Alfonso Maruccia

Il P2P sconvolge le classifiche musicali

Sempre più radio americane si affidano alle statistiche P2P per determinare quali sono i brani di successo. Una rovina per le hit parade dell'industria basate sulle vendite

Roma - Ironia della sorte o prova definitiva della rivoluzione compiuta dalla condivisione dei contenuti digitali in rete? Il P2P si impone anche nelle radio statunitensi, che ne seguono le tendenze per stabilire le classifiche musicali, mandando in soffitta le hit parade industriali.

Questo e nientemeno è quanto proposto da un articolo del Wall Street Journal che sembra sdoganare definitivamente il fenomeno del P2P, che in superficie l'industria continua a combattere ma che in realtà ne sta modificando profondamente le caratteristiche e i modelli di business. Nelle radio americane, in questi mesi, si ascolta principalmente la musica che "va forte" sulle reti di P2P.

È l'ennesima dimostrazione, dopo gli MP3 sponsorizzati distribuiti sui network "pirata", che il file sharing è sempre al centro dei pensieri dei discografici e dell'industria, e in maniera non necessariamente tutta negativa: la società di ricerche di mercato Mediabase, parte del conglomerato dei media americano Clear Channel Communications, ha stretto una partnership con l'attenta osservatrice dello scambio in rete BigChampagne per usare a vantaggio dei network radiofonici i dati di diffusione carpiti sul P2P.
Quale luogo migliore delle reti di sharing, popolate dai consumatori/ascoltatori più avidi di materiale musicale il più disparato, per individuare i reali trend vincenti e la musica che le persone più ascoltano al di là dei rigidi schemi voluti dalle strategie distributive delle starlette e dello showbiz? Grazie alle sue rodate capacità di indagine statistica del settore, BigChampagne raccoglie i dati utili che poi gira a Mediabase, la quale fa "la soffiata" alle radio partecipanti all'accordo.

Dunque nessuna isteria da crociata legale contro i cattivi pirati del P2P questa volta, ma un approccio pragmatico al peso che, dati alla mano, lo scambio non autorizzato ha sulla distribuzione legale dei contenuti digitali, essendo la seconda una frazione infinitesimale del primo. Gli effetti del nuovo metodo si sono già fatti sentire, riferisce poi il WSJ. Un caso su tutti, la canzone "Pop, Lock and Drop It" di Huey. Il pezzo era in rotazione ad aprile sulla stazione hip-hop Power 106, e gli ascoltatori non sembravano particolarmente propensi a richiederla. I dati di BigChampagne, al contrario, mostravano un notevole scambio del brano sui network P2P, ragion per cui il direttore musicale dell'emittente ha deciso di insistere, venendo infine premiato con il largo successo che la canzone ottiene attualmente.

A dirla tutta, i metodi di "sondaggio" usati per costruire le playlist sono attualmente essi stessi un mix di fonti diverse, incorporando download legali, interviste telefoniche e dati del file sharing. Ma si prevede che questi ultimi acquistino col tempo un'importanza sempre maggiore, fino a divenire il metodo di ricerca principale. Non è poi totalmente chiara la capacità specifica di influenza di un media su un altro: secondo il presidente di Mediabase, aggiungere un brano alla playlist radiofonica spesso porta ad una crescita dei download corrispondenti sul P2P.

Dal canto loro, le major dimostrano di non aver ancora accettato pienamente la realtà fattuale ed incontrovertibile della condivisione musicale senza il loro stringente controllo, e usano il nuovo strumento di indagine con ben più di qualche patema d'animo: "È preoccupante che vi sia così tanta attività (pirata, ndr.) considerata utile", ha dichiarato a riguardo Larry Kenswil, vice-presidente esecutivo delle strategie di business della grande sorella del disco Universal Music Group.

Chi invece è pienamente convinta di quel che fa è l'accoppiata Mediabase-BigChampagne, la cui iniziativa ha avuto successo con una velocità inaspettata portando il duo a siglare accordi con un gran numero di stazioni radiofoniche, ben oltre le 100 emittenti che erano l'obiettivo dell'anno ancora in corso.

Alfonso Maruccia
13 Commenti alla Notizia Il P2P sconvolge le classifiche musicali
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  • Gli avvenimenti che caratterizzano le vicende del P2P possono essere presi a modello e dimostrazione, di come sia un falso mito, quello secondo cui, le aziende promuovano il progresso...

    Esse difendono strenuamente lo status quo, cercando solamente di proporci sempre la solita minestra cercando nel contempo di aumentare continuamente il profitti sui loro prodotti stantii...
    non+autenticato
  • se si può definire così, fa proprio schifo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: floriano
    > se si può definire così, fa proprio schifo.
    Come hai fatto ad ascoltarla, hai comprato il disco ?
  • - Scritto da: Il Castiglio

    > Come hai fatto ad ascoltarla, hai comprato il
    > disco
    > ?

    se è per questo potrebbe averla sentita passare alla radio, in un bar, su mtv, in un supermercato, ecc. ecc.
    che ne sai te?
  • > se è per questo potrebbe averla sentita passare
    > alla radio, in un bar, su mtv, in un
    > supermercato, ecc.
    > ecc.
    > che ne sai te?

