giovedì 6 settembre 2007

SIAE, diritto d'autore e webradio

di Gianluca Navarrini - Come e perché ci sono funzionalità della rete che non decollano? Le licenze sbandierate dalla SIAE stanno davvero aiutando il settore? E perché una licenza può bastare ad una radio ma non ad una webradio?

SIAE, diritto d'autore e webradioCiò detto, resta da riflettere sugli aspetti, per così dire, macroeconomici di simili modelli contrattuali, visto che - in realtà - la webradio è indubbiamente una forma relativamente nuova di broadcasting e che tale attività (quando sia esercitata con criteri di economicità e per fini di profitto) è qualificabile senza dubbio come attività di impresa.

Ebbene, modelli contrattuali sul genere di quello testè esaminato non aiutano il diffondersi delle webradio, lasciate nell'incertezza sulla portata oggettiva della licenza d'uso acquisita. Immaginiamo cosa accadrebbe se un contratto di franchising non determinasse l'oggetto dell'attività del concessionario o attribuisse al concedente il diritto di mantenere vincolata la controparte senza alcun onere per sé: nessuno stipulerebbe tali contratti e le attività in franchising scomparirebbero in un batter d'occhio.

Indubbiamente certi modelli contrattuali non si rivelano utili ad un pieno ed armonico sviluppo del mercato (inteso come luogo virtuale in cui competono, nell'offerta di beni e servizi, più soggetti in posizione di sostanziale parità).
Alzando per un momento gli occhi ad osservare il complessivo panorama, sembra che - e non è un fenomeno solo italiano - vi sia la ferma volontà di rallentare (per quanto possibile) il decollo di alcune funzionalità della Rete (laddove la rete, almeno fino ad ora, costituisce un mercato troppo vasto per essere controllato da pochi grandi operatori ed ancor più dove la rete non è più o non è ancora mercato). Il pretesto è costituito dal diritto d'autore, ma l'obiettivo è quello di favorire non gli autori (di cui non importa nulla a nessuno, a meno che non si siano rivelati galline dalle uova d'oro) ma di impedire il sorgere ed il consolidarsi di forme di business più efficienti e meno costose.

Il discorso torna - come un vecchio vinile rigato che fa "incantare" la puntina - sul ruolo pervasivo delle majors nella società dell'informazione e sulla loro pervasiva e strisciante capacità di condizionare le scelte politiche (a livello pubblico) e contrattuali (a livello privato), imponendo regole standard in grado di scontentare tutti, fuorché i loro azionisti di riferimento. E sarebbe opportuno aprire un tavolo di discussione su altri modelli contrattuali (non su quelli di licenza d'uso), relativi alla corporate governance e alle concentrazioni anticoncorrenziali di tali imprese, visto che:
a) da una parte - nella prospettiva classica - all'interesse dei manager (all'apprezzamento delle azioni, per poter lucrare sui compensi o, peggio, sulle stock options) e dei soci investitori (alla ripartizione degli utili) occorre contrapporre i cosiddetti "interessi ulteriori" e, in particolare, quello della collettività dei consumatori;
b) dall'altra - e alludo alle pratiche anticoncorrenziali - i monopoli (di fatto o di diritto) non sono quasi mai auspicabili (per ragioni di efficienza economica facilmente intuibili), a maggior ragione se il mercato di riferimento è l'intero Pianeta.

Le imprese che "maneggiano" prodotti coperti da diritto d'autore, infatti, rivestono un ruolo di una certa importanza nella "catena di montaggio" del bene immateriale "cultura" e nella crescita o nell'involuzione - o, se si preferisce, nel rattrappimento - spirituale e civile degli individui. Lasciare nelle mani di un gruppo ristretto di società globali (cioé, mondiali) le industrie della discografia, dell'editoria, del cinema e delle trasmissioni radiotelevisive può determinare danni irreparabili all'Uomo ed al suo sistema valoriale e culturale.

Alla scarsa sensibilità delle majors per gli "interessi ulteriori" di cui si è detto e per il pluralismo (e dunque la concorrenza) di mercato deve aggiungersi - tra i fattori di pericolo - l'elemento anticoncorrenziale per eccellenza: il monopolio d'autore. Sul tema si è già discusso, sempre sul blog di Chartitalia, un po' di tempo fa, e non sto ora a ripetere tutto quanto si è detto.

