PI: Fino a questo momento quali sono i nodi cardine individuati da chi sta partecipando al dibattito sul sito, che accompagna l'avvicinamento all'appuntamento del 22?FC: Quello digitale è un ecosistema, quindi occorre innanzitutto riconoscerlo come tale per mettere a punto politiche pubbliche adeguate alla sostenibilità dei suoi fattori abilitanti. Neutralità della rete, quindi "public company", "contratti di servizio" o proprietà pubblica invece di situazioni monopolistiche discriminatorie. Disponibilità degli alfabeti e delle grammatiche digitali senza brevetti sul software. Tutela del diritto d'autore adeguata alla natura di condivisione della rete quale condizione per la produzione cognitiva, quindi "fair use" e P2P non commerciale legali, ricerche e archivi pubblici o prodotti con soldi pubblici sotto pubblico dominio.
Politiche fiscali e finanziarie per l'incontro tra Creatività e credito in un Paese che praticamente non conosce il "venture capital". Perché in un Paese, il nostro, dove i supporti digitali vengono già tassati in modo indifferenziato non avrebbe senso introdurre una tassazione FLAT da ridistribuire proporzionalmente al download e in modo trasparente agli autori che mettono in rete i propri prodotti? All'ecosistema digitale occorre un mercato informatico plurale effettivo dove il pubblico faccia regole e indirizzi e non impresa. Un welfare, una previdenza, adeguati alle nuove figure professionali e rimotivanti per il sistema istruzione-università-ricerca. Una tutela della privacy capace di imporre trasparenza sulla tracciabilità e sulla gestione di dati sensibili.
PI: Corre parallela ai lavori per il convegno, anzi ne è una parte dell'anima e del senso: è la Raccolta differenziata per un'iconografia della conoscenza condivisa. Quali sono le finalità per questa "opera d'arte condivisa"?FC: Ha collaborato con me nella preparazione del sito e dell'iniziativa Massimo Silvano Galli,un artista e operatore culturale, che con la sua rivista DIXIT mette in pratica la rete come incontro tra linguaggi espressivi. Tra l'altro il sito si avvale delle musiche del concerto promosso a New York da WIRED per le Creative Commons, con Gilberto Gil, David Byrne, Beatie Boys e tante/i altri, musiche scaricabili e condivisibili liberamente, non a fini commerciali. Massimo Silvano Galli ha anche montato le immagini messeci a disposizione da Contrasto e le musiche che introdurranno e chiuderanno le sessioni del 22. Per questo mi sembra giusto che sia lui a rispondere a questa domanda.
Massimo Silvano Galli: Le finalità che ci hanno spinto ad ideare questo tipo di intervento sono molteplici. Anzitutto, sottolineare l'ingiustificata marginalità dell'arte nel dibattito attorno alla cosiddetta "Società della conoscenza"; dibattito che pare spendersi quasi esclusivamente tra i gangli del libero accesso alle tecnologie, quasi dimenticandosi che è sempre un atto immaginativo che anticipa e dà forma a qualsiasi fatto tecnologico, e che è proprio dell'oggetto d'arte la necessità genetica di condividersi, poiché la sua natura si completa solo nell'incontro con l'Altro.
L'arte, quindi, rappresenta la metafora stessa, non solo di un'auspicata "Società della conoscenza", ma anche del processo educativo che ne sottende la costituzione. Ci pare, infatti, esageratamente ottimista pensare di poter assolvere agli auspici della Agenda di Lisbona, esclusivamente esigendo una -per quanto fondamentale- più adeguata legislazione. Il lavoro di regolamentazione non può non essere associato ad un parallelo investimento pedagogico che trova nell'arte tutti i dispositivi in grado di accompagnarci all'assunzione di nuove consapevolezze e nuovi comportamenti.
In questo senso, invitare i partecipanti al convegno e la rete tutta a condividersi attraverso un oggetto intimo che rappresenti la loro soggettiva concezione di conoscenza condivisa, rappresenta -di fatto- un primo passo in questa direzione. Approfitto, anzi, per invitare tutti i lettori a partecipare, collegandosi al sito del convegno o al
mio personale.
PI: Questo percorso inizia qui ma non finirà il 22. Cosa accadrà dopo e in che modo si potranno massimizzare i contributi arrivati da dentro e da fuori della Rete?FC: Mi auguro che questo modello partecipato venga istituzionalizzato sia in chiave bicamerale che interministeriale, in modo che il legislatore abbia in tempo reale il polso su domande, aspettative e problematicità. Lo stesso vale sul piano regionale/locale.
Intanto il prodotto di tutti i contributi, sia del 22 che in rete, sarà consegnato ai Presidenti delle due Camere, ai Parlamentari ed al Governo. Nonché alle rappresentanze nazionali di regioni ed autonomie locali. Mi sembra altresì necessario mettere a punto una modalità di relazione e rappresentanza capace di rispettare e rispecchiare la gelosa autonomia dei nodi della rete ma, ad un tempo, capace di azione tempestiva sull'agenda politica e non solo reattiva, come nel caso delle proposte di Direttiva Europea sulla brevettabilità del software o, qui da noi sulla "Legge Urbani". Anche qui occorre fantasia per non riprodurre i modelli del secolo scorso legati ad ideologie e rigidità nella composizione della società.
Tutte le info e le modalità di partecipazione sul sito ufficiale del convegnoa cura di Paolo De Andreis