Informatica, mestiere che formalmente non esiste

Ne parla un esponente dell'Associazione degli informatici professionisti (AIP), una categoria ogni giorno alle prese con un mercato schizoide ed escludente. Un presente che si può cambiare. Ora

Roma - Quello dell'informatico non è un concetto univoco, sappiamo esserci branche eterogenee, dal sistemista allo sviluppatore al webmaster ecc., si tratta spesso di persone free lance o comunque non inquadrate che operano con i contratti più disparati.

Ne consegue che chi opera in questo contesto (me compreso), vive il proprio mestiere con autonomia e sente poco la necessità di vedere strutturata burocraticamente la propria attività. Fino ad oggi questo si traduceva nel trovare paletti nell'iscriversi come periti presso un tribunale, non poter collaudare reti e altri aspetti piuttosto specifici.

In Italia esistono gli ordini professionali che sono spesso divenuti lobby di potere e che hanno delle "riserve" ovvero attività permesse unicamente ai propri aderenti, paradossalmente manca l'ordine degli informatici.
Chi lavora in informatica è costretto a subire le riserve di queste strutture senza alcun diritto esclusivo ed alcuna forma di contrattazione di tali diritti.
A livello europeo si chiede da tempo la riforma di questo sistema, al posto di nuovi ordini (o in appoggio) devono sorgere associazioni riconosciute dotate di statuto, deontologia, copertura territoriale ecc. che in altri paesi già esistono.

Queste associazioni, tra cui la nostra, in Italia già sono presenti e tramite il COLAP e altre strutture vivono il rapporto con la parte politico/amministrativa del paese, ma sono organi consultivi apolitici ma che non possono "contrattare" con lo stesso potere degli ordini.

La direttiva Europea Bolkenstein per la libera circolazione dei professionisti europei stabilisce che da Ottobre debbano partire dei tavoli di trattativa per regolamentare lo spostamento tra gli stati europei dei professionisti. Facciamo un esempio, un medico italiano che voglia esercitare in Germania dovrebbe sottostare alle regole dell'ordine tedesco e viceversa per uno che dalla Germania operi in Italia.

Ecco che da ottobre ci si potrà accordare per un sistema che permetta una libera operatività tra i vari stati.
E per i mestieri tipo il nostro formalmente inesistenti in Italia?

Se andremo ad operare in una Nazione che ha l'ordine o l'associazione riconosciuta, dovremo sottostare alle loro regole, se vengono a lavorare da noi potranno agire in assoluta libertà. Questo governo (instabilità permettendo) sembra voglia finalmente (dopo anni) portare in aula il progetto Mastella per la liberalizzazione delle professioni, che dovrebbe risolvere la situazione, vorrei che ci fosse la giusta consapevolezza dell'importanza che questo ha per permetterci di lavorare alla pari con i nostri colleghi europei e fare tutte le pressioni possibili perché questa nostra discriminazione cessi quanto prima.

Paolo Holzl
Responsabile d'Area Emilia Romagna A-I-P
Associazione Informatici Professionisti
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