Condannati gli smanettoni dall'occhio lungo

Ambiziosi investigatori privati con buone capacitÓ informatiche sono stati riconosciuti colpevoli: intercettavano tutti e tutto, bastava pagarli. Succede in UK

Londra - Due investigatori della britannica Active Investigation Service accalappiavano opulenti clienti a caccia di nuovi strumenti per tenere sotto controllo tutto quello che va dal coniuge forse infedele al partner commerciale, fino ai rivali industriali. Bastava pagare, le leggi sulla privacy e la tutela del cittadino venivano dopo: prima di tutto c'erano le tecnologie di spionaggio a cui i due attingevano a quanto pare a man bassa per recuperare informazioni riservate. E per venderle a caro prezzo. Presi e processati, ora sono stati condannati.

Ne parla BBC, raccontando la storia dei due cittadini britannici Jeremy Young e Scott Gelsthorpe: il primo si era già dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla frode, al danneggiamento di proprietà privata e alla modifica non autorizzata di materiali informatici; il secondo è ora stato riconosciuto colpevole dei medesimi reati. Alcuni dei loro clienti, come il milionario americano Matthew Mellon, che avrebbe fatto spiare la moglie, sono stati assolti.

Sebbene gran parte delle attività della società fossero del tutto legali e offerte sul mercato come avviene tradizionalmente per gli occhi privati, una serie di altri servizi venivano proposti solo ai clienti che potevano permetterselo. Servizi che comprendevano irruzioni in account di posta elettronica, creazione e installazione di cavalli di troia su computer-target predefiniti, intercettazione di linee telefoniche,
Young e Gelsethorpe avevano fondato l'azienda investigativa nel 1999, mentre lavoravano come ufficiali di polizia per la Metropolitan Police inglese e negli anni hanno "tirato dentro" al proprio business una serie di collaboratori, alcuni dei quali sono già stati processati e c'è anche chi ha passato alcuni mesi in carcere. Nel 2004 un blitz della polizia ha portato all'arresto di 27 persone, molte delle quali sono ormai in libertà.
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