Alfonso Maruccia

Una nonna denuncia RIAA

L'organizzazione dei discografici statunitensi scivola ancora una volta sul bagnato. Stavolta dovrà affrontare la controcausa di un'anziana signora che, prima di venire denunciata, il P2P non sapeva nemmeno cosa fosse

Roma - RIAA non se la passa benissimo: la crociata contro il file sharing non autorizzato, le decine di migliaia di cause legali contro studenti, università e condivisori di ogni età e fascia sociale si scontrano con l'incapacità di riuscire a provare l'evidenza di un reato o le prese di posizione di certi giudici. In questo quadro si aggiunge ora una denuncia per "investigazione privata illecita" condotta per mezzo di società non autorizzate.

Accade in Texas, dove l'anziana signora Crain è stata chiamata da RIAA davanti al giudice per presunta condivisione illegale nel caso Sony vs. Crain. La signora sostiene di non aver mai nemmeno sentito parlare di file sharing prima di venire coinvolta nella faccenda, e quando i discografici si sono fatti avanti con una richiesta di accomodamento di 4.500 dollari, ha deciso di contrattaccare in tribunale.

Crain accusa RIAA di aver pagato investigatori senza licenza per ficcanasare nei propri dati, usando poi le informazioni ottenute per imbastire la causa contro di lei, come in altre cause simili nello stato americano. L'associazione, sostiene la signora, era perfettamente consapevole che le leggi del Texas impongono di possedere regolare licenza per simili attività investigative, e incurante del fatto che la società specializzata MediaSentry ne fosse sprovvista, ha altresì incoraggiato intromissioni illegali.
Il legale di Crain parla di associazione finalizzata alla violazione delle leggi del Texas, un abuso che ha causato alla sua cliente stress e danni psicologici. Certo è che, qualora la corte desse ragione all'accusa, si sarebbe di fronte ad un nuovo duro colpo alla strategia legale di RIAA: società come appunto la suddetta MediaSentry non avrebbero più gioco facile nello scandagliare le reti di P2P senza le dovute autorizzazioni e licenze.

Alfonso Maruccia
10 Commenti alla Notizia Una nonna denuncia RIAA
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  • VAI CHE SEI GRANDE!

    Dovrebbero esercene di più di super eroi come questi.

    Mi verrebbe in mente di mettere su un'associazione di nulla tenenti, persone ammalate o anziane che non hanno nulla da perdere e pronte a scagliarsi contro società e politici corrotti e truffaldini.

    Scagliarsi inteso in senso metaforico e/o legale dove con reddito inferiore a 9000 euro annui avrebbero diritto al patrocinio di stato e quindi le cause intentate contro queste figure dai singoli non gli costerebbero nulla qualsiasi sia l'esito.
    non+autenticato
  • La RIAA vuole che noi rispettiamo le leggi sul copyright? Bene! Cominci lei a non infrangere le leggi sulla privacy ed evitari posizioni del tipo "abusare del proprio potere".

    E' un contro senso: lei incita alla regolamentazione di tutto, però è la prima a fregarsene delle leggi.

    Vale anche per la SIAEE questo...
  • Sono LORO l'associazione a delinquere: almeno si limitassero a individuare i casi certi e più eclatanti avrebbero forse uno straccio di ragione (anche se dal mio punto di vista un contenuto digitale in quanto sequenza di numeri non può essere proprietà di nessuno).
    non+autenticato
  • ... e vorrei tanto sbagliarmi, ma...

    Ciao.
    Mi pare che da tempo siamo oltre il delirio. La nonnetta ha tutta la mia solidarietà (anche come "www.vajont.org"). Viviamo in tempi in cui se dici "ladro" a un ladro, ti porta in tribunale e ti mangia anche la casa.

    Occorre ricambiarli (i ladri) con i loro stessi strumenti. Oltretutto, sono una specie parassita NUMERICAMENTE inferiore. Occorrerebbe solo rendersene conto, e applicarsi conseguentemente.

    Crain 4ever!! 100 di questi giorni.

    tiziano@vajont.org
    non+autenticato
  • leggo tutti i giorni varie news internazionali e mi soffermo sempre su tutte quelle che parlano delle persone attualmente in causa con la Riaa, ovvero che hanno preferito andare in tribunare ad affrontarla;
    a volte puo' essere un pacco leggersi tutto perche' girano certi papiri giuridici scritti in lingua inglese che richiedono parecchi sforzo per essere compresi ma intorno ci son osempre spiegazioni.
    Ebbene ormai e' chiaro che per la Riaa questi ultimi 3-4 mesi si sta faccendo abbastanza dura poiche' sono in difficolta' con tutte le cause in corso e ora si ritrovano anche con una causa che hanno voluto abbandonare ma che l'imputato ha voluto portare avanti, ad una in cui il giudice impone alla Riaa di spiegare come funzionano le indagini (questo permetterebbe l'avvio di una class action), nonche' di un'altra serie di difficolta' che si presentano volta per volta.
    La Riaa invece sempre al momento spuntarla nell'ambito delle universita' poiche' alcune di queste piuttosto grosse stanno effettuando delle policy di filtro del p2p (attenzione ai numeri peor', si fa tanta notizia per quelle che filtrano ma in realta' le universita' coinvolte che non collaborano sono la stragrande maggioranza).
    Inutile dire che i cervelli stanno nelle universita' e mi aspetto che tirino fuori qualcosa dal cappello, che sia un p2p crittato efficente o qualche nuova invenzione non so ma e' certo che la Riaa e' riuscita a farsi un pessimo nome anche li.
    Riguardo il caso del provider belga e' molto probabile che questo faccia ricorso e lo voncera' sicuramente ma i tempi anche se minori rispetto all'italia rimangono lunghi.....
    non+autenticato
  • Si tratta solo di una questione di numeri. Di per sè non sarebbe un problema aggirare i filtri con l'utilizzo di nuovi protocolli, ma il problema è vedere quanti li adottano. Se eMule ha x milioni di utenti e uno deve iniziare a usare un nuovo software con 3 utenti, chiaramente non ci trova gli stessi contenuti e lo stesso numero di fonti.
    non+autenticato
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