Luca Annunziata

IBM, un passaporto per unire i metamondi

Creare una identitÓ comune per tutte le realtÓ virtuali. Per trasportare l'aspetto e le caratteristiche del proprio avatar da una seconda vita all'altra. Il metaverso continua ad attirare gli investimenti dei big

Roma - IBM proporrà la creazione di una serie di standard per i mondi virtuali. Questo il senso ultimo dell'intervento di Big Blue lo scorso venerdì alla conferenza virtuale organizzata in collaborazione con il Media Lab del MIT, all'interno di Second Life.

"Un sacco di gente guarda Second Life e dice facciamone uno anche noi" ha detto Bob Sutor, vicepresidente del settore standard e open source di IBM: "L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un sacco di modi di fare la stessa cosa. Abbiamo bisogno di standard su come teletrasportarsi da un mondo virtuale all'altro e portare con noi i nostri oggetti".

Non si parla solo di vestiti e aspetto: in futuro si potrebbe pensare di portare con sé del denaro, oppure documenti e presentazioni da mostrare ad amici e colleghi che risiedano in un'altra realtà virtuale. IBM si concentra sull'aspetto tecnico di un evento apparentemente banale: un individuo che inviti un conoscente a fare visita alla propria dimora virtuale, ma in un metamondo diverso.
Sono molte le problematiche da risolvere: nel teletrasporto si conserveranno solo i beni mobili o anche gli immobili? E come si potrà comunicare da un metamondo all'altro? In questo caso la soluzione sarebbe quella di creare un set comune di strumenti per il messaging istantaneo, ma sarà necessario trovare l'accordo di tutte le aziende sviluppatrici.

Va in questa direzione, secondo Sutor, la scelta di Linden Labs di rendere open source i sorgenti del suo client: "Hanno creato un precedente molto interessante". Proprio come le relazioni nel movimento open source, sostiene, "i mondi virtuali sono fondamentalmente delle comunità di incontro", ed auspica la nascita di un gruppo di sviluppatori che lavori a metamondi basati su standard comuni.

In gioco c'è l'interoperabilità del mondo virtuale, al centro di progetti portati avanti con fervore dal big di Armonk. IBM lavora allo sviluppo di nuovi modelli di business per le realtà virtuali.

Trasportare il proprio avatar e il proprio denaro in giro per i pianeti di un universo metafisico permetterebbe agli imprenditori di semplificare i propri investimenti: basterebbe realizzare un solo negozio per essere sicuri di essere potenzialmente in grado di raggiungere l'intera popolazione virtuale. Una moneta comune o un tasso di cambio fissato semplificherebbero ulteriormente il lavoro.

Le mosse di Big Blue su Second Life, come quella di creare una apposita palestra per sviluppatori, si spiegano ancora con le parole di Sutor: in una attività commerciale come si dovrebbero comportare i commessi virtuali? Come dovrebbero avvicinare il cliente? Sono tutte domande a cui IBM tenta di dare una risposta, magari prima dei suoi concorrenti.

Luca Annunziata
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