Alfonso Maruccia

Ricercatore paga per usare un proprio articolo CC

Dopo i video, le pubblicazioni scientifiche: la Sindrome da Copyright Impazzito dilaga negli ambienti universitari britannici, con effetti perversi e abusi a catena

Roma - La Rete ha prodotto l'ennesima dimostrazione del fatto che l'equilibrio del copyright, che dovrebbe garantire la diffusione dei prodotti culturali di interesse pubblico, è stato letteralmente stracciato da leggi tirate come corde di violino da chi si fa scudo del diritto d'autore per ogni genere di mercimonio. Peter Murray Rust, chimico dell'Università di Cambridge, dice di aver "perso le parole" quando ha scoperto che un suo studio, distribuito sotto licenza Creative Commons, veniva riproposto da un giornale accademico al modico prezzo di 48 dollari.

L'articolo è stato pubblicato online da Oxford Journals: il professore spiega che seguendo il link dell'opzione "Request Permission", per ottenere il beneplacito di riutilizzare lo studio in altre pubblicazioni, si è trovato davanti alla richiesta di pagamento della cifra indicata. In sostanza, riassume Rust, la pubblicazione del prestigioso ateneo vuole usare un suo articolo, su cui il professore detiene tutti i dirtti e che è stato distribuito per usi esplicitamente non commerciali, per vendere la sua stessa proprietà intellettuale senza autorizzazione o permesso, contro i termini di licenza con cui essa è apparsa in rete e per tirar su un profitto che ha ben poco di lecito.

Come nel caso del video su YouTube su cui Viacom pretende di far valere i suoi propri diritti scavalcando in toto quelli dell'autore originario, il nuovo "esproprio" di una licenza esplicita in ambito Creative Commons, che nega categoricamente l'utilizzo commerciale delle opere distribuite, getta l'ennesima ombra scura sull'attuale significato dei "diritti" in rete così come vengono interpretati da certi editori.
"Se si tratta, come io spero senza troppo convincimento, di un semplice errore allora le mie critiche possono apparire dure" scrive il professor Rust. Ma anche se si rivelasse incredibilmente come tale, la vicenda rappresenta comunque "parte di un fallimento sistemico dell'industria" nel promuovere l'Accesso Aperto ai contenuti sul web.

La pubblicazione di Oxford è ad accesso completamente libero, con tutte le conseguenze che la licenza CC comporta, lamenta l'accademico, e pertanto non esistono giustificazioni che tengano nell'includere un link che chiede soldi in cambio di un diritto di riutilizzo già garantito di per sé alla (e dalla) fonte.

Alfonso Maruccia
22 Commenti alla Notizia Ricercatore paga per usare un proprio articolo CC
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  • Ci sono varie forme della licenza CC che ricordo : "╚ una limitazione dei diritti di autore esistenti".

    In pratica se scelgo di divulgare informazioni mediante CC non acquisisco ma perdo parte dei miei diritti che per legge mi sono riconosciuti, come quello di farmi pagare se qualcuno utilizza il mio articolo.

    Ci sono interessanti questioni legali per esempio sull'opera derivata, se non si impedisce la derivazione dell'opera è sufficiente cambiare due parole o includere parti sostanziali dell'articolo nel proprio, per perdere ogni diritto di replica.

    Non per nulla le Creative Commons hanno tra le altre possibilità quella di ammettere la derivazione dell'opera solo se rilasciata con la STESSA licenza, ma come ho detto è solo una opzione.

    Occhio quindi alle CC non sono così facili da adottare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: il gelato che uccide
    > Ci sono varie forme della licenza CC che ricordo
    > : "╚ una limitazione dei diritti di autore
    > esistenti".
    >
    > In pratica se scelgo di divulgare informazioni
    > mediante CC non acquisisco ma perdo parte dei
    > miei diritti che per legge mi sono riconosciuti,
    > come quello di farmi pagare se qualcuno utilizza
    > il mio
    > articolo.
    >
    > Ci sono interessanti questioni legali per esempio
    > sull'opera derivata, se non si impedisce la
    > derivazione dell'opera è sufficiente cambiare due
    > parole o includere parti sostanziali
    > dell'articolo nel proprio, per perdere ogni
    > diritto di
    > replica.
    >
    > Non per nulla le Creative Commons hanno tra le
    > altre possibilità quella di ammettere la
    > derivazione dell'opera solo se rilasciata con la
    > STESSA licenza, ma come ho detto è solo una
    > opzione.
    >
    > Occhio quindi alle CC non sono così facili da
    > adottare.

