Linux a rischio di virus asiatici

La grande popolarità che il sistema operativo del pinguino sta acquisendo in oriente avrebbe spinto alcuni hacker, soprattutto cinesi, a cimentarsi con i primi virus per Linux

Mosca (Russia) - L'allarme arriva dalla Russia, e più precisamente dallo Kaspersky Lab Anti-Virus: alcuni hacker cinesi, spinti dalla grande diffusione che Linux sta facendo registrare nel loro paese, sarebbero sul punto di mettere in circolazione i primi virus per il sistema operativo open source.

Eugene Kaspersky, fondatore del laboratorio russo e creatore del noto pacchetto Antivirus Toolkit Pro, afferma di aver già "intrappolato" un virus scritto per Linux, una versione ancora incompleta ma a pochi passi dalla méta, cioè riprodursi e creare scompiglio all'interno di un sistema Linux.

"Scrivere virus per Linux è relativamente facile", afferma Kapersky, "visto che si tratta di un sistema operativo open source e tutti possono avere accesso al suo codice sorgente. Oltre a questo, il formato binario degli eseguibili Linux è molto semplice e, di conseguenza, facile da modificare".
Chi ha un minimo di conoscenze in materia di sistemi operativi Unix, alla cui famiglia Linux appartiene, sa bene che questi offrono un'ottima protezione "naturale" ai virus attraverso il completo sistema di assegnazione dei diritti a file e directory, tipico degli ambienti multi-utente: nessun amministratore di sistema sano di mente oserebbe loggarsi come "root" (ovvero con il massimo dei diritti) sul proprio server se non strettamente necessario. Questo è quello che fino ad oggi ha salvato il mondo Unix dall'attacco di agenti virali di qualsiasi natura.

Però è chiaro che se Linux, come sta succedendo in Cina, si diffonderà sempre di più anche come sistema operativo desktop, i creatori di virus potrebbero trarre vantaggio proprio dalla scarsa accortezza dei nuovi utenti, eventualmente capaci di lavorare sempre e comunque come root. E, sfortunatamente, il sistema operativo nulla può contro la vulnerabilità dei propri "padroni".