Gaia Bottà

Dieci anni fa il primo blog?

Wall Street Journal celebra il decennale e subito si accende il dibattito sulla collocazione cronologica del fenomeno, ma tutti concordano: il blog è megafono della libera espressione e medium dialogico

Dieci anni fa il primo blog?Roma - "Ho deciso di cominciare a dare conto sulla mia pagina personale delle cose migliori che trovo surfando sul Web, su base giornaliera": questo il proposito di Jorn Barger per il suo sito, che nel dicembre 1997 inizia a proporsi come Robot Wisdom Weblog. Queste tracce giornaliere lasciate sul Web, sfumate con le pagine personali, progressivamente assumeranno un'identità autonoma, delineatasi col germogliare del suo etimo. Col passare degli anni, e con un gioco di parole proposto da Peter Merholtz, il termine "blog" inizierà a guadagnare popolarità, i suoi autori si definiranno blogger, impegnati nella conversazione globale della blogosfera. È Wall Street Journal a confondere un neologismo con un fenomeno, a celebrarne il decennale dando rilievo all'evento con un florilegio di interviste, segnala fra gli altri CrunchGear, non senza qualche perplessità.

Perplessità condivise da Duncan Riley, Scott Rosenberg e Dave Winer, a sua volta festeggiato da ZDNet, che gli attribuisce la paternità del fenomeno-blogging. A parere di Winer il primo blog non può che coincidere con il primo sito Web, http://info.cern.ch/.

È vero però che la costruzione e l'amministrazione di siti e pagine personali richiedeva competenze e procedure inaccessibili ai più: per dar vita a siti essenziali o a coloratissimi affronti all'usabilità era necessario registrare un dominio e sapersi destreggiare con l'HTML. È con l'avvento delle piattaforme che semplificano la pubblicazione dei contenuti online che il fenomeno definito da Dan Gillmor read/write Web entra a far parte del mainstream.
Se i siti personali costituivano spesso uno stratagemma per rendere "ubiqui" i propri archivi e non doverli affidare ai propri hard disk, i blog assumono connotati diversi, sono piuttosto un'interfaccia per comunicare, un mezzo per intessere un dialogo con i netizen che popolano il Web. I blog sono così diventati spazi personali affacciati sulla Rete, deputati alle funzioni più disparate, raccoglitori di foto e di notizie, personalissimi diari di guerra, di vita e di attivismo, veicoli di comunicazione aziendale. Dai politici ai personaggi dello spettacolo come Mia Farrow, si affollano le schiere di coloro che si sono dotati di un blog per interagire con il proprio pubblico, e di coloro che ne hanno affidato la gestione intermittente al proprio ufficio stampa. Una differenza che mette in luce la natura informale e dialogica del mezzo.

Il successo dei blog, come dimostra la recente indagine di Diario Aperto, è imputabile all'umanità del dialogo che si instaura tra il blogger libero e indipendente e il suo pubblico. Blogger che spesso si esprimono sfidando grandi muraglie digitali, come nel recente caso in cui è stato coinvolto Nathaniel Tan, segnalato da Boing Boing: ventiseienne, imprigionato dalla macchina ideologica malese per una foto satirica pubblicata su un blog, accusato di diffondere menzogne e di essere in possesso di documenti riservati.

I blogger, sciolte le briglie dei controlli editoriali, possono scuotere dal basso l'opinione pubblica, possono imporre un'agenda ai media tradizionali. Questa la tendenza individuata e apprezzata da Harold Evans nel suo intervento su Wall Street Journal. Forte della sua esperienza nell'ambito del giornalismo d'inchiesta, Evans ravvisa però nel giornalismo attuale un'eccessiva disinvoltura nel trattare i blog come fossero a priori fonti autorevoli. Certo, non è il caso di generalizzare al pari di Tom Wolfe, giornalista e romanziere troppo precipitosamente dichiarato morto da Wikipedia, che ritiene Web e blogosfera un ricettacolo narcisistico di rumors falsi e tendenziosi. È necessario però, avverte Evans, non farsi ingannare dal fascino del giornalismo grassroot, e continuare a scalfire la superficie incrociando le testimonianze, verificandone l'attendibilità. Al pari di quanto sta avvenendo per il dibattito che tenta di assegnare una collocazione storica al fenomeno-blogging, queste operazioni si risolvono sovente nell'ambito della blogosfera stessa, ecosistema in cui la selezione naturale dell'autorevolezza si compie in un reticolo di link, trackback e commenti. Ecosistema che da dieci anni a questa parte non fa che affollarsi di nuovi partecipanti.

Gaia Bottà
2 Commenti alla Notizia Dieci anni fa il primo blog?
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  • Alla nomination per il "primo blog" aggiungerei anche altri siti:

    "News, Pointers & Commentary" (poi diventato Now This) di Steve Bogard, aperto nel febbraio 1997.
    "The Obvyous Filter" di Michael Slippey, del maggio 1997.
    Granieri, poi, cita "Scripting News" di Dave Winer(che è aperto da aprile 1996, ma che inizialmente non si poteva proprio definibile blog).
    Infine, alcuni, citano la pagina "What's New" di Netscape (1993-1995), che appare più come un protoblog che come un weblog vero e proprio.

    Barger risulterebbe successivo a questi, quindi. Probabilmente è inesatto ritenerlo l'inventore del blog solo perché è stato il primo a definirne le caratteristiche di base e a dargli una "identità".

    Ciao

    il_gianK'
    www.sepropriodevo.blogspot.com
    non+autenticato
  • È un'altra frase di Gilmor che ben riassume l'atteggiamento del blogger che "conversa" con i propri lettori.
    Chi scrive sa che, complessivamente, il suo pubblico è più preparato di lui.
    I giornalisti professionisti sono molto più inclini a fare la lezioncina e difficilmente recepiscono il concetto di
    "comunicazione reticolare"...
    "We the media", che ho già citato qualche giorno fa, è disponibile gratuitamente in pdf (credo che il progetto di traduzione italiana sia naufragato...)