Telecom? Il modello inglese non è un dogma

Lo afferma l'ad Riccardo Ruggiero, secondo cui un'eventuale replica italiana di Openreach va adattata. AIIP: attenti, si rischia un rafforzamento dell'incumbent

Roma - Si è parlato molto spesso della possibilità di uno scorporo funzionale della rete di Telecom Italia, basata sul tanto decantato "modello inglese". In merito all'argomento interviene l'AD dell'incumbent Riccardo Ruggiero, che osserva criticamente: "È un modello da cui partire".

La soluzione funzionale, presa in seria considerazione anche a livello istituzionale e ispirata al modello inglese, è quella di Openreach, la business unit di BT che si occupa della gestione dell'infrastruttura TLC del colosso telefonico britannico. "Openreach è una base, un modello da cui partire - ha affermato Ruggiero intervenendo al convegno organizzato da AT Kearney - ma non è un dogma. Il mercato oggi in Italia è più che liberalizzato, grazie alle regole attuali ci sono 2,5 milioni di linee unbundling. Con il modello inglese, invece, il mercato britannico non si è sviluppato molto nel Regno Unito".

"Openreach può essere preso come esempio - ha aggiunto il manager di Telecom - ma se viene reso più flessibile. Del resto i nostri regolatori si sono dimostrati all'avanguardia rispetto agli altri Paesi europei". Sulla stessa lunghezza d'onda anche l'amministratore delegato di Tiscali Tommaso Pompei, che in merito alla separazione della rete ha chiesto all'Agcom di "definire urgentemente le tappe fondamentali del processo (...) Non dobbiamo importare un modello, ma adattarlo".
"Concordiamo con l'Amministratore delegato di Telecom Italia Riccardo Ruggiero - commenta AIIP in un comunicato - quando afferma che Open Reach, la società inglese che gestisce la rete in Inghilterra, "è un punto di partenza, una base, ma non è un dogma". Infatti, ad avviso di AIIP, la separazione funzionale attuata da Open Reach fu pensata per incentivare la infrastrutturazione attraverso l'unbundling ma, con il passaggio alle reti di nuova generazione (c.d. NGN), non è più idonea a garantire un sufficiente livello di competizione sul mercato".

E questo perché, spiega sempre l'associazione dei provider, "la NGN richiede una ottimizzazione delle risorse attuata attraverso la condivisione dell'infrastruttura di accesso da parte di tutti i fornitori di servizi. Al fine di assicurare una effettiva parità di trattamento tra tutti gli operatori, occorre quindi che la separazione della rete sia di tipo societario e non più solo funzionale come nel modello Open Reach".

L'auspicio di Ruggiero di incrementare la flessibilità del modello inglese, conclude AIIP, "va viceversa nella direzione opposta e permetterebbe a Telecom Italia di consolidare ed espandere ulteriormente una quota di mercato talmente alta da non trovare riscontro in nessuno dei maggiori Paesi europei".
1 Commenti alla Notizia Telecom? Il modello inglese non è un dogma
Ordina
  • Quando cominciano ad "auspicare" a dire "no ai dogmi" e a dire che "c'e' necessità di adattare" significa che è in arrivo un bel cetriolone per gli utentiSorride la vedo molto difficile che cambi qualcosa nell'attuale equilibrio di potere...

    Mi chiedo poi perchè il CdA di Telecom sia ancora esattamente lo stesso dopo che è cambiata la maggioranza di controllo... bah...
    non+autenticato