Luca Annunziata

Le regole imbriglieranno il nanomondo

Esperti al lavoro per realizzare protocolli di valutazione della pericolositÓ delle nanotecnologie. Per il pianeta, per la natura ma soprattutto per l'uomo. Si pensa ad una moratoria, per un rilancio in grande stile

Roma - DuPont, celebre industria chimica, e Enviromental Defense, uno dei principali gruppi statunitensi per la difesa ambientale, stanno lavorando ad una nuova struttura di supporto per la valutazione dell'impatto ambientale dell'impiego di prodotti basati sulla nanotecnologia.

Il progetto era stato avviato nel 2005, con la pubblicazione di un articolo dal titolo Let's Get Nanotech Right (Mettiamo a posto le Nanotecnologie) sul Wall Street Journal: nel brano si puntava il dito contro i rischi della mancanza di una seria riflessione a proposito della tossicità dei nuovi materiali, con tutte le possibili conseguenze dannose per l'ambiente e per gli esseri umani, già sperimentate in passato con sostanze rivelatesi pericolose.

A due anni di distanza, Dupont ed Enviromental Defense - supportate ora anche da EPA (Enviromental Protection Agency), l'agenzia statunitense per la salvaguardia ambientale - propongono un documento frutto dello sforzo congiunto, nel quale si tracciano i passi fondamentali per l'adozione di un accurato protocollo di valutazione dei nanocosi, completo di esempi pratici.
La preoccupazione degli esperti è che i nuovi materiali, ottenuti con nuove tecniche che implicano la manipolazione molecolare, consumandosi naturalmente o a causa dell'intervento umano, possano generare delle nanoparticelle che, assorbite dal corpo dell'uomo, si rivelino prima o poi molto pericolose per la salute.

Allarmi simili sono già stati lanciati più volte dagli scienziati: a nulla sono bastate le rassicurazioni di Nature, visto che molti autorevoli esperti di tutto il mondo - e non solo - si sono già espressi sui possibili rischi per il corpo umano.

Fino ad oggi, i tentativi di costituire un ente unico e stabilire delle regole precise per la valutazione dei rischi sono caduti nel vuoto. Forse è impossibile fermare il progresso, come proposto da qualcuno, ma occorre senz'altro un serio impegno per evitare che possa diventare un boomerang.

La stessa DuPont porta degli esempi lampanti, come i nanotubi ferrosi, pensati come il santo graal per la depurazione delle acque inquinate: secondo l'azienda, questi materiali sono affetti da così tante criticità e potenziali rischi da sconsigliarne l'utilizzo per applicazioni industriali.

Nelle 87 pagine del rapporto, DuPont e Enviromental Defense propongono una loro ricetta per la creazione di regole precise riguardo alla valutazione delle nanotecnologie: è necessaria una sorta di moratoria per questi prodotti, e creare ed applicare delle regole che ne fissino, una volta per tutte, i parametri di valutazione.

Forse non è troppo tardi per ricominciare. Le nanotecnologie sono molto importanti per il progresso tecnologico, e fino ad oggi hanno mostrato anche enormi potenzialità in campo medico.

Luca Annunziata
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