Il laser ti controlla ma non ti osserva

Immagini ad alta risoluzione da sfruttare dove telecamere e sensori non possono arrivare. Senza effettuare riprese e rispettando la privacy. Ci si lavora negli States

Roma - Sembra presa da un film di spionaggio l'invenzione del celebre laboratorio statunitense di Oak Ridge (ORNL): i ricercatori hanno realizzato un nuovo sistema di sorveglianza basato su laser, pensato per proteggere oggetti statici posti in ambienti di massima sicurezza. Il nuovo sistema denominato LBIMS, Laser-Based Item Monitoring System, secondo gli ideatori sarebbe anche in grado di garantire il rispetto della privacy.

Il dispositivo basa il suo funzionamento su un fascio laser sparato verso una superficie retroriflettente: quest'ultima non è altro che un piccolo pezzo di nastro adesivo comune posto sull'oggetto da custodire. Colpito dal laser produce una sorta di cono di luce riflessa che viene analizzato dalla macchina.

Grazie ad una elevatissima velocità di scansione dell'ambiente, il sistema è risultato quasi inattaccabile: sistemare un bersaglio fasullo per tentare di ingannarlo richiederebbe una velocità di esecuzione sovrumana. Secondo gli ideatori il merito è dello scanner laser biassiale incorporato nel dispositivo: capace di rilevare variazioni nell'angolo di riflessione di 0,0005 gradi, è in grado di apprezzare variazioni nella posizione di un oggetto inferiori ad un centimetro.
Per ottenere un risultato simile con un sensore tradizionale sarebbe necessaria una risoluzione di circa 10mila megapixel: un obiettivo decisamente al di fuori della portata delle attuali tecnologie e che potrebbe rivelarsi anche molto costoso. Le altre tecniche concorrenti, come codici a barre e RFID, sarebbero inoltre maggiormente vulnerabili: le tecniche in radiofrequenza, in particolare, possono essere facilmente manipolabili e pongono non pochi problemi per l'impiego in ambienti con forti interferenze elettromagnetiche.

L'utilizzo del laser consentirebbe inoltre di far piazza pulita dei problemi legati al rispetto della privacy tipicamente associati all'uso di cam di monitoraggio: "Il nostro sistema è stato pensato specificamente per soddisfare i requisiti dei luoghi dove la videosorveglianza risulterebbe inaccettabile" ha detto Peter Chiaro, program manager di ORNL e ideatore del progetto.

In talune situazioni la presenza di tecnologie segrete o informazioni riservate pone infatti seri dubbi sull'opportunità di introdurre sistemi di controllo visivi tradizionali: LBIMS scavalca queste limitazioni e i primi test, condotti presso l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica di Vienna (IAEA e il JRC di Ispra (un piccolo comune in provincia di Varese), avrebbero mostrato risultati incoraggianti.

Il progetto è stato finanziato dal governo americano. Verrà ora concesso in licenza a Canberra Albuquerque, azienda specializzata nella realizzazione di sistemi di sicurezza elettronici, che prevede di lanciare la prima soluzione commerciale entro la fine dell'anno.

Luca Annunziata
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