Giappone, mazzata contro i file personali online

I servizi che offrono storage online sono in fibrillazione dopo una sentenza che ne condanna uno: consentiva agli utenti che caricavano i propri file musicali di fruirne poi anche via cellulare. Non sia mai

Tokyo - Suscita interesse una clamorosa sentenza giapponese che prende di mira i servizi di archiviazione online di file personali.

Il Tribunale distrettuale di Tokyo ha infatti stabilito che la società Image City è colpevole di aver messo a disposizione dei propri utenti uno strumento definito di file sharing. Come? Da qualche tempo l'azienda ha pubblicato un servizio, denominato MYUTA, che consente agli utenti di caricare su server la musica dei propri CD, da poter poi ascoltare da remoto, per esempio attraverso il proprio telefonino.

Una pratica evidentemente assai apprezzata dagli appassionati di musica in un paese in cui è elevatissima la diffusione della telefonia mobile e dei servizi mobile avanzati, ma che non è andata giù all'equivalente nipponico della SIAE, JASRAC, da sempre in prima linea nel controllare e reprimere tecnologie che rischino di far vacillare lo status quo del mercato musicale.
La condanna si deve al fatto che, secondo i giudici, caricare i file su quei server significa copiarli senza autorizzazione e che archiviarli in quella sede si traduce nel consegnarli a terzi. Poco importa, evidentemente, se i file sono utilizzabili soltanto dagli utenti che li hanno caricati.

La sentenza, preconizza CrunchGear, è destinata a far tremare le aziende che sul mercato giapponese offrono servizi di archiviazione dati online, un genere di servizi che prolifera in rete ormai da molti anni e certo non solo in Giappone.
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