Sulla Luna per monitorare il riscaldamento globale

Lo propone un geofisico dell'Università del Michigan che è riuscito dimostrare la fattibilità del progetto e la qualità finale delle rilevazioni che potrebbero essere ottenute

New York - Il desiderio di Shaopeng Huang, geofisico dell'Università del Michigan, è quello di poter monitorare un giorno la condizione climatica terrestre dalla Luna. Come riporta Science Daily, il giovane ricercatore vanta a sostegno di questo progetto un approfondito studio citato dall'autorevole Advances in Space Research - la rivista ufficiale della ricerca spaziale internazionale.

Le motivazioni che si nascondono dietro questa proposta, apparentemente bizzarra, sono strettamente correlate al livello di accuratezza raggiungibile dalla rilevazione extra-terrestre. I dati raccolti dalle vecchie postazioni della missione Apollo 15 lo confermano: la loro analisi, nel tempo, ha permesso di stimare approfonditamente alcuni aspetti del trend climatico terrestre.

Per Huang si tratta di una vera e propria chiamata internazionale. Dato che i cambiamenti climatici sono dovuti agli scompensi fra il calore proveniente dal Sole e quello "generato" dalla Terra, senza una comprensione approfondita del cosiddetto "energy budget" terrestre non sarà possibile prevedere il futuro. Huang è convinto che la corretta rilevazione dell'influenza solare e di quella generata dall'uomo sono in pratica gli elementi chiave per la realizzazione di un panel previsionale.

"La rilevazione fatta sulla Terra, però, è piuttosto difficile. Fortunatamente le attrezzature lasciate sulla Luna dagli astronauti dell'Apollo 15 ci hanno inopinatamente fornito le misurazioni necessarie", ha dichiarato il geofisico.
"Uno degli obiettivi scientifici principali della missione Apollo 15 era quello di perforare due pozzi sul suolo lunare per inserire delle speciali sonde. L'obiettivo era quello di valutare la variazione della temperatura relazionata alla profondità, in modo da calcolare la dispersione termica lunare dall'interno verso l'esterno", ha spiegato il ricercatore. "L'equipaggio dell'Apollo riuscì però a penetrare ad un profondità inferiore rispetto a quella prevista. Quando inserirono le sonde, i termometri per la misurazione del sub-strato alla fine si ritrovarono a rilevare le condizioni esterne".

La diretta conseguenza di questo "mancato" risultato è che la NASA si ritrovò così con 41 mesi di dati riguardanti la condizione termica della superficie lunare. Una base dati che Huang avrebbe voluto utilizzare, all'inizio della sua carriera, per ricostruire uno storico climatico lunare, ma che grazie altri dati terrestri ha permesso di comprendere invece che esiste una stretta correlazione termica fra il nostro pianeta e la Luna.

In pratica, la zona delle sonde lunari dell'Apollo 15 è condizionata climaticamente dalla radiazione solare, durante il giorno, e da quella terrestre, di notte. Huang è riuscito a dimostrare che grazie ad una sorta di effetto catalizzante, anche le deboli radiazioni terrestri influenzano i cambi di temperatura della regolite lunare. In seguito, con un ulteriore approfondimento è riuscito a comprendere esattamente le caratteristiche delle variazioni termiche nelle due fasi della giornata.

Gli studi di Huang sembrano dunque confermare che la Luna è un ambiente perfetto per l'istallazione di sistemi di rilevazione permanente. "La Luna non soffre delle complicazioni provocate dall'atmosfera, idrosfera o biosfera e può permettere una valida rilevazione del budget energetico terrestre, che completerebbe di fatto la base dati proveniente dai sensori terrestri e quelli satellitari", ha sottolineato Huang.

"Il riscaldamento globale è la più grande sfida scientifica, sociale, economica e politica dei nostri tempi. Allo stesso tempo, numerose nazioni sono in competizione per le missioni lunari. Questo è decisamente il momento migliore per unire le forze per creare una rete di osservatori lunari per studiare i cambiamenti climatici terrestri", ha concluso il geofisico.

Dario d'Elia
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