera, e' bene esaminare da informatici (e non da avvocati, al limite da avvocati con conoscenze informatiche) il punto 2 della seconda pagina, dove si parla di "effetto a catena" e di "utenti di tutto il mondo hanno potuto scaricarla dal Suo PC" (cito testualmente).
    Il verbo esatto è AVREBBERO POTUTO e non HANNO POTUTO perché

    1) l'utente del mondo DOVEVA essere a conoscenza dell'esistenza di quella canzone (io non lo ero, la probabilità scende)
    2) l'utente del mondo DOVEVA, nella ricerca, scegliere il rip della canzone con lo stesso hash del file incriminato (la probabilità scende molto di piu')
    3) come fanno a sapere se e quante persone hanno scaricato quel file dal pc incriminato? La coda poteva essere troppo lunga e... In altre parole l'unico e solo utente ad aver scaricato quella canzone dal PC incriminato POTREBBE essere stato il software svizzero (io parlo ONESTAMENTE, quindi uso il condizionale, mentre loro hanno usato l'indicativo, rendendo CERTEZZE quella possibilità!!!)

    Inoltre <<Il Tribunale di Roma ha sentenziato che il metodo di individuazione della società Logistep AG è "affidabile, accettabile e soprattutto lecito">>
    1) Chi l'ha esaminato? Una equipe specializzata di informatici o degli avvocati?
    2) E' bastata una relazione scritta da "Schneider"? Dove si può leggere questa relazione?
    3) Il programma è stato visto all'opera?
    4) Perché chi l'ha esaminato non ha sollevato il dubbio: "Ok tu stai scaricando da questo tizio. Ma come fai a essere certo che altri lo stiano facendo?"?
    5) Perché allora gli apparecchi degli autovelox vanno tarati e omologati secondo le norme vigenti in Italia? Non basta la relazione per quelli?
    6) Qual e' la norma vigente che in Italia "omologa" un software?

    Tante domande non risposte, o almeno non risposte nella raccomandata...

    Infine voglio aggiungere una nota personale e off topic.

    La prassi che seguo per l'acquisto di un CD e' la seguente:

    1) prelevo il titolo che mi interessa da un programma di p2p (confesso, segnatevi l'ip puo' tornarvi utile in futuro!Con la lingua fuori)
    2) lo ascolto
    3) lo valuto
    4a) se mi piace lo compro (su cd-wow.com non nei negozi! L'ultimo che ho comprato in un negozio l'ho pagato 25.90 euro. Li valeva tutti ma sinceramente è un po' troppo...)
    4b) se non mi piace lo cancello. (e se non lo cancello non lo ascolto piu', al limite mi cerco i singoli delle canzoni che mi piacciono, se esistono)

    Ora se mi beccano ad inviare il frammento di file mentre lo sto scaricando per valutarlo... beh... non avrei giustificazioni e finirei tra i prossimi 3636...

    La musica sta cambiando, bisogna che tutti ne prendano atto.

    Ci vogliono leggi CERTE e non 3636 capri espiatori.
    non+autenticato
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