    Fai prima ancora, vai su youtube.
    http://www.youtube.com/watch?v=YniDowiAHGE
    Comunque sì ... è una canzone di merda.
    Dai diciamocelo: fra le piaghe colpevoli dei bassi introiti del mercato musicale c'è il mercato musicale stesso.
    non+autenticato
  • - Scritto da: floriano
    > se si può definire così, fa proprio schifo.

    anche a me non piace
    ma è un parere soggettivo
    probabilmente a chi piace il RAP piaceSorride
  • ...di chi vuole a tutti i costi abbattere e distruggere il p2p (vedasi varie majors)..
    ormai è così, e bisogna farsene una ragione.
  • Tempo fa ho letto di qualcosa riguardante i cicli economici, la distruzione-creazione delle forme di produzione e distribuzione di beni (in questo caso i contenuti digitali), con la conseguente necessità di riassestamento del processo nel contesto sociale (leggi posti di lavoro persi/nuovi posti e opportunità fisiologicamente generate).

    Si chiama progresso, e le major hanno poco o niente a che fare con esso. Questo nel pezzo non ce l'ho scritto, ma mi sembra soltanto buon senso, e invece pensa un pò sono probabilmente considerabile come un pericoloso pirata che affama Spielberg, o i novelli Kevin Smith, REM, Radiohead o chi per essi. Contenti loro, io mi divertirò a vedere i dinosauri estinguersi dalla mia VPN oscura come la notte....
  • Ora queste radio devono stare attente, le major le possono considerare pirate, e le denunceranno per favoreggiamento alla violazione del diritto d'autore, se fosse tecnologicamente possibile considererebbero violato il d.d.a anche se un canticchia una canzone per strada senza averne precedentemente acquistato la licenza per farlo!!!
  • - Scritto da: claudio1980
    > Ora queste radio devono stare attente, le major
    > le possono considerare pirate

    Ti droghi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Alfonso Maruccia
    > Tempo fa ho letto di qualcosa riguardante i cicli
    > economici, la distruzione-creazione delle forme
    > di produzione e distribuzione di beni (in questo
    > caso i contenuti digitali), con la conseguente
    > necessità di riassestamento del processo nel
    > contesto sociale (leggi posti di lavoro
    > persi/nuovi posti e opportunità fisiologicamente
    > generate).

    Come già detto da altri, anch'io credo che saranno più i posti che vanno a sparire rispetto a quelli che vengono creati. Comunque c'è una rivoluzione innegabile nel settore (o meglio, in tutti i settori).

    > Si chiama progresso, e le major hanno poco o
    > niente a che fare con esso. Questo nel pezzo non
    > ce l'ho scritto, ma mi sembra soltanto buon
    > senso, e invece pensa un pò sono probabilmente
    > considerabile come un pericoloso pirata che
    > affama Spielberg, o i novelli Kevin Smith, REM,
    > Radiohead o chi per essi. Contenti loro, io mi
    > divertirò a vedere i dinosauri estinguersi dalla
    > mia VPN oscura come la
    > notte....

    Il discorso è pericoloso (per loro) perchè rischiano davvero di venire affamati dalla distribuzione senza controllo del P2P. E sarà sempre peggio negli anni a venire. O si adeguano al mondo che cambia e trovano un altro modo di batter cassa, oppure l'unica strada è quella di una tecno-dittatura che mi sembra (spero) sia ormai impraticabile.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nimo Ano

    > Il discorso è pericoloso (per loro) perchè
    > rischiano davvero di venire affamati dalla
    > distribuzione senza controllo del P2P.

    Ciao, al momento non ho il tempo di rintracciare l'origine di quanto cito, cmq, parrebbe che i profitti derivanti alle major dal diritto d'autore siano in costante crescita a dispetto del P2P etc...

    sono stata adolescente quando il mezzo di diffusione musicale più quotato era rappresentato dalle audio cassette, a scuola e con gli amici ci si scambiava una quantità industriale di cassette 'sdoppiate' ciascuno di noi ragazzini ne aveva scafali stracolmi e si girava coi walkman nel marsupio e gli auricolari nelle orecchie. Intenret era ben lontana... tuttavia, se una cosa ti piaceva veramente, acquistare il vinile o la 'musicasetta' (ma chi di voi riesce a ricordare questo termine senza sorridere?) era una cosa naturale. La cassetta originale costava una fesseria, il vinile costava un po di più ma faceva ficoA bocca aperta
    Lo scambio di materiale coperto da diritti tra più o meno giovani c'è sempre stato, e per la mia esperienza risultava propedeutico all'acquisto, si attuava una specie di selezione. Mi viene difficile comprendere tutta questa frenetica eccitazione delle corporazioni musicali e non... a mio parere se morisse il P2P sarebbe peggio per loro
    non+autenticato
  • non posso che essere daccordo con te, anche io ricordo quei tempi manco troppo lontani (io sono del 73) il 70 % di quello che ascoltavo era duplicato perche' la grana nn bastava per tutto, pero' come ero orgoglioso delle mie cassette originali ! almeno una al mese la compravo (era dura con la mia paghetta) ora sono 4 anni che nn compro un cd.... spetta, quello di skin e' originale e anche un doppio dvd dei pink floyd, pulse... una vera opera d'arte.

    quello che ci frena molte volte sono i contenuti nn all'altezza, i timori di una volta sono li stessi di oggi, adesso lo compro, ma poi mi piacera tutto? il p2p sopperisce a tutto questo, visto che in radio ci fanno sentire solo i singoli che fanno da traino a un album.

    Hermes
    non+autenticato