L'Europa si dota della sua Policy Spaziale

L'accordo prevede coordinamento a tutto tondo tra gli enti spaziali e focalizzazione su monitoraggio ambientale e innovazione. Con una posizione comune nelle relazioni internazionali sullo Spazio

Bruxelles - Hanno trovato una intesa i ministri incaricati degli stati membri della European Space Agency (ESA), un accordo inseguito da lungo tempo che viene promosso come il primo passo ad un rilancio delle politiche spaziali europee in un contesto fatto di innovazione e concorrenza internazionale.

Ne parla la stessa ESA, spiegando che gli obiettivi sono quelli di un'Europa "più forte nello Spazio", dotata di maggiori risorse e capace di operare in modo coordinato per rispondere ad esigenze che spaziano dalla sicurezza alla difesa spaziale, alla ricerca ambientale fino al monitoraggio del clima.

La nuova policy è stata adottata con una Risoluzione la cui bozza era stata realizzata da ESA e dalla Commissione Europea e che punta tutto sulla definizione dei ruoli dei singoli paesi nella ricerca spaziale e nel coordinamento di tutte le attività ed i programmi correlati.
La nuova Policy produrrà un collegamento diretto sulle questioni spaziali tra Unione, ESA e stati membri, al fine di "massimizzare gli investimenti" ed evitare "insostenibili duplicati" nei programmi di ricerca, il tutto condito da un dialogo più diretto tra i programmi spaziali civili e militari.

Secondo il chairman del Consiglio ESA ministeriale, il ministro dell'Economia olandese Maria Van Der Hoven, "l'adozione della European Space Policy rappresenta un passo formidabile per le politiche spaziali europee e segna il progresso fatto fin dal primo Space Council che si è tenuto nel 2004 sotto la presidenza olandese. La Policy rappresenta un forte incentivo per una migliore cooperazione e un miglior coordinamento in Europea e dunque un maggior valore per l'uso delle risorse, e contribuirà a rafforzare il ruolo globale dell'Europa nello Spazio, attraverso una strategia di cooperazione internazionale".

L'idea, dunque, è che ora si potranno ottimizzare gli investimenti in alcune importanti aree industriali e di ricerca, portando anche ad un conseguente aumento dei posti di lavoro e crescita economica.

Uno dei fronti più caldi che si dovrà affrontare proprio sul tema delle politiche spaziali è quello del Progetto Galileo, in cui l'Unione intende investire almeno 2,4 miliardi di euro. Un fronte caldo, come ha ricordato ieri il commissario europeo all'Industria, Gunther Verheugen, che ha spiegato come Galileo "non è il progetto più rilevante per l'Europa a livello spaziale". Non solo: in un certo senso è un sistema stupido perché "può soltanto aiutare a navigare". Ma Verheugen sembra comunque rassegnato: "Ormai Galileo è qui, non possiamo fare nient'altro, sarà attivato e la mia opinione è che sarà possibile realizzarlo soltanto come infrastruttura pubblica".

Una parola definitiva sugli investimenti in Galileo dovrebbe arrivare a metà giugno, con la riunione del Consiglio Europeo che sentirà anche ESA.
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