Free Culture
Per chiudere, mi fa piacere riportare un breve passo - in cui il mio pensiero si identifica - tratto dall'opera del giurista americano Lawrence Lessig, Free culture (tr. it. Cultura libera, Apogeo, 2005):
"Una cultura libera non è priva di proprietà; non è una cultura in cui gli artisti non vengono ricompensati. Una cultura senza proprietà, in cui i creatori non ricevono un compenso, è anarchia, non libertà. E io non intendo promuovere l'anarchia.
Al contrario, la cultura libera che difendo (...) è in equilibrio tra anarchia e controllo. La cultura libera, al pari del libero mercato, è colma di proprietà. Trabocca di norme sulla proprietà e di contratti che vengono applicati dallo stato. Ma proprio come il libero mercato si corrompe se la proprietà diventa feudale, anche una cultura libera può essere danneggiata dall'estremismo nei diritti di proprietà che la definiscono."


Gianluca Navarrini

Nota
Si autorizza chiunque lo ritenga alla pubblicazione ed alla diffusione del sopra esteso articolo, a patto che l'uso dello stesso avvenga senza scopo di lucro, senza tagli, alterazioni o modifiche al testo e con la chiara indicazione della paternità dello stesso.
23 Commenti alla Notizia SIAE, diritto d'autore e webradio
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  • Desidero, prima di ogni cosa, complimentarmi con l'autore dell'articolo: preciso, dettagliato e chiaro. Ha analizzato il problema egregiamente!

    Mi complimento anche con la redazione per la scelta. Pubblicare un articolo così è tutt'altro che banale...

    ...Così come non si può banalizzare la discrepanza rilevata fra il contratto di licenza AWR ed il regolamento S.I.A.E.... Soprattutto considerando l'organo in questione e la mole dello staff che lo compone...

    Quello che sento di aggiungere è "semplicemente" questo... Forse è arrivato il momento di rivalutare il "come" gestire il diritto d'autore, dal punto di vista commerciale, da parte della S.I.A.E., per contestualizzarlo alla nostra epoca.

    Basti pensare che, ad esempio, un editore non può trasmettere nella propria web-radio una canzone se questa è stata acquistata via internet. Deve possedere obbligatoriamente il CD con il famoso "bollino". Niente di più insensato visto che l'on-line store rilascia una ricevuta a chi acquista il brano... E così come la rilascia a quella persona (l'editore radiofonico), potrebbe tranquillamenete rilasciarne una copia anche alla S.I.A.E.... Il tutto per via telematica...

    Concludo dicendo che forse una raccolta di 500.000 firme è impensabile per un "problema" come questo, dato che gli italiani, in genere, non conoscono questo tipo di problematiche. Bisogna sperare, più che altro, che qualche minstro o deputato illuminato si lasci affiancare da uno staff tecnico ed inizi ad analizzare seriamente la questione "diritto d'autore".
    non+autenticato
  • Cito:
    "gli autori ed editori che - iscrivendosi alla SIAE (giova ricordare che l'iscrizione non è obbligatoria)"

    Sono un musicista, anche un autore. L'iscrizione non obbligatoria alla siae è un presupposto erroneo. Visto che com'è detto
    Cito:
    "La SIAE, per espressa previsione di legge (art. 180 LDA) è monopolista nelle attività di intermediazione relative alle opere dell'ingegno tutelate dalla legge sul diritto d'autore."
    Il che vuol dire che di fatto io non posso rivolgermi ad altre società a meno che io desideri non tutelare la mia opera.
    Inoltre l'enpals, che è obbligatoria per avere l'agibilità fa controlli sui resoconti fiscali proprio tramite la siae.
    Per finire, se un'altro gruppo deposita alla siae un'opera identica alla mia prima di me, la sua viene identificata come opera originaria rubandomi di fatto tutti i diritti (non che i futuri proventi). Quindi siamo costretti DI FATTO a depositare il nostro materiale alla SIAE non essendoci società alternative con gli stessi poteri e le stesse funzionalità.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Cito:
    > "gli autori ed editori che - iscrivendosi alla
    > SIAE (giova ricordare che l'iscrizione non è
    > obbligatoria)"
    >
    > Sono un musicista, anche un autore. L'iscrizione
    > non obbligatoria alla siae è un presupposto
    > erroneo. Visto che com'è detto
    >
    > Cito:
    > "La SIAE, per espressa previsione di legge (art.
    > 180 LDA) è monopolista nelle attività di
    > intermediazione relative alle opere dell'ingegno
    > tutelate dalla legge sul diritto
    > d'autore."
    > Il che vuol dire che di fatto io non posso
    > rivolgermi ad altre società a meno che io
    > desideri non tutelare la mia
    > opera.
    > Inoltre l'enpals, che è obbligatoria per avere
    > l'agibilità fa controlli sui resoconti fiscali
    > proprio tramite la
    > siae.
    > Per finire, se un'altro gruppo deposita alla siae
    > un'opera identica alla mia prima di me, la sua
    > viene identificata come opera originaria
    > rubandomi di fatto tutti i diritti (non che i
    > futuri proventi). Quindi siamo costretti DI FATTO
    > a depositare il nostro materiale alla SIAE non
    > essendoci società alternative con gli stessi
    > poteri e le stesse
    > funzionalità.

