Roma - La condivisione di file a mezzo reti di scambio è diventato un affare scottante, come
ben sa chi segue
Punto Informatico. Ecco perché può rivelarsi particolarmente utile essere a conoscenza di alcuni semplici, veloci
accorgimenti in grado di ostacolare la registrazione del proprio numero IP da parte dei sistemi di scansionamento delle reti di file sharing da parte delle varie RIAA, MPAA,
Peppermint e omologhe.
A pubblicare
una lista in tema è
Zeropaid: sebbene le organizzazioni di categoria abbiano da tempo adottato il motto "Puoi cliccare ma non puoi nasconderti", seguendo i consigli elencati è possibile ridurre grandemente, se non far sparire del tutto, la possibilità di divenire l'ennesimo destinatario di diffide e denunce, spesso ingiustificate e talvolta persino illegali.
La lista di consigli "semplici, diretti e facili da mettere in pratica" di Zp comprende:
1. Usare siti di tracker BitTorrent privatiNon avranno forse la quantità esagerata di materiale a disposizione di nomi noti come The Pirate Bay, ma i portali BitTorrent aperti
ai soli membri registrati offrono il vantaggio di
rendere più difficile per l'industria ficcare il naso nei affari dei torrentisti. È sin banale infatti collegarsi ad un tracker pubblico e registrare grandi quantità di indirizzi IP degli utenti che condividono una certa risorsa.
2. Non agire come "supernodo" su FastTrackIl network di KaZaA sarà ormai superato, ma ha fornito negli anni passati una gran quantità di materiale per RIAA nella sua lotta allo scambio file non autorizzato. Per chi ancora usasse questa vecchia rete sarebbe opportuno seguire
le istruzioni adeguate per disabilitare l'utilizzo del PC come un supernodo, ed evitare così inutili sovraesposizioni.
3. Usare gli hub DirectConnect interni dei campusQuesto è un consiglio particolarmente utile nell'ambito delle università americane: usando i server DC localizzati all'interno dello spazio studenti degli atenei si riduce largamente la possibilità di finire nel mirino delle associazioni dell'industria.
4.Utilizzare i programmi di instant messaging per scambiare fileNon permetterà di raggiungere le velocità superluminari tipiche del protocollo BitTorrent, ma lo scambio di contenuti per mezzo di applicazioni di messaggistica istantanea offre notevoli garanzie di sicurezza per la condivisione stessa. Applicativi come
WASTE hanno fatto dei network fidati il loro punto di forza.
5. Usare PeerGuardianIl piccolo, discreto tool di
IP filtering di Phoenix Labs (
ex-Methlabs) serve a
bloccare specifici range di indirizzi IP notoriamente utilizzati da cybercop, associazioni e istituti universitari per ficcare il naso negli affari degli utenti del P2P.
6.Usare SafePeerÈ
un plug-in del noto client BT Azureus che ha la stessa identica funzione di PeerGuardian, cioè importare da
Blocklist.org gli indirizzi di noti ficcanaso per bloccarne gli eventuali tentativi di accesso alla propria macchina in rete.
Oltre a questi consigli spicci, Zp suggerisce di dare un'occhiata anche
alle raccomandazione di EFF in merito ad un P2P sicuro. In questo caso si parla di operazioni "drastiche" come il non mettere in condivisione file e contenuti che si stanno scaricando, poiché è proprio la condivisione ad essere presa maggiormente di mira da parte di RIAA. Operazione che, con i moderni network eDonkey2000 e BitTorrent non è praticamente possibile:
il semplice atto del download su queste reti prevede la condivisione automatica dei file, rendendo di fatto l'IP della macchina pubblico per l'accesso da parte di chiunque, malintenzionati o meno.
Alfonso Maruccia