lunedì 30 luglio 2007

Italia.it costerà molto di più

Il conto totale arriverà a quota 58 milioni di pubblici euro. Lo dice il Governo. Che punta a ripresentare il più costoso sito italiano mai realizzato il prossimo febbraio 2008

Roma - 58 milioni di euro è una cifra spaventosa per realizzare un qualsiasi progetto di comunicazione e servizio, sia anche un portale web dedicato ad un settore strategico per l'economia del paese. Ancor più spaventosa perché non proviene da capitali privati di un comparto ricco come pochi altri ma viene dai soldi dei contribuenti che, loro malgrado, hanno investito per anni in un progetto fallito due volte. La prima quando è stata annunciata una data di lancio che non è stata rispettata, la seconda quando il lancio è arrivato, rivelandosi disastroso, palesando in pochi istanti come denari pubblici fossero stati spesi, quanto poco si fosse investito in competenze, quanto lontano ci si fosse spinti nel giocare con i fondi pubblici, anche con quelli prelevati dalle tasche di chi il turista non può nemmeno permettersi di farlo, circa metà delle famiglie italiane.

Sarebbe facile cedere alla tentazione del chiedersi cos'altro si sarebbe potuto fare con quelle vagonate di sesterzi romani (Eliminare il digital divide? Mettere alcune postazioni informatiche in tutte le classi d'Italia? Far ridere la fibra?) ma già moltissimo è stato detto su questo punto quando ancora si credeva che la spesa totale prevista fosse di "solo" 45 milioni di euro e non di 58, il denaro che come ora sappiamo il Governo è impegnato a spendere.

Ed è invece significativo che l'unico modo per riuscire a sapere come stiano davvero le cose siano stati due interventi di un responsabile del Governo, prima su Punto Informatico e poi su ScandaloItaliano. Difficile dimenticare come dinanzi a tutto quello che è accaduto, alle polemiche che, come mai prima, hanno investito un progetto governativo in rete, alla reazione indignata di tutti i protagonisti del web nostrano, il Governo non abbia voluto diffondere la documentazione relativa all'intero progetto del portale. Informazioni che naturalmente non riguardano in primis il Governo, riguardano più di chiunque altro, invece, i contribuenti che volenti o nolenti si sono visti sfilare i propri soldi dalle tasche per foraggiare un'impresa pubblica costosissima. Non aver diffuso quei documenti di certo non contribuisce a rafforzare l'Esecutivo né aiuta a riavvicinare i cittadini alla politica.
È inutile chiedersi cos'altro si sarebbe potuto fare con quei soldi anche perché, tanto, altro non si farà, perché una parte consistente di quei denari è già stata spesa e perché il claudicante progetto voluto da Stanca non è stato fermato, quantomeno ridisegnato, dall'attuale Governo, che ha anzi insistito su quella stessa strada rilanciando sul tavolo da poker con fiches che valevano milioni di pubblici euro e mostrando infine le carte, ossia il sito: una coppia di 7. Un bluff.

C'è davvero chi spera che a BIT 2008 si compia il miracolo, che venga presentato un sito che faccia capire che 58 milioni di euro è una cifra che può avere un senso di qualche genere. È la speranza cieca di chi in questi mesi ha consegnato ancora una volta più di metà di quello che guadagna allo Stato, la speranza che quanto accaduto possa avere un senso e che pagare le imposte non significhi necessariamente gettare banconote in discarica. Il problema è che non serve chiamarsi Cassandra per sapere che il prossimo febbraio, sempre che la data venga rispettata, ci ritroveremo bene che vada con un sito con qualche informazione in più, qualche problema tecnico in meno e qualche effettino speciale piazzato nei punti giusti. I denari che non sono ancora stati spesi sono però già stati cambiati in fiches.

Sarebbe politically correct chiudere consegnando a queste pagine qualche speranza più concreta ma non è il caso, anche perché in tutta questa faccenda la politica corretta non s'è vista affatto. Possiamo però iscrivere qualche desiderio all'ordine del giorno: blocco totale della spesa per i fondi non ancora buttati via, ristrutturazione del portale come strumento aperto e collaborativo, wiki e strumenti web 2.0, attivazione di una rete di supporto e re-design di chi in rete ci lavora, come già si era tentato di fare. Ma i desiderata, si sa, servono a poco quando tutto è già deciso. Quei 58 milioni non sono i primi soldi pubblici che in Italia svaniscono in un bluff malgiocato sul tavolo verde. E ci sarebbe da stupirsi se fossero anche gli ultimi a finire così.

Paolo De Andreis
Il blog di pda
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