Italia.it costerà molto di più

Italia.it costerà molto di più

Il conto totale arriverà a quota 58 milioni di pubblici euro. Lo dice il Governo. Che punta a ripresentare il più costoso sito italiano mai realizzato il prossimo febbraio 2008
Il conto totale arriverà a quota 58 milioni di pubblici euro. Lo dice il Governo. Che punta a ripresentare il più costoso sito italiano mai realizzato il prossimo febbraio 2008

Dopo l’ intervista di Punto Informatico a Lelio Alfonso in cui si accennava alla vicenda di Italia.it, il blog Scandaloitaliano , che da sempre segue la vicenda molto da vicino, ha sottoposto al responsabile della comunicazione di Governo alcune domande circostanziate , per ottenere precisi dati sullo stanziamento dei fondi . Luca Carlucci, tra gli autori del blog, armato di tastiera e pazienza ha preparato ed inviato un meticoloso riassunto dei fatti ed ecco cosa è emerso dai riscontri di Alfonso, dati che anche rettificano molte precedenti dichiarazioni.

Secondo i calcoli di Scandaloitaliano , integrati da Alfonso, gli stanziamenti destinati al progetto Italia.it promosso dall’ex ministro Lucio Stanca, ammontano a 58,1 milioni di euro . La somma ad oggi impegnata è di 35,9 milioni di euro (di cui 23,1 alle regioni). Restano perciò 22,2 milioni di euro da impegnare, di cui circa 11, secondo quanto dichiarato, saranno utilizzati espressamente per il Portale. A queste cifre si potrebbero aggiungere eventuali altri stanziamenti, molto improbabili, ma tecnicamente possibili.

Alfonso afferma anche: “La doverosa premessa è che solo pochi giorni fa, a Trieste, il Ministro Rutelli ha annunciato che il portale Italia.it “nella sua versione definitiva e validata” sarà disponibile per la Borsa Internazionale del Turismo del 2008 (BIT 2008), chiarendo dunque che si è ancora in una fase operativa piuttosto lunga”.

Questo cosa significa? Innanzitutto che molto probabilmente non c’è ancora un progetto tecnico operativo , e ancor più probabilmente non c’è mai stato. Nel 2004 si è partiti con l’idea, in sé molto lungimirante, di fare un colossale investimento sulla promozione turistica via web, ma si è finiti con una cosa all’italiana , fra amici, tarallucci e vino, che col passare degli anni è diventato aceto. Cambiato governo, cambiati gli intenti, è rimasto l’aceto. Ed è così che lo stesso Rutelli, lo scorso febbraio, lo presenta in pompa magna. E se al primo assaggio non ci ha creduto nessuno , la speranza del Governo è che alla BIT del 2008 le cose vadano diversamente.

Fin dal primo brindisi del febbraio 2007, come ben sanno i lettori di Punto Informatico , sono scoppiate proteste che hanno avuto grande eco, culminate in una petizione e nell’istituzione ad aprile di quest’anno di una commissione d’inchiesta da parte del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella P.A. Luigi Nicolais. Le commissioni d’inchiesta, si sa, sono un pallino della politica italiana. Ma secondo le dichiarazioni di Alfonso a Scandaloitaliano questa volta “appena la Commissione presenterà al ministro le risultanze dell’inchiesta, farò in modo che ci sia una comunicazione trasparente di quanto emerso”. Il segnale è indubbiamente positivo . Ma i dubbi restano. Soprattutto sui soldi già impegnati (circa 36 milioni). La fetta più importante è data dai 23 milioni destinati alle regioni, che dovrebbero utilizzarli per produrre contenuti ad hoc e rendere quelli attualmente presenti in rete interoperabili con la piattaforma di Italia.it.

A coordinare tutto dovrebbe pensarci il Comitato del Portale (composto dai rappresentanti delle regioni, dei Ministeri e delle categorie interessate degli enti locali, ANCI e UPI). Sul fatto che si riesca a mettere d’accordo 20 diverse amministrazioni su un progetto unitario (tra l’altro non ancora pubblicato), c’è forse la stessa probabilità che quest’estate Di Pietro e Mastella vadano in vacanza assieme. Ma si può sperare, impostando il dialogo su quella linea di correttezza mostrata da Alfonso in questa vicenda e prendendo spunto da quei progetti del web istituzionale seriamente strutturati .
Una cosa è certa. Alla BIT 2008 saranno in molti col bicchiere pronto, e pochi accetteranno un altro calice d’aceto costato milioni di euro.

Luca Spinelli
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Roma – 58 milioni di euro è una cifra spaventosa per realizzare un qualsiasi progetto di comunicazione e servizio, sia anche un portale web dedicato ad un settore strategico per l’economia del paese. Ancor più spaventosa perché non proviene da capitali privati di un comparto ricco come pochi altri ma viene dai soldi dei contribuenti che, loro malgrado, hanno investito per anni in un progetto fallito due volte. La prima quando è stata annunciata una data di lancio che non è stata rispettata , la seconda quando il lancio è arrivato , rivelandosi disastroso, palesando in pochi istanti come denari pubblici fossero stati spesi, quanto poco si fosse investito in competenze, quanto lontano ci si fosse spinti nel giocare con i fondi pubblici, anche con quelli prelevati dalle tasche di chi il turista non può nemmeno permettersi di farlo, circa metà delle famiglie italiane.

Sarebbe facile cedere alla tentazione del chiedersi cos’altro si sarebbe potuto fare con quelle vagonate di sesterzi romani (Eliminare il digital divide? Mettere alcune postazioni informatiche in tutte le classi d’Italia? Far ridere la fibra ?) ma già moltissimo è stato detto su questo punto quando ancora si credeva che la spesa totale prevista fosse di “solo” 45 milioni di euro e non di 58, il denaro che come ora sappiamo il Governo è impegnato a spendere.

Ed è invece significativo che l’unico modo per riuscire a sapere come stiano davvero le cose siano stati due interventi di un responsabile del Governo, prima su Punto Informatico e poi su ScandaloItaliano. Difficile dimenticare come dinanzi a tutto quello che è accaduto, alle polemiche che, come mai prima, hanno investito un progetto governativo in rete, alla reazione indignata di tutti i protagonisti del web nostrano, il Governo non abbia voluto diffondere la documentazione relativa all’intero progetto del portale. Informazioni che naturalmente non riguardano in primis il Governo, riguardano più di chiunque altro, invece, i contribuenti che volenti o nolenti si sono visti sfilare i propri soldi dalle tasche per foraggiare un’impresa pubblica costosissima. Non aver diffuso quei documenti di certo non contribuisce a rafforzare l’Esecutivo né aiuta a riavvicinare i cittadini alla politica.

È inutile chiedersi cos’altro si sarebbe potuto fare con quei soldi anche perché, tanto, altro non si farà, perché una parte consistente di quei denari è già stata spesa e perché il claudicante progetto voluto da Stanca non è stato fermato, quantomeno ridisegnato, dall’attuale Governo, che ha anzi insistito su quella stessa strada rilanciando sul tavolo da poker con fiches che valevano milioni di pubblici euro e mostrando infine le carte, ossia il sito: una coppia di 7. Un bluff.

C’è davvero chi spera che a BIT 2008 si compia il miracolo, che venga presentato un sito che faccia capire che 58 milioni di euro è una cifra che può avere un senso di qualche genere. È la speranza cieca di chi in questi mesi ha consegnato ancora una volta più di metà di quello che guadagna allo Stato, la speranza che quanto accaduto possa avere un senso e che pagare le imposte non significhi necessariamente gettare banconote in discarica. Il problema è che non serve chiamarsi Cassandra per sapere che il prossimo febbraio, sempre che la data venga rispettata, ci ritroveremo bene che vada con un sito con qualche informazione in più, qualche problema tecnico in meno e qualche effettino speciale piazzato nei punti giusti. I denari che non sono ancora stati spesi sono però già stati cambiati in fiches.

Sarebbe politically correct chiudere consegnando a queste pagine qualche speranza più concreta ma non è il caso, anche perché in tutta questa faccenda la politica corretta non s’è vista affatto. Possiamo però iscrivere qualche desiderio all’ordine del giorno: blocco totale della spesa per i fondi non ancora buttati via, ristrutturazione del portale come strumento aperto e collaborativo, wiki e strumenti web 2.0, attivazione di una rete di supporto e re-design di chi in rete ci lavora, come già si era tentato di fare. Ma i desiderata , si sa, servono a poco quando tutto è già deciso. Quei 58 milioni non sono i primi soldi pubblici che in Italia svaniscono in un bluff malgiocato sul tavolo verde. E ci sarebbe da stupirsi se fossero anche gli ultimi a finire così.

Paolo De Andreis
Il blog di pda

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Pubblicato il
30 lug 2007
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