Contrappunti/ La rete le bufale le porta via

di Massimo Mantellini - C'è chi si scandalizza per la bufala pubblicata da Engadget quando sono 100 anni che media di tutto il pianeta diffondono notizie false senza mai rettificarle. In rete tira un'altra aria

Roma - Piccoli grandi infortuni molto istruttivi. Engadget, che forse è oggi il blog tecnologico più seguito al mondo, ha pubblicato una notizia poi rivelatasi falsa su Apple ed alcuni dei suoi prodotti più attesi: il sistema operativo Mac OS X 10.5 Leopard ed il telefono cellulare iPhone. Secondo una sedicente mail interna di Apple fatta pervenire ad Engadget da qualche "gola profonda", l'uscita di iPhone prevista per giugno prossimo veniva posticipata a ottobre, quella del prossimo sistema operativo di Apple addirittura al 2008. Il risultato di una informazione del genere diffusa in rete ha avuto eco rapidissima come mai era avvenuto in passato: nel giro di 20 minuti il titolo Apple ha perso in capitalizzazione circa 4 miliardi di dollari per poi recuperarli quasi interamente appena Engadget ha pubblicato la smentita di Apple. Mentre gli organismi di controllo della Borsa si stanno domandando se un evento del genere possa essere stato orchestrato da qualche abile speculatore, la notizia può esserci utile per mettere l'accento su alcuni punti essenziali che riguardano la gestione dell'informazione su Internet.

1) Engadget è un sito di nanopublishing nato nel marzo del 2004. Technorati lo considera il sito web più influente fra quelli compresi nei suoi elenchi. Questo significa che, in nemmeno tre anni dalla sua nascita, Engadget ha saputo guadagnarsi la fiducia di molti navigatori della rete Internet. Una ascesa rapidissima ed impensabile nel mondo dell'editoria convenzionale. Ieri non c'eri ed oggi sei il numero uno.

2) Come la grande maggioranza dei siti di microeditoria esistenti al mondo, Engadget usa la architettura dei blog ma non è un blog nel senso convenzionale del termine. Dovendolo definire, potremmo dire che si tratta di una forma di editoria in rete di grande successo ma molto più simile, per le dinamiche che è in grado di indurre, ai media mainstream che non ai siti di informazione amatoriale e personale. Engadget è quindi una sorta di nuovo media mainstream.
3) Secondo molti commentatori, alcune tutele giornalistiche che valgono per i vecchi media dovrebbero poter essere adottate anche dai nuovi attori dell'informazione in rete. Una volta dimostrata la tesi secondo la quale notizie del genere prima di essere pubblicate necessitino di almeno un paio di ulteriori conforti (per esempio una richiesta di un commento da parte di Apple stessa o la conferma da parte di una fonte differente) resta assai evidente che se si possiede la potenza mediatica di orientare con un post di 6 righe i destini borsistici di un titolo fra i più importanti, forse occorre riconsiderare la propria posizione negli equilibri generali.

4) Sostenitori del "giornalismo di una volta" approfittano di questo infortunio per ricordarci che mai episodi del genere sarebbero potuti accadere alla grande stampa, magari dimenticando che giusto qualche mese fa il New York Times è incorso in un infortunio simile (anche se senza immediate ricadute borsistiche) distribuendo al mondo la bufala dei prossimi Airbus dotati di posti "in piedi" ma a prezzo ridotto, sulle rotte transoceaniche. Nel caso in questione la smentita è arrivata sul sito web del grande quotidiano newyorkese dopo 6 ore.

In realtà dal mio punto di vista i fattori da considerare, quelli veramente innovativi rispetto al contesto giornalistico che scaturiscono da questa vicenda sono sostanzialmente due.

Il primo è la velocità. Mai le informazioni hanno mostrato velocità di propagazione tanto impressionanti. Ed è ancor più impressionante pensare che in pochi minuti non solo le notizie false di Engadget sono arrivate sui computer di molti azionisti Apple ma che questi, nel medesimo risicato lasso di tempo hanno inviato e ricevuto altre informazioni per vendere o comprare azioni Apple. Ad emergenza terminata, a soli 20 minuti dal suo scatenamento, migliaia e migliaia di messaggi ed ordini si sono intrecciati fra siti web informative, siti di trading online, banche, azionisti ed investitori. Una perturbazione ad (apparente) costo zero finale ha spostato milioni di bit qua e là per la rete Internet, causato email, telefonate e flussi comunicativi di ogni tipo. Tutto per una mail fasulla presa per vera da un giornalista di nuovo tipo.

Il secondo fattore interessante è quello della valutazione dell'autorevolezza. I grandi editori hanno di fronte agli occhi uno scenario in rapida mutazione: all'interno di questo cataclisma in grado di sradicare valori che si immaginava assodati, l'autorevolezza è forse la prima vittima sacrificata sull'altare dei nuovi media. I lettori internet hanno oggi maggiore controllo sulle fonti e sul destino delle informazioni. Come nel caso di Engadget, sono in grado di seguire il processo informativo dalla sua nascita fino alla sua fine e nessuno può più immaginare che basti il nome dell'editore o la firma del giornalista famoso a garantire il lettore sull'autorevolezza della notizia.

Da quando esistono strumenti come i weblog o la possibilità per ciascun lettore di commentare le notizie attraverso molteplici strumenti differenti, l'ambiente informativo è diventato un ecosistema a maggior controllo (e non come in molti sostengono a maggior rischio disinformativo). È nata una ecologia dell'informazione nella quale, nella grande maggioranza dei casi rilevanti, le notizie errate subiscono un veloce processo di verifica "dal basso" nei momenti subito successivi alla loro diffusione. E paradossalmente maggiore è "l'audience" del comunicatore e maggiore è la velocità di correzione che la rete consente.

Negli ambienti comunicativi di piccole dimensioni la reputazione ha sostituito l'autorevolezza e la bidirezionalità ha sopravanzato il controllo delle fonti: è come se per ogni informazione che ciascuno di noi mette in rete si desse il via ad un processo di raffinamento automatico, in grado di migliorarne caratteristiche e attinenza. E tutto questo rende oggi l'ambiente informativo in rete incomparabilmente migliore di quello che abbiamo frequentato fino a qualche anno fa.

E se le cose stanno in questi termini c'è da chiedersi dov'erano tutti coloro che in questi giorni si sono scandalizzati per la bufala di Engadget quando negli ultimi 100 anni i media di tutto il pianeta hanno diffuso notizie false (per errore o ad arte) senza essere stati poi sottoposti a nessun processo di revisione non nei 20 minuti successivi ma nemmeno nei 20 anni seguenti.

Massimo Mantellini
Manteblog

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40 Commenti alla Notizia Contrappunti/ La rete le bufale le porta via
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  • Caro Massimo,
    anche se c'è stato qualche commento fuori luogo o sopra le righe, non significa che il Contrappunto di ieri non sia 'centrato' anche più del solito alla base del problema, esposta in modo straordinariamente chiaro e lucido: chi non lo ha compreso aveva forse dei motivi per non comprenderlo:

    "...le notizie errate subiscono un veloce processo di verifica "dal basso" nei momenti subito successivi alla loro diffusione... maggiore è "l'audience" del comunicatore e maggiore è la velocità di correzione che la rete consente.
    ...un processo di raffinamento automatico, in grado di migliorare caratteristiche e attinenza. E tutto questo rende oggi l'ambiente informativo in rete incomparabilmente migliore di quello che abbiamo frequentato fino a qualche anno fa."

    Concetti meritevoli di molto attenta riflessione...

    Cordialmente,
    doct.alfridus
  • Il vero problema è che la borsa non dovrebbe esistere proprio.
    Sono spostamenti di immani quantità di soldi in modo del tutto ingiustificato:
    se fosse giustificato sarebbe prevedibile.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > Il vero problema è che la borsa non dovrebbe
    > esistere
    > proprio.
    > Sono spostamenti di immani quantità di soldi in
    > modo del tutto
    > ingiustificato:
    > se fosse giustificato sarebbe prevedibile.



    Hai ragione, aboliamo anche l' economia....
    frog
    455

  • - Scritto da: frog

    > Hai ragione, aboliamo anche l' economia....

    Se io produco 100 hamburger, ricavo 100*ricavo di un singolo hamburger meno le spese accessorie.
    Non vedo perchè l'essere quotato in borsa debba farmi guadagnare di più o di meno.
    non+autenticato

  • - Scritto da:
    >
    .
    >
    > Se io produco 100 hamburger, ricavo 100*ricavo di
    > un singolo hamburger meno le spese
    > accessorie.
    > Non vedo perchè l'essere quotato in borsa debba
    > farmi guadagnare di più o di
    > meno.


    Infatti una societa' che si quota in borsa non lo fa' per guadagnare, ma "vende" dei piccoli pezzi di azienda (le azioni) per reperire i capitali da investire (per produrre gli hamburger). E' logico che se l' azienda
    va' bene, tutti vorranno "essere soci" e questa domanda fara' salire il prezzo delle azioni.
    frog
    455
  • - Scritto da: frog

    > Infatti una societa' che si quota in borsa non lo
    > fa' per guadagnare

    NO. INFATTI LO FA PER PERDERE
    AHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHA
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    non+autenticato

  • - Scritto da:
    > - Scritto da: frog
    >
    > > Infatti una societa' che si quota in borsa non
    > lo
    > > fa' per guadagnare
    >
    > NO. INFATTI LO FA PER PERDERE
    > AHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHA
    > AHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHA
    > AHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHA
    >

    Era un po' che non postavo su PI, ma noto che la presenza di bimbi di 8 anni non e' diminuita.........
    frog
    455
  • In gran parte ha ragione. La borsa era nata come mezzo per raccogliere "capitali" da investire in cambio di una parte degli utili.

    Poi però si è trasformata in un "monopoli" dove si guadagna semplicemente sul valore delle azioni, non sul dividendo.

    L'effetto è che diventa importante il "valore" del pezzo di carta, non quello dell'azienda e la sua capacità - reale - di produrre utili. Quindi si fa un'attenzione esasperata a far salire quelle azioni con qualsiasi mezzo, spesso a scapito della salute vera dell'azienda. E questa non è economia.

    Purtroppo si vede che il '29 non ha insegnato nulla... c'è solo da ringraziare che nessuna ha il coraggio di urlare "il re è nudo" e mandare tutto a catafascio un'altra volta.
    non+autenticato

  • - Scritto da:

    >
    > Poi però si è trasformata in un "monopoli" dove
    > si guadagna semplicemente sul valore delle
    > azioni, non sul
    > dividendo.

    Si chiamano in due maniere diverse e sono utili entrambi.Investitore e' chi, sul medio o lungo periodo, fornisce capitali stabili con lo scopo di percepire parte dell' utile sotto forma di dividendo.
    Speculatore e' chi spera di guadagnare sulle variazioni di prezzo di un bene mobiliare.Attenzione, e' utilissimo anche lui al mercato.....perche' rende lo stesso "liquido".

    >
    > L'effetto è che diventa importante il "valore"
    > del pezzo di carta, non quello dell'azienda e la
    > sua capacità - reale - di produrre utili.

    L' analisi fondamentale serve proprio, attraverso lo studio dei moltipli di bilancio, a capire se un azienda e' sopravvalutata o quota "a sconto".Tieni presente che un azienda ha necessita' di quotarsi perche' vuole crescere.

    Quindi
    > si fa un'attenzione esasperata a far salire
    > quelle azioni con qualsiasi mezzo, spesso a
    > scapito della salute vera dell'azienda. E questa
    > non è
    > economia.

    Quello che dici e' vero, non e' economia, e' giocare con il fuoco.E infatti il 95% dei daytrader o scalper perde soldi a manate....


    >
    > Purtroppo si vede che il '29 non ha insegnato
    > nulla... c'è solo da ringraziare che nessuna ha
    > il coraggio di urlare "il re è nudo" e mandare
    > tutto a catafascio un'altra
    > volta.

    Cerca con google "carry trade JPY-USD" e poi dimmi se il problema e' dato dalle azioni o dalla speculazione in derivati (che per carita, prima o poi si trascineranno dietro l' equity)

    frog
    455

  • - Scritto da:
    > Il vero problema è che la borsa non dovrebbe
    > esistere
    > proprio.

    Sono talmente tante le cose da eliminare, che la loro eliminazione improvvisa farebbe crollare il sitema.

    Preferirei un'evoluzione ad una rivoluzione: se invece di chattare si passasse ad una riflessione seria sulle modifiche da apportare al sistema per farlo funzionare in modo più efficiente ed equilibrato, forse si potrebbe anche ottenere qualcosa.
    Alla fine dei conti, se si concreta un movimento d'opinione, è gioco-forza che coloro che spingono i bottoni siano indotti a tenerne conto, a pena di perdere il posto tanto faticosamente guadagnato e difeso.

    doct.alfrdius
  • ... o non sarebbe stato così generosoSorride

    È vero che anche la stampa "tradizionale" è incorsa e incorre in bufale, ma è anche vero che l'autorevolezza di una fonte su Internet è spesso basata solo sulla "notorietà" e nient'altro. Anche perché un grosso fiasco non ha il prezzo economico di un'azienda tradizionale, quindi il rischio che si finisce per accettare è molto più alto, vista anche la maggiore competitività.

    Se questo viene sommato poi alla schizofrenia tipica ormai dei mercati borsistici (io eliminerei l'informatica da lì, ne gioverebbe l'economia - quella vera - probabilmente), si ottiene un cocktail micidiale.
    non+autenticato
  • beh, tanto Grillo non è comprensivo con nesuno... A bocca aperta
    SiN
    1120
  • Apple controbatte alle chiacchiere con altre chiacchiere. Solo da giugno sapremo la verità. Purchè "la verità" non venga costruita ad arte immettendo sul mercato prodotti ancora prototipali, giusto per dire "era tutto falso, vedete, ce l'abbiamo fatta!"
    non+autenticato
  • esatto

    - Scritto da:
    > Apple controbatte alle chiacchiere con altre
    > chiacchiere. Solo da giugno sapremo la verità.
    > Purchè "la verità" non venga costruita ad arte
    > immettendo sul mercato prodotti ancora
    > prototipali, giusto per dire "era tutto falso,
    > vedete, ce l'abbiamo
    > fatta!"
    non+autenticato
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