    Non è proprio cosi. Mai sentito dire che esiste la paternità di diritti tramite atto notarile?

    La SIAE non è una mafia, anche se ci si avvicina paurosamente. Per questo motivo, è possibile avere paternità di un opera anche senza interpellarli.

    Se poi intendi lucrare sulle tue opere (non che sia sbagliato, dipende dal concetto che si ha di diritto d'autore) allora si, devi affiliarti alla SIAE, almeno finchè l'Italia non sarà in grado di sollevarsi contro la dittatura della mente.
    non+autenticato
  • E' sempre possibile rivolgersi ad istituti analoghi alla Siae. La Gema, ente tedesco preposto alla tutela della proprietà intellettuale, offre condizioni d'iscrizione molto vantaggiose.
    non+autenticato
  • Sono questo genere di articoli documentati, analitici, comprensibili anche ai non addetti ai lavori ma non per questo semplificativi che mi fanno leggere PI.

    I miei apprezzamenti all'autore e a chi lo pubblica.
    non+autenticato
  • Io non solo per questi ma anche per questi. Mi unisco ai complimenti.
    non+autenticato
  • Mi unisco ai complimenti.
    Veramente

    Una fucilata chiara e precisa...

    So che la redazione ha già da fare un brutto lavoro ma sarebbe preferibile (per PI) puntare molto di piu su articoli come questo.

    Questi sono quelli che si bookmarcano, quelli il cui link gira in ufficio e viene archiviato da tutti...

    Grazie
    non+autenticato
  • La siae non è altro che una società pubblica che però si occupa di interessi privati.
    Non tutela i beni, ma gli autori, ma c'è già il Ministero dei beni culturali con relative sovrintendenze per questo...
    Fa cause STUPIDE e regolamenti per auto regolarsi...
    Tutto "solo" per il 10 % del costo dell'opera d'arte...
    MA PERCHE' GLI ARTISTI , O PSEUDO TALI, NON SI CANCELLANO DALLA SIAE?
    SOLO COSì FINIREBBE STA MANFRINA!
    Ma non lo fanno per loro interesse.....
    Lessing ha rilasciato il libro in cc, scaricabile, renato zero col cavolo rilascerebbe una sua canzone in cc, o pagando anche solo il giusto prezzo, per intenderci 1 euro....
    non+autenticato
  • Quand'è che si fa ?
    Sarebbe anche ora...
    non+autenticato
  • Documentati e inizia la raccolta firme Sorride
  • Sono d'accordo!
    Dove devo firmare??
    non+autenticato
  • E allora iniziate da qui:

    http://www.petitiononline.com/
    non+autenticato
  • - Scritto da: Blah
    > E allora iniziate da qui:
    >
    > http://www.petitiononline.com/

    c'è già:
    http://www.petitiononline.com/siae/petition.html

    edit:
    e questa:
    http://www.petitiononline.com/StopSIAE/petition.ht...

    in italia, comunque ci vogliono 500.000 mila firme reali non virtuali (credo)
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    Modificato dall' autore il 06 settembre 2007 11.34
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  • DISCLAIMER: non sono un avvocato, mi sono solo interessato degli argomenti. "IANAL" (I Am Not A Lawyer), direbbero oltre oceano.

    Se vi interessa davvero impegnarvi nell'esercitare i vostri diritti, tramite uno dei due istituti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, date un'occhiata a questi testi:

    * Articoli 71 e 75 della Costituzione

    "Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. "

    "E` indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali."

    * Legge 352 del 1970
    - modalità di raccolta, ovvero tipo di fogli da usare, quali dati segnare insieme alla firma, etc. etc.
    - dove presentare la domanda, ovvero in Corte di Cassazione
    - come far autenticare le firme, ovvero attualmente, da un notaio o da un giudice di pace o altra' autorità

    * Legge 53 del 1990 (modifiche alle normative precedenti)

    E forse ce ne sono altre ancora, piu' recenti, ma che non ho trovato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: NoSIAE
    > Quand'è che si fa ?
    > Sarebbe anche ora...
    non+autenticato
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