Alfonso Maruccia

Il robot che (ri)insegna a camminare

Ci lavorano in Germania, nella speranza che le sue capacità permettano di approfondire il funzionamento degli strumenti motori umani. E migliorare gli interventi su lesioni e handicap

Roma - Meno evoluto del ragnetto in grado di costruire una propria coscienza ma più indipendente degli ormai celebri Anybots, il mini-automa a cui stanno lavorando i ricercatori dell'Università di Goettingen in Germania promette in futuro di consentire una migliore comprensione dei meccanismi che sottendono la mobilità degli esseri umani, e in prospettiva di aiutare gli interventi riabilitativi qualora tali meccanismi fossero gravemente danneggiati.

RunBot, questo il nome del piccolo automa - non più alto di 30 centimetri - si è evoluto grandemente rispetto alla sua versione iniziale, riuscendo a sviluppare la capacità di aggiustare il proprio passo e superare con successo una pendenza, secondo quanto riferito dai ricercatori.

Questa sua capacità adattiva è merito dell'occhio a infrarossi che gli è stato installato sul "volto" metallico e niente affatto antropomorfo, grazie al quale l'intelligenza artificiale individua le inclinazioni del percorso che la macchina ha davanti a sé e modifica il passo dopo i primi quattro o cinque tentativi non andati a buon fine.
Il robottino camminanteRunBot è in grado di procedere al ritmo di 3-4 falcate al secondo, una velocità superiore rispetto alla camminata umana media di 1,5-2,5 passi al secondo; al cuore del bot c'è un sistema telecamera-circuiti elettronici che, se non mostra un'intelligenza particolarmente viva e pronta, riesce nondimeno ad imparare dai propri errori. In pratica il drone ruzzola per terra finché non riesce a capire la giusta inclinazione del passo con cui affrontare l'ostacolo o il mutato percorso da seguire.

Florentin Woergoetter, uno dei designer di RubBot, paragona la capacità di apprendimento della sua creatura al modo in cui i bambini imparano a camminare: proprio come gli umani, il cammina-bot si protende leggermente in avanti e fa dei passi più piccoli per superare le sporgenze.

Capire come funziona il movimento di arti completamente artificiali può aiutare a comprendere meglio le corrispondenti capacità umane, sostiene il ricercatore. Studi precedenti suggeriscono come i muscoli del corpo umano siano connessi e funzionanti all'interno di un sistema gerarchico collegato direttamente alla colonna vertebrale, in grado di lavorare con un certo grado di autonomia finché non sia richiesta la supervisione del cervello in caso di azioni articolate e complesse.

Allo stesso modo funziona RunBot, che sfrutta le capacità di controllo del "cervello" - ovvero il sensore a infrarossi e la circuiteria elettronica suddetta - quando occorra adattare la propria camminata alle mutate condizioni ambientali.

"Il robot è essenzialmente un modello di bipede umano che cammina e può essere impiegato per migliorare la comprensione e i metodi di trattamento" delle disfunzioni della macchina umana, sostiene Woergoetter. Tali trattamenti includono terapie riabilitative per chi ha subito gravi danni alla spina dorsale, protesi migliori per le amputazioni e l'obiettivo ambizioso di rendere entrambe i tipi di pazienti di nuovo capaci di sviluppare una mobilità quanto più autonoma è possibile.

Alfonso Maruccia
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