    sinceramente non capisco il motivo di adottare le CC, viviamo in un mondo di ladri e furbacchioni e tutto il buonismo che c'è in giro non rispecchia affatto la natura umana ma solo la sua stupidità e la paura di perdere l'ennesimo falso treno della libertà

    il 90% dei quotidiani on line non fa uso delle CC, eppure il loro contenuto è libero al lettore consumatore, mentre i terzi editorialisti furbacchioni si attaccano al tram
    non+autenticato
  • - Scritto da: lynx
    > - Scritto da: il gelato che uccide
    > > Ci sono varie forme della licenza CC che ricordo
    > > : "╚ una limitazione dei diritti di autore
    > > esistenti".
    > >
    > > In pratica se scelgo di divulgare informazioni
    > > mediante CC non acquisisco ma perdo parte dei
    > > miei diritti che per legge mi sono riconosciuti,
    > > come quello di farmi pagare se qualcuno utilizza
    > > il mio
    > > articolo.
    > >
    > > Ci sono interessanti questioni legali per
    > esempio
    > > sull'opera derivata, se non si impedisce la
    > > derivazione dell'opera è sufficiente cambiare
    > due
    > > parole o includere parti sostanziali
    > > dell'articolo nel proprio, per perdere ogni
    > > diritto di
    > > replica.
    > >
    > > Non per nulla le Creative Commons hanno tra le
    > > altre possibilità quella di ammettere la
    > > derivazione dell'opera solo se rilasciata con la
    > > STESSA licenza, ma come ho detto è solo una
    > > opzione.
    > >
    > > Occhio quindi alle CC non sono così facili da
    > > adottare.
    >
    > sinceramente non capisco il motivo di adottare le
    > CC, viviamo in un mondo di ladri e furbacchioni e
    > tutto il buonismo che c'è in giro non rispecchia
    > affatto la natura umana ma solo la sua stupidità
    > e la paura di perdere l'ennesimo falso treno
    > della
    > libertà
    >
    > il 90% dei quotidiani on line non fa uso delle
    > CC, eppure il loro contenuto è libero al lettore
    > consumatore, mentre i terzi editorialisti
    > furbacchioni si attaccano al
    > tram

    proprio per questo a me piace la variante con la clausola non commercial
    non+autenticato
  • La verità è che il Diritto si è pervertito. Si è piegato agli interessi particolari corporativisti e, spesso, agli interessi "perversi" di individui che si spacciano per politici e statisti che hanno la grande resposnabilità di porsi alla guida delle nazioni.

    La verità è che venti anni, noi in occidente, eravamo alla frutta. Dieci anni fa al caffè. Ed oggi lo sfacio è completo.

    E siamo in caduta libera: ci sarà un'ecatombe.
    non+autenticato
  • Il problema IMHO non è tanto il copyright in sé, ma la sua estensione a sproposito nel tempo e a terze parti. Voglio dire: chi crea qc ha il pieno diritto anche morale di essere pagato per l'utilizzo del suo lavoro, se così decide. Che poi continuino a sbafarci sopra anche i discendenti fino alla settima generazione o qualche azienda che compera una "proprietà intellettuale" (???) mi lascia un po' più perplesso...

    E.
    non+autenticato
  • Pazzesco, continuando di questo passo un automobilista che mi da la precedenza in rotatoria mi chiederà i soldi della benzina che ha consumato stando fermo 3 secondi con il motore acceso!!!
  • Non scherzare troppo su questo argomento.

    Certe persone metterebbero un prezzo anche al sole, se potessero. Del resto l'hanno gia' fatto con l'acqua.
  • Fatto!

    Da domani mi devi versare 1Ç al giorno per ogni metro cubo di aria che respiri!Sorride

    ...e ti ho fatto anche un buon prezzoA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: r p
    > Fatto!
    >
    > Da domani mi devi versare 1€ al giorno per ogni
    > metro cubo di aria che respiri!
    >Sorride
    >
    > ...e ti ho fatto anche un buon prezzoA bocca aperta
    e io ti faccio causa!
    l'esistenza di questa tua "aria" viola un mio brevetto! Rotola dal ridereRotola dal ridereRotola dal ridere
    non+autenticato
  • Il semplice fatto che qualcosa "esista" invece viola il mio.
    non+autenticato
  • 1) Murray Rust non e' un ricercatore, e' un professore ed e' la mente dietro lo standard CML.
    2) Non so il caso in questione, ma quando pubblichi un articolo ti viene richiesto esplicitamente (attraverso un foglio da firmare) di cedere il copyright alla rivista. L'autore puo' richiedere dei reprint, copie cartacee a prezzo agevolato, ma comunque deve pagare. Questa almeno e' la vita per certe riviste, specie in ambito chimico.

