Luca Annunziata

Pfizer in balia degli zombie al Viagra