Dario Bonacina

L'Authority TLC decide sulle numerazioni

Le regole per l'assegnazione e l'utilizzo dei numeri telefonici vanno ripensate e per questo l'Aotorità Garante delle Comunicazioni ha indetto una consultazione pubblica

Roma - L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha pubblicato lo scorso venerdì la Delibera n. 44/07/CIR, che apre una consultazione pubblica finalizzata alla revisione del piano di numerazione nel settore delle telecomunicazioni.

La delibera si propone quindi di valutare come rivedere il Piano di Numerazione, definito circa quattro anni fa, alla luce delle recenti evoluzioni del mondo delle telecomunicazioni. Si tratta del piano che stabilisce, in parole povere, la struttura delle numerazioni, i servizi per i quali determinate numerazioni possono essere utilizzate, le modalità e le procedure per l'assegnazione dei diritti d'uso delle numerazioni e, più in generale - spiega l'Autorità - "tutti i criteri per l'utilizzo delle numerazioni atti a consentire un uso efficiente della risorsa scarsa di numerazione, tenendo altresì conto delle necessità di risorse per lo sviluppo dei servizi".

Dal lato dell'utente, fra le tematiche oggetto di questa revisione, l'allegato B illustra alcune proposte di particolare interesse. In primo luogo, si valuta la possibilità di consentire agli operatori di fornire, per ciascuna chiamata, "una preventiva interazione in fonia finalizzata a consentire all'utente di esprimere, mediante la digitazione di un tasto, la propria volontà di ricevere o meno l'informazione sul prezzo". Che si concretizza con la possibilità di sapere, preventivamente, la tariffa della telefonata che si sta per effettuare. Questo principio sposa un'esigenza manifestata da una petizione online varata poche settimane fa, finalizzata proprio alla trasparenza tariffaria.
A fronte di una stabilità regolatoria per i numeri con decade 5 (quelli per i servizi nomadici), l'Autorità non ritiene oggi opportuno "consentire l'uso della numerazione in decade 3 per servizi genericamente realizzati con tecnologie wireless, poiché queste attualmente concretizzano in effetti condizioni di mobilità diverse da quelle realizzate dalle reti più propriamente mobili e l'impiego della medesima categoria di numerazioni potrebbe risultare elemento di ingannevolezza per l'utenza". Più precisamente, l'Authority TLC ritiene "che la numerazione in decade 3 debba sostanzialmente continuare a connotare i servizi mobili e personali, intesi come servizi che, prescindendo dalla tecnologie di rete sottostante, offrano prestazioni di "mobilità" non inferiori a quelle delle reti mobili GSM/UMTS". Un principio che appare in contrasto al concetto di "neutralità delle tecnologie", come sottolinea Stefano Quintarelli che dal suo blog considera: "chi decide se una prestazione è superiore o inferiore? Se mi collego con il palmare a 54 Mbps via WiFi è superiore o inferiore a GPRS? Questa è una palese violazione del principio di 'Neutralità tecnologicà che deve ispirare l'operato dell'Autorità.

L'Autorità, nella delibera, ricorda inoltre la differenza tra i concetti di "Operatore Virtuale di Rete Mobile" (o MVNO, Mobile Virtual Network Operator) e "Fornitore Avanzato di Servizi" (o ESP, Enhanced Service Provider), figura quest'ultima che si ritrova negli operatori di recente introduzione sul mercato (come CoopVoce e UNOMobile). La delibera fa presente che al momento esiste una disponibilità di numerazioni "atta a soddisfare circa una decina di nuovi MVNO". Per poter prevedere un numero maggiore di operatori si renderebbe necessario "aumentare la lunghezza dell'attuale codice utilizzato per le numerazioni mobili e personali (i prefissi, ndr), portandola da tre a quattro cifre". Qualora si dovesse presentare tale necessità, se ne dovrebbe riparlare ripensando alla configurazione di un nuovo piano, ma non sembra che il mercato italiano possa considerare verosimile questa ipotesi, almeno nel breve termine.

Oltre alle revisioni ipotizzate per le numerazioni legate ad altre decadi, c'è anche quella che riguarda le numerazioni 892, che la nuova normativa vuole associate "esclusivamente alla tipologia dei servizi a carattere sociale-informativo", benché ancora oggi siano legati anche a servizi di dubbia utilità, ma (spesso) di sicura onerosità.

Dario Bonacina