Insomma, il giallo di tutta questa vicenda è proprio il debito con Telecom (a cui vanno sommati altri 25 milioni di euro che Elitel deve ad altri fornitori, come detto a
Punto Informatico). Com'è possibile che un'azienda che nel 2005 ha fatturato
150 milioni di euro possa arrivare a un debito di tale entità? A riguardo, Elitel non ha dubbi: "Telecom ha violato le norme e per questo motivo ho sporto oggi contro di lei denuncia penale (ieri per i lettori, Ndr.)", dice a
Punto Informatico Giorgio Fatarella, amministratore delegato di Elitel. Ne è alla guida da marzo, "i 95 milioni di euro di debiti scaduti vengono dalla passata gestione".
Per capirci qualcosa bisogna sapere che in questo business Telecom dovrebbe dare all'operatore un credito telefonico (per i servizi all'ingrosso) proporzionato alle effettive capacità di quell'operatore di ripagarlo nel tempo. "Telecom invece per anni ha dato un credito superiore alle garanzie, a Elitel come ad altri operatori. Ci aveva inoltre promesso lo stralcio di parte di quel debito, ma si è rimangiata la parola distaccando le linee", dice Fatarella. Qui si entra nel terreno delle polemiche e delle contrapposte opinioni: solo un giudice potrà stabilire la verità.
Quello che c'è di certo è una notizia che è stata ripresa pochissimo dalla
stampa. È di fine giugno: quattro alti funzionari di Telecom Italia e di Tim sono indagati dalla Procura di Roma per concorso in bancarotta fraudolenta aggravata. In sostanza (si legge nella nota d'agenzia
Radiocor), "secondo gli inquirenti i quattro continuavano a erogare crediti telefonici per conto di Telecom e Tim ad alcune società (la Tc Spa, già Teleque Communications Spa e la Carteque Italia) insolventi, contribuendo a causarne il fallimento e arrecando alle proprie aziende un ammanco di circa 76 milioni". La tesi di fondo (che sta dietro all'indagine) è che un'azienda in difficoltà
non dovrebbe ricevere un credito elevato da Telecom, altrimenti la sua posizione debitoria si aggrava e si contribuisce alla bancarotta.
È come se un'azienda con poche garanzie ottenesse da una banca un super-prestito ingiustificato; se lo tira dietro per anni, non riuscendo mai a ripagarlo, fino a essere costretta (per il peso del debito e dei relativi interessi) a dichiarare bancarotta. Senza prestito, si sarebbe invece limitata a chiudere (senza bancarotta). A che pro Telecom avrebbe avuto manica larga nel concedere crediti? Perché mantenere in vita, forzosamente quanto inutilmente (vista la bancarotta successiva) quegli operatori? È da scoprire, ma secondo Fatarella lo scopo era di ottenere ritorni più alti scommettendo sulla
crescita futura del fatturato degli operatori.
La vicenda è stata ricordata ieri anche da Davide Caparini, deputato della Lega Nord, che per fare chiarezza ha presentato
un'interrogazione parlamentare in Commissione trasporti e telecomunicazioni e ha chiesto che sia sentito il parere dell'Autorità Garante delle Comunicazioni. La tesi di Caparini e di Fatarella è che Telecom abbia distaccato Elitel, rispettando alla lettera le norme e senza concedere altro credito all'operatore, appunto perché scottata dall'indagine della Procura; per evitare, insomma, di ricreare le condizioni che vedono indagati i quattro dirigenti. Telecom invece nega che il caso Elitel sia collegabile a quell'indagine. La partita in corso è un campo di nebbia che ha appena cominciato a schiarirsi.
Alessandro Longo