    Il pro e' che almeno, per molte di esse, non devi pagare per pubblicare. Altre riviste si fanno pagare centinaia di euro a pagina.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    >......................
    > 2) Non so il caso in questione, ma quando
    > pubblichi un articolo ti viene richiesto
    > esplicitamente (attraverso un foglio da firmare)
    > di cedere il copyright alla rivista. L'autore
    > puo' richiedere dei reprint, copie cartacee a
    > prezzo agevolato, ma comunque deve pagare. Questa
    > almeno e' la vita per certe riviste, specie in
    > ambito
    > chimico.
    >
    > Il pro e' che almeno, per molte di esse, non devi
    > pagare per pubblicare. Altre riviste si fanno
    > pagare centinaia di euro a
    > pagina.


    Perfettamente ragione ma puoi sempre non firmare il foglio. Non solo in chimica ma anche in altri ambiti. Ad esempio la Angeli di Milano dove vengono pubblicati libri per l'università frutto di ricerche (per lo più fatte con soldi pubblici: CNR, Murst, ecc...). La pubblicazione avviene dando alla Casa editrice del denaro (quasi la totale copertura) e questa si riserva il copyright.

    E sono già tre i casi: questo, l'altro del video e gli Uffizi di Firenze con Wikipedia.

    E' sempre più urgente iniziare una campagna che chiarisca gli ambiti del copyright e della diffusione - libera - delle conoscenze.

    Saluti Piero
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome

    > 2) Non so il caso in questione, ma quando
    > pubblichi un articolo ti viene richiesto
    > esplicitamente (attraverso un foglio da firmare)
    > di cedere il copyright alla rivista. L'autore
    > puo' richiedere dei reprint, copie cartacee a
    > prezzo agevolato, ma comunque deve pagare.

    Il tuo discorso vale se l'articolo ti viene commissionato o viene ceduto alla rivista, non quando l'articolo era già stato distribuito sotto licenza CC, questo almeno se l'articolo di PI è preciso a riguardo.
  • > Il tuo discorso vale se l'articolo ti viene
    > commissionato o viene ceduto alla rivista, non
    > quando l'articolo era già stato distribuito sotto
    > licenza CC, questo almeno se l'articolo di PI è
    > preciso a riguardo.

    Nulla vieta all'autore dell'articolo di pubblicarne due versioni: una sotto CC e una con copyright alla rivista.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > 1) Murray Rust non e' un ricercatore, e' un
    > professore ed e' la mente dietro lo standard
    > CML.
    > 2) Non so il caso in questione, ma quando
    > pubblichi un articolo ti viene richiesto
    > esplicitamente (attraverso un foglio da firmare)
    > di cedere il copyright alla rivista. L'autore
    > puo' richiedere dei reprint, copie cartacee a
    > prezzo agevolato, ma comunque deve pagare. Questa
    > almeno e' la vita per certe riviste, specie in
    > ambito
    > chimico.
    >
    > Il pro e' che almeno, per molte di esse, non devi
    > pagare per pubblicare. Altre riviste si fanno
    > pagare centinaia di euro a
    > pagina.

    secondo me è semplicemente la dimostrazione che la ricerca ormai è morta, non solo qua ma in tutto il mondo, bisogna semplicemente lasciarla sparire di propria morte naturale.
    in informatica la ricerca accademica è ststa uccisa molto tempo fa sia da quella privata per biechi scopi commerciali sia dal tizio in cantina che se ne viene fuori con un idea innovativa, anche se gli universitari non se ne sono esattamente resi conto. per gli altri ambiti è più difficile ma diventerà anche pian piano così
    non+autenticato
  • i tizi ci hanno provato. Sono stati sgamati, e adesso se l'autore non è un pirla buonista (come quello del caso viacom), fa causa e si deve beccare palanche a palate.

    non c'è nulla di aberrante o strano, semplicemente gente che cerca di fottersene della legge. (e finquando gli onesti lo permetteranno, i disonesti prospereranno).
  • Il problema é che quella gente la pensa come te,ti quoto:"fa causa e si deve beccare palanche a palate."
    A quello non interessano le "Palanche a palate"
    se no non avrebbe pubblicato sotto CC.
    Il male del mondo odierno é proprio il "Profitto"
    e l'idea che i sodi siano tutto ciˇ che una persona deve aver bisogno.

    PS non sono un comunista
    non+autenticato
  • - Scritto da: Roberto Di

    > A quello non interessano le "Palanche a palate"
    > se no non avrebbe pubblicato sotto CC.

    Giusto, ma qui diventa appunto una questione di principio. Io pubblico sotto CC, tu mi freghi il lavoro, io ti faccio causa e faccio le mie palanche a palate. Se caso, poi, le devolvo in beneficienza, all'EFF o dove mi pare, ma intanto chi volesse sfruttare a sbafo i lavori creati sotto CC ci penserà due volte prima di fare lo scemo.

    > PS non sono un comunista
    Perché chi ha buonsenso dovrebbe per forza passare per comunista ?
  • Ben detto.
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