Alfonso Maruccia

MPAA non digerisce i link ai propri contenuti

Gli studios prendono di mira due giovani portali protagonisti della video-condivisione sul web. Il solo proporre link a contenuti non autorizzati č un atto da sanzionare, reprimere, condannare

Roma - Come la dura azione di contrasto al mondo dei portali di torrent dimostra, l'industria cinematografica statunitense ci va giù pesante con chiunque provi a lucrare sulla distribuzione dei suoi prodotti, anche se essi non vengono fisicamente ospitati dai server delle dot.com interessate. Che si tratti di torrent o di link a video su YouTube poco importa, ogni sito web che vada contro gli interessi dei produttori diviene inesorabilmente bersaglio dell'ira legale degli studios e delle organizzazioni di categoria.

E proprio una denuncia per link è quella presentata da MPAA contro YouTVPC e Peekvid, presso la corte federale della California: i due portali forniscono accesso a film e contenuti audiovisivi disponibili in giro per il web, limitandosi ad offrire agli utenti gli indirizzi giusti verso cui dirigersi per fruire dei video. Molti dei servizi di hosting del materiale si trovano al di fuori degli Stati Uniti, rivela ars technica, ma a discapito del loro professarsi innocenti, i due portali incriminati sono finiti comunque sotto il radar di MPAA.

Han giocato in tal senso la crescente popolarità dei siti, e il fatto di essere stati tra i protagonisti di un articolo del Wall Street Journal sui cosiddetti "guerilla video site" basati su link a materiale video preesistente: secondo le stime fornite dalla stessa associazione degli studios, Peekvid era arrivato a 53mila visitatori unici giornalieri mentre YouTVPC si assestava ormai sui 6.000 utenti giornalieri.
Purtroppo per i due portali di video sharing, le società che li gestiscono hanno base legale negli Stati Uniti, la qual cosa li ha resi un bersaglio ancora più facile per MPAA. Che oltre all'infrazione del copyright vuole vederci chiaro anche sulle modalità di finanziamento: entrambi i siti basano la propria sussistenza sull'advertising contestuale, grazie al quale, dice ancora l'associazione, "guadagnavano splendidamente" oltre a riuscire a pagare le spese di hosting e gestione dei server.

Tornando a parlare di torrent, la situazione non è rosea neanche nella vecchia Europa: la ben nota fondazione BREIN, la SIAE olandese particolarmente attiva nel contrasto ai reati della proprietà intellettuale, ha preso di mira il sito di tracker BitTorrent Demonoid.com. Al contrario dei suoi omologhi TorrentSpy o Pirate Bay, Demonoid è un portale "privato", in cui lo scambio di contenuti è consentito solo tra gli utenti registrati al servizio.

Il sito è da alcuni giorni off-line a causa di un crash, a quanto si può leggere sulla frontpage, ma pare che la realtà dei fatti sia ben altra: BREIN avrebbe messo sotto pressione l'ISP che ospita Demonoid, al punto da spingere quest'ultimo a simulare un guasto, mettendosi nel contempo alla ricerca di un nuovo provider.

Oltre alle motivazioni immediate di contrasto alla distribuzione di materiale illegale sulla veloce rete BitTorrent, la "caccia" a Demonoid rappresenta per BREIN anche la professione di una politica ben precisa: l'Olanda non può più essere considerato un "porto franco" per i pirati del copyright, e i provider hanno l'obbligo di collaborare attivamente all'individuazione - se non addirittura alla schedatura preventiva - di chiunque gestisca siti del genere.

Alfonso Maruccia