La lista dei pagati dalla RIAA

Gira sulla rete statunitense l'elenco dei parlamentari che hanno finanziato la propria campagna elettorale anche con denaro delle major discografiche. E che ora rischiano l'effetto glasnost

Washington - Circola con una certa insistenza un link apparso nei giorni scorsi sulla rete negli Stati Uniti, una pagina che elenca i parlamentari americani che hanno accettato donazioni da parte delle major discografiche della RIAA per le proprie campagne elettorali. Nulla di illegale, evidentemente, come non è illegale pubblicare questo genere di informazioni, pubbliche per loro natura secondo lo statuto americano.

Ed ecco quindi che quella pagina del Consumerist, quelle stesse pagine nelle quali RIAA è stata votata quale "la peggior company americana", vengono linkate un po' ovunque.

A guardare la lista dei nomi dei sostenuti dalle major si può facilmente notare come siano stati finanziati congressmen di entrambi gli schieramenti politici maggiori (Repubblicani e Democratici). Né sorprende che tra coloro che hanno ricevuto gli assegni più grossi compaiano politici come Lamar Smith, acceso sostenitore di molte delle più restrittive normative in discussione o approvate attorno al diritto d'autore e al mantenimento dello status quo nell'industria dei contenuti.
Ma più denari che agli altri sono andati al democratico Robert Wexler, sostenitore tra le altre cose di una curiosa normativa, mai approvata, che prevederebbe la galera anche per la condivisione sulle reti peer-to-peer di un solo brano musicale.

Il Consumerist invita i suoi lettori a scrivere ai parlamentari elencati spiegando loro perché non li voteranno più.
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