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Contrappunti/ Surface non solo in superficie

di Massimo Mantellini - L'ultima frontiera dell'innovazione made in Redmond non è solo una rivincita per la maggiore softwarehouse, è anche un segno dei tempi che cambiano. Tempi in cui i mouse annusano le soffitte

Roma - Se c'è qualcosa di assolutamente evidente nel processo di trasformazione dei computer in oggetti del tutto differenti da quelli a noi oggi noti, questo è la constatazione del fatto che, assai difficilmente, nel futuro prossimo venturo, i computer manterranno l'abito che hanno indossato negli ultimi 30 anni. Di tutte le componenti che i PC indossano (un'anima hardware, grande o piccola che sia, uno schermo ed una tastiera) quest'ultima sembra la prima ad essere destinata ad un processo di forzoso cambiamento. All'interno di questa elaborazione culturale sui modi e le possibilità delle interfacce del futuro, il progetto Microsoft Surface, reso noto nei giorni scorsi, sembra essere - al di là delle possibili immediate ricadute commerciali - un contributo apprezzabile e perfino necessario.

Negli ultimi tempi, per le ragioni più varie, le interfacce tattili (anche Apple con il prossimo attesissimo iPhone ha intrapreso un percorso analogo) sembrano affascinare maggiormente gli innovatori e i tecnologi rispetto ad altri differenti percorsi possibili, primo fra tutti quello delle interfacce vocali, l'altra concreta alternativa possibile alle ormai vetuste tastiere dei nostri computer.

Non è così difficile immaginare che sarà proprio un mix di entrambe (quelle tattili e quelle vocali) a rappresentare uno dei percorsi innovativi possibili del prossimo futuro.
All'interno della nuova frontiera di questa attesa diversità, il tavolo tattile di Microsoft è li a raccontare prima di tutto il fascino identificatorio già molte volte descritto in una certa cinematografia di fantascienza che da Blade Runner arriva a Minority Report ed oltre. La sorpresa dell'oggetto fisico che un poco sembra comprendere le azioni umane che gli si svolgono di fronte, ed un poco diventa vera e propria interfaccia di relazione fisica fra l'uomo e la macchina. Una superficie che non solo riproduce (come avviene fino ad oggi con gli schermi dei nostri computer) ma che perfino "produce", sulla quale per esempio sarà possibile dipingere o magari suonare uno strumento o chissà cosa d'altro.

Di fronte a simili utilizzi le nostre amate tastiere (come quella sulla quale sto digitando in questo momento) e i nostri mouse sprofondano nella evidenza della loro scarsa immediatezza: una barriera fino a ieri solo sospettata, oggi resa palese dalla nascita di nuove alternative come quelle presentate in questi giorni.

A ciò occorre aggiungere che questo di Microsoft sembra essere un gesto anche eminentemente simbolico. Una sorta di affermazione di rivincita offerta al suo pubblico ed a quello dei suoi tanti detrattori: quella di una grandissima azienda tecnologica (forse negli ultimi vent'anni l'azienda tecnologica per antonomasia) alla quale ormai da tempo si fatica a riconoscere un significativo carico innovativo. Una azienda che ha compreso in grave ritardo (un ritardo a distanza di molti anni non ancora recuperato) la centralità della rete Internet, che è spesso sembrata al traino di una innovazione sempre proveniente da "altrove" e che oggi sembra voler riconsegnare a se stessa quella reputazione di "motore dell'innovazione" che in molti oggi assegnano ad imprese differenti: da Google a Yahoo, da Apple a una miriade di piccole start up dalle grandi speranze.

È come se Surface fosse una sorta di messaggio in codice che dice: "Guardate che il grande successo dei nostri sistemi operativi ed anche (occorre dirlo) i nostri stretti rapporti con l'industria dell'intrattenimento, non fanno di noi un moloch immobile incapace di stupire, interessare e meravigliare".

Se questo era il messaggio, la presentazione al pubblico di Microsoft Surface è andata perfettamente a segno colpendo con la sua stranezza ed originalità non solo gli utenti finali dei prodotti MS ma anche gli addetti ai lavori e perfino i detrattori del gigante di Redmond.

E ciò è accaduto forse perché sembra ormai evidente a tutti che il prossimo imminente futuro del nostro approccio alla tecnologia passa attraverso la polverizzazione dei nostri PC dentro gli oggetti concreti del vivere quotidiano: come uno specchio o la facciata del frigorifero o il cruscotto dell'auto. O come un tavolino vetrato sul quale spostare immagini fisse o in movimento e appoggiare device in grado di annusarsi l'un l'altro senza che nessun comando da tastiera abbia detto cosa e come debbano farlo.

Massimo Mantellini
Manteblog

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