Dario D'Elia

In galera un phisher e uno spammer

Notizie di grande interesse sul fronte antispam statunitense: altri due criminali telematici dovranno scontare lunghe pene detentive

New York - Gli utenti di America Online (AOL) questa settimana hanno avuto finalmente giustizia. Due cyber-pirati hanno "vinto" un soggiorno nelle patrie galere statunitensi. Adam Vitale è stato riconosciuto colpevole di spamming: nel 2005, in una sola settimana, era riuscito a spedire ben 1,2 milioni di mail spazzatura a utenti AOL. Jeffrey Brett Goodin, invece, ha già ricevuto la condanna definitiva a 5 anni e 10 mesi di carcere per aver utilizzato un sofisticato sistema di phishing sempre ai danni di migliaia di utenti AOL.

In entrambi i casi si è trattato, secondo i magistrati, di una chiara violazione del Can-Spam Act del 2003, una legge che nel tempo sembra dimostrarsi sempre più efficiente almeno in alcuni casi di cyber-reati.

Il caso di Vitale non ha richiesto grandi approfondimenti: Adam e il suo complice, Todd Moeller, via instant messaging hanno spifferato ogni dettaglio delle loro operazioni ad un informatore della Polizia. Spiegando la tecnica utilizzata per aggirare il sistema di filtri di AOL, hanno nei fatti lasciato un documento di identità sulla scena del crimine. La Polizia è intervenuta con l'arresto e la sentenza, come riporta il comunicato dell'Ufficio della Procura di New York, sarà emessa il 13 settembre. Vitale rischia una pena massima di 11 anni e una multa di 250 mila dollari. Il partner Moeller, malgrado il mandato di cattura, è ancora a piede libero.
La storia di Goodin, invece, è leggermente più complessa, perché sebbene sia stato riconosciuto colpevole di phishing, wire fraud, possesso di carte di credito illegali, abusi sul marchio AOL e tentata intimidazione dei testimoni, il giudice non se l'è sentita di trasformarlo in "capro espiatorio" - come chiedeva non troppo velatamente l'accusa. Così, dei potenziali 101 anni di reclusione il vecchio Goodin si è visto affibbiare poco meno di sei anni. Il Giudice ha ritenuto che la mancanza di precedenti dovesse essere tenuta in conto.

Le prove mostrate durante il processo, comunque, hanno confermato l'abilità del condannato. Goodin, come spiega Information Week, grazie ad una serie di account compromessi di EarthLink, spediva false richieste di pagamento agli utenti AOL. I canoni fasulli potevano essere pagati collegandosi a pagine web AOL, fasulle anch'esse, che richiedevano l'inserimento di informazioni sensibili - come i dati personali e i codici delle carte di credito. Di lì in poi il cyber-pirata procedeva con acquisti di ogni genere.

Dario d'Elia