L'Informatica italiana mette le ali

Gli ultimi dati Assinform non lasciano dubbi, la ripresa si va consolidando, soprattutto sul fronte dei servizi, e persino le piccole imprese investono di più. La PA, invece, è il solito buco nero

L'Informatica italiana mette le aliRoma - C'era soddisfazione tra gli esperti, ieri alla presentazione del rapporto che disegna lo stato di salute dell'informatica italiana: per il terzo anno consecutivo il settore è cresciuto e, cosa ancora più rilevante, ha accelerato, proponendosi persino come traino per la ripresa economica nel suo complesso.

Tutto questo è contenuto e dettagliato nel Rapporto Assinform 2006, dal quale emerge che le TLC l'anno scorso sono salite del 2,1 per cento e l'IT dell'1,6. Il motivo è abbastanza evidente ed era già emerso, seppure in misura minore, l'anno precedente: la domanda di innovazione cresce in pressoché tutti i settori dell'economia, in particolare quello dei servizi e, nello specifico, presso le imprese di piccole e medie dimensioni. Una situazione destinata a consolidarsi nel 2007, quando Aitech-Assinform prevede uno sviluppo per l'IT del 2 per cento.

Per gli operatori dell'IT uno dei dati di maggiore interesse non è rappresentato solo dall'aumento della domanda di informatica, ma anche da come questa si segmenta. Cresce quella delle grandi aziende, ma cresce sensibilmente anche quella delle piccole imprese che, dal calo del -3,3 per cento del 2003, nel 2006 sono passate ad un timido ma significativo +0,3 per cento. Secondo Aitech-Assinform questo significa che le piccole imprese "non sono così refrattarie all'innovazione come spesso vengono interpretate, ma che al contrario esistono tutti i presupposti per potenziare il processo di penetrazione delle nuove tecnologie in questa componente così importante dell'economia italiana".

Su altri fronti dell'IT cresce la domanda anche a livello consumer (+8,8 per cento) e crescono soprattutto i servizi IT, del 3,6 per cento: non solo è in linea con la media europea ma, secondo gli autori del Rapporto, "costituisce una novità molto positiva poiché è soprattutto in questo settore che l'Italia deve recuperare competitività e produttività".
L'aspetto più negativo è legato alla conferma del disinvestimento in informatica della Pubblica amministrazione, un processo che di anno in anno si aggrava e che vede la domanda rallentata anche presso gli enti locali, con effetti negativi naturalmente rilevanti sui servizi al cittadino e alle imprese. A tutto questo, ad impattare in modo distorsivo sul mercato, si aggiunge il fatto che il 43 per cento della spesa IT della PA viene catturata senza gara pubblica dalle società controllate direttamente dalla PA, una vera e propria piaga per il settore che, nonostante le molte promesse di questi anni da parte del Governo, non accenna a scomparire.

Il Rapporto conferma anche il sorpasso dei notebook sui desktop: nel 2006 sono stati venduti 2,255 milioni di computer da scrivania e 2,450 milioni di PC portatili. Nel complesso, in Italia sono installati, tra imprese e famiglie, 24,7 milioni di computer.

Se le cose vanno meglio per l'IT, le asperità 2000-2002 continuano a farsi sentire. Se le previsioni di crescita dell'IT per il 2007 sono del 2 per cento, nel 2006 la media europea è al 3,7 per cento, quella degli Stati Uniti al 5,8. "Un gap - spiegano gli esperti Aitech-Assinform - che si è tradotto nel divario di produttività registrato dalla nostra economia rispetto agli altri paesi. Analizzando i trend nel decennio 1995-2005 si vede, infatti, come la crescita della produttività Usa sia stata oltre il doppio di quella dell'area Euro, mentre questa ultima è stata oltre il doppio dell'Italia".

"Lo scenario internazionale - ha dichiarato Ennio Lucarelli, presidente dell'Associazione - rivela che le novità più rilevanti dei prossimi anni arriveranno dal software e dagli applicativi, comparti su cui abbiamo tutte le possibilità di disegnare un nuovo spazio italiano di produzione d'innovazione tecnologica".

Lo scenario delle TLC italiane mostra un rallentamento, con un valore del mercato salito del 2,1 per cento nel 2006 rispetto al 3 per cento dell'anno precedente. Ma non desta preoccupazione: è un dato che "appare compensato dal crescente peso dei servizi a valore aggiunto e dalla persistente dinamicità dei servizi su rete mobile", per dirla con gli autori del Rapporto. Tra i dati rilevanti di settore, le linee di telefonia mobile sono a quota 81,9 milioni, con un aumento del 13,4 per cento sull'anno precedente e dell'1,1 per cento sul fronte degli utenti attivi, arrivati a 44,9 milioni.

Una presentazione e altri materiali del Rapporto sono disponibili a questo indirizzo
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