India, sciopero generale anti-Microsoft

I rivenditori dello stato di Gujarat minacciano il boicottaggio: sostengono di venir trattati come spacciatori di software contraffatto mentre i prezzi dei software rimangono al di fuori della portata dei consumatori

Surat (India) - È bandh, ossia sciopero generale dei rivenditori IT indiani dello stato di Gujarat: la politica anti-pirateria operata da Microsoft, dicono, li colpisce come fossero spacciatori di sistemi operativi contraffatti. Sistemi operativi che, ammettono però, vengono installati gratuitamente su esplicita richiesta di clienti che non possono permettersi l'acquisto di software autentico.

Nei mesi scorsi, riporta Channel Register, "infiltrati" Microsoft mascherati da sprovveduti acquirenti di PC, battevano lo stato di Gujarat alla ricerca di rivenditori che installassero su loro richiesta un sistema operativo Microsoft contraffatto. Molti negozianti sono caduti nella trappola: è una prassi, in India, offrire gratuitamente il servizio di installazione ai clienti, che spesso non possiedono l'esperienza né la disponibilità economica per affrontare l'installazione con acquisto di una copia originale del software insieme al computer.

I rivenditori coinvolti si sono visti recapitare una richiesta di rimborso di 200mila rupie, pari a oltre 3500 euro, con la minaccia di un'ammenda di quasi 30mila euro nel caso in cui non pongano fine a questi comportamenti. È così che la South Gujarat Information Technologists Association (SITA) ha proclamato un giorno di sciopero generale dei rivenditori IT: sono circa 350, riporta itVARnews, i rivenditori che hanno aderito, e che minacciano di continuare a dimostrare il loro dissenso nei confronti delle politiche Microsoft. Promettono di boicottare iniziative i come corsi di aggiornamento e agiranno per convincere i distributori ad interrompere l'acquisto di prodotti Microsoft, nel tentativo di spezzarne il monopolio di fatto.
L'iniziativa, rivelano i responsabili di SITA, non è un inno al fiorire della pirateria, ma una protesta contro l'atteggiamento di Microsoft. Un atteggiamento che a loro modo di vedere colpisce ingiustamente i rivenditori, trattandoli come "spacciatori", quando in realtà operano semplicemente come mediatori, non percependo alcunché per l'installazione di un sistema operativo scelto dal cliente.

I rivenditori, inoltre, lamentano il fatto che Microsoft si rivolgerebbe con le sue sanzioni solo a coloro nei confronti dei quali può rivendicare multe e rimborsi, mentre non si proporrebbe di sensibilizzare l'utente finale. Un utente finale che, peraltro, non ha alternative rispetto alla pirateria: non è consapevole dei vantaggi offerti dall'acquisto di software originale, né conosce le alternative open source. Ma soprattutto, l'utente medio indiano non è in grado di affrontare la spesa per l'acquisto di un sistema operativo il cui prezzo risulta, a detta dei rivenditori, sproporzionato rispetto al potere di acquisto del mercato.

La risposta di Microsoft India è stata raccolta da CIOL: l'azione di Microsoft si configura come un'iniziativa volta a promuovere la consapevolezza e l'apprezzamento dei diritti di proprietà intellettuale e del software autentico, un'iniziativa che prevede la collaborazione dei partner locali, dai quali Microsft si aspetta un'opera di evangelizzazione nei confronti dei loro clienti.

Sradicare la pirateria, galoppante nei paesi emergenti, rappresenta un obiettivo sempre più complesso da raggiungere, con il consolidarsi delle abitudini: per invertire la tendenza alla contraffazione entro dieci anni, come prospetta con ottimismo Bill Gates, per conquistare mercati ancora vergini, le soluzioni sostenibili e filantropiche potrebbero non bastare.

Gaia Bottà
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