Dario D'Elia

Yahoo scivola su bilancio e diritti civili

Gli azionisti si lamentano con i dirigenti per gli stipendi eccessivi e i risultati mancati. Non passa neppure la creazione di un comitato per la supervisione etica delle attività. Intanto Yahoo-Flickr vara le sue prime censure

Roma - I piccoli azionisti di Yahoo sono imbufaliti con la dirigenza: non solo quest'anno ha esagerato con la distribuzione di stock options, ma continua ad opporsi alla creazione di una commissione di controllo per il rispetto dei diritti civili. Nulla di nuovo, sostengono numerosi analisti: anche durante l'ultima riunione degli azionisti di Google, la questione dell'etica commerciale - soprattutto applicata ai mercati stranieri - è stata placidamente rigettata.

Cosa succede quindi negli Stati Uniti? Come sottolinea tra gli altri il New York Times, per prima cosa è evidente che nel caso di Yahoo gli azionisti dissidenti abbiano spedito un chiaro messaggio all'azienda: i conti non tornano. Lo confermano almeno due advisory di Wall Street che, per primi, hanno consigliato di non confermare alcuni alti dirigenti. Finanze e stipendi sembrano essere in controtendenza. A fronte di un andamento azionario a dir poco imbarazzante, con un -35% rispetto all'inizio dell'anno, il CEO Terry S. Semel è stato "premiato" con 6,8 milioni di stock options - che gli permettono di dichiarare uno stipendio 2006 di 107,5 milioni di dollari. Un record anche per gli standard statunitensi.

La battaglia che si è consumata fra gli azionisti, quindi, è stata alimentata prima dalle questioni economiche e poi da quelle ideologiche. Nelle votazioni di martedì scorso non è passata né la proposta di legare i compensi della dirigenza ai risultati, né la creazione della commissione sui diritti. Insomma, nessun argine agli aumenti e alla connivenza con i regimi autoritari, come più volte hanno denunciato le organizzazioni umanitarie. Yahoo continuerà a finire all'indice per il suo supporto alle censure volute da molti diversi paesi.
"Yahoo è impegnata globalmente nel proteggere i diritti umanitari", ha però ribadito Jerry Yang, co-fondatore di Yahoo, all'assemblea degli azionisti. "Abbiamo in atto collaborazioni con università, ONG ed altre realtà per proteggere la libertà di espressione". Ed è riuscito a guadagnarsi li applausi di rito. Ma poi, quando è salito in cattedra Eric Jackson - un noto azionista che ha realizzato una campagna online piuttosto critica nei confronti dell'operato della dirigenza - il tono è cambiato. "Sono sorpreso che non abbiate chiesto scusa agli azionisti di Yahoo per le performance ottenute negli ultimi tre anni", ha sentenziato Jackson. "Abbiamo sentito della mission, e della strategia. Penso che ci siamo dimenticati però di chiedere come abbiate intenzione di portare avanti questa strategia".

Su tutto questo, poi, piovono le conferme dell'irrigidimento di Flickr, il portale del foto-sharing acquisito da tempo da Yahoo!, che ora impedisce l'accesso ad alcuni materiali ad un certo tipo di utenza, ad esempio quella che si collega dalla Cina, da Singapore o dalla Corea.

Dario d'Elia
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