Dario Bonacina

Bell, evasione fiscale nella cessione Telecom

L'Agenzia delle Entrate pretende 1,6 miliardi di euro per la plusvalenza ottenuta nel 2001 dalla cessione del controllo di Telecom da parte di Bell, società capitanata dal finanziere Emilio Gnutti

Milano - 1,6 miliardi di euro. A tanto ammonta la cifra chiesta dall'Agenzia delle Entrate ai soci della società Bell che, nel 2001, hanno ceduto il pacchetto azionario di controllo di Telecom Italia a Marco Tronchetti Provera. Motivo, un'evasione di imposta ammontante a 600 milioni di euro, gravata da un miliardo di euro per sanzioni.

Secondo quanto riportato ieri dai quotidiani nazionali, la Bell - società facente capo al finanziere Emilio Gnutti - cedette sei anni fa il controllo della compagnia telefonica alla cordata Pirelli-Benetton, realizzando una plusvalenza calcolata in circa due miliardi di euro. Plusvalenza "su cui però - specifica il Corriere - lo Stato italiano non ha mai incassato neppure un soldo di tasse sui profitti".

La contestazione si basa - tra l'altro - sul fatto che la società Bell, con sede in Lussemburgo, è ritenuta dal Fisco una società italiana a tutti gli effetti, controllata dalla Hopa SpA e partecipata da altre società, italiane e straniere. E, di conseguenza, non sarebbe da assoggettare alla legislazione fiscale lussemburghese, che prevede l'esenzione sulle plusvalenze ottenute dalla cessione di partecipazioni azionarie.
La vicenda è comunque articolata: a questo indirizzo è possibile leggere lo speciale dedicato da laRepubblica, mentre questo è l'articolo che il Corriere della Sera ha dedicato al caso.
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