P2P, caccia aperta agli utenti irlandesi

Le major si spingono a nord: il safari anti-condivisore le porta ora tra i verdi pascoli d'Irlanda. I pastori locali dovranno fornire i nomi dei 23 utenti denunciati fino a questo momento

Roma - Piove sugli utenti irlandesi: 23 di loro, considerati dall'industria grandi scaricatori di file protetti dal diritto d'autore, dovranno essere smascherati dai propri provider, costretti dai magistrati locali a fornire i loro nomi all'industria dell'intrattenimento.

A diffondere la notizia è IRMA, la divisione locale della lobby globale dell'industria musicale, che ha fatto sapere come l'High Court abbia ordinato a sette provider irlandesi di spifferare i nomi di utenti che, a detta di IRMA, hanno posto in condivisione almeno 180mila file. Uno di loro, da solo, sarebbe responsabile della disseminazione non autorizzata di 37.500 file.

Una volta ottenuti quei nomi, IRMA ritiene di voler andare fino in fondo, trascinare quegli utenti nelle aule dei pubblici tribunali e cogliere una vittoria legale che le major ritengono indispensabile per insegnare agli utenti cosa è giusto e cosa non lo è. "Loro - ha dichiarato Dick Doyle, direttore generale di IRMA - derubano i nostri artisti e colpiscono la qualità della vita di molti che lavorano nell'industria musicale. Non tollereremo tutto questo e faremo quanto in nostro potere per assicurarci che siano portati dinanzi alla Giustizia".
Non è la prima volta che IRMA prova a dare un segnale alla comunità di utenti irlandesi, ma fin qui le è evidentemente andata male. La stessa associazione locale afferma che "abbiamo prodotto campagne per spiegare alla gente che il file sharing è Male". In Irlanda, come in gran parte del mondo ricco e dotato di connessioni ad Internet decenti, il peer-to-peer dilaga tra gli utenti: nella sola Italia sono otto milioni gli utenti P2P secondo le stime diffuse da ACNielsen.

IRMA ad ogni modo continuerà a scansionare le reti di peering: finora ha individuato e denunciato 66 persone, seguendo pedissequamente la strada già battuta dall'industria della musica e del cinema in molti altri paesi.

Di interesse, dando credito alle informazioni fornite da IRMA, è che ben 61 dei denunciati avrebbero accettato di pagare tra i 2.500 e i 3.000 euro per chiudere il caso prima di finire in tribunale. A parte il pagamento, tutti hanno dovuto dichiarare che non avrebbero più usato sistemi di sharing, che avrebbero anzi cancellato i client dalle proprie macchine nonché qualsiasi file ottenuto illecitamente con quel mezzo.
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