Alfonso Maruccia

Anche se costa, gli americani la privacy la pagano

Una ricerca appena presentata sorprende: molti statunitensi sono disponibili a pagare un sovrapprezzo quando le condizioni di utilizzo dei propri dati personali sono chiare e trasparenti

Washington - Il nuovo studio sulla e-privacy e gli esercenti elettronici realizzato dalla Carnegie Mellon University contiene indicazioni per certi versi sorprendenti: i consumatori tendono a fidarsi di chi offre una politica di trattamento dei dati personali chiara e comprensibile, al punto da pagare volentieri di più per fare acquisti online.

Gli autori della ricerca, focalizzata sul solo mercato statunitense, hanno chiesto ai partecipanti di effettuare alcuni acquisti su siti di commercio elettronico con la propria carta di credito, rimborsando i suddetti solo a spesa avvenuta. È stato persino previsto che i soldi risparmiati con l'utilizzo di un esercente più economico potessero rimanere sul conto degli acquirenti.

I consumatori sono stati divisi in tre gruppi distinti: al primo non è stata fornita alcuna informazione aggiuntiva oltre al sito web dell'e-store dal quale compiere gli acquisti, al secondo sono state comunicate informazioni sul sito del tutto irrilevanti ai fini dell'acquisto e al terzo sono state fornite le informative sulla privacy degli esercenti, recuperate attraverso il servizio Privacy Finder sviluppato alla stessa Carnegie Mellon per classificare i risultati delle ricerche in base alle policy.
Come conseguenza di questa distinzione, riporta ars technica, alla richiesta di acquistare delle batterie e un vibratore i primi due gruppi si sono comportati in mood del tutto analogo. Il terzo, invece, quello informato a puntino da Privacy Finder sul trattamento dei dati personali, ha preferito pagare 59 centesimi di dollaro in più per le batterie e 62 centesimi in più per il vibratore.

Lo studio scardina dunque l'idea che gli americani non siano interessati alla propria privacy, un fenomeno che peraltro viene considerato epidemico in tutto l'Occidente. Sostiene anzi che sono pronti a spendere di più in cambio di trasparenza sull'uso dei propri dati personali. Non solo: come ben esemplificato dall'insolita accoppiata di vibratore e batterie, questo principio vale non solo per gli acquisti "sensibili" ma anche per gli acquisti di oggetti più "banali".

Dati interessanti per tutti, a cominciare evidentemente dagli shop online. Informazioni che potrebbero fungere da incentivo per gli esercenti a rinforzare la propria policy di trattamento dei dati sensibili anche a costo di un aumento del prezzo dei beni offerti. Non gabbare gli utenti, rivela lo studio della Carnegie Mellon, almeno in questo caso paga.

Alfonso Maruccia
2 Commenti alla Notizia Anche se costa, gli americani la privacy la pagano
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  • ...nemmeno erotico (Massimo Mongai non lo e' di certo), ho cercato un po', alla fine l'ho trovato su ibs libri. Ho passato almeno dieci minuti per verificare la loro policy di privacy e da nessuna parte dicevano che si veniva iscritti ad una newsletter. Che e' arrivata dopo un bel po' di tempo.
    Scrivo, furibondo, per sapere che gli e' preso. Rimbalzo indietro, indirizzo inesistente. Cominciamo bene!
    Scrivo sullo scomodo form del loro sito. Ricevo una risposta piu' o meno banale, circa la loro politica di privacy (che non c'e'). Rispondo. La mail torna indietro. Fantastico. Scrivono con un From: inesistente!

    Morale? Che non c'e' rispetto. Rispetto per il cliente, che ha il diritto di essere informato, se riceve 200K di newsletter (2 volte. Una, non bastava!)

    Non ho piu' acquistato libri da IBS. Hanno perso un cliente, con questo modo di fare. Per quello che ne so, possono anche avere corretto l'errore.
    Ma ne dubito.
  • chi fa acquisti online tutti i giorni , come in america ,quando a fine mese vede che a 50 dollari in più di commissioni extra per "riservatezza" , prende e non lo usa più , anche perchè fine ad oggi si è vissuto bene anche senza .
    In Italia , se dovesse mai esistere , di sicuro lo faranno pagare 5 euro , dato il nostro solito cambio all'italiana sull'esportazioni.
    non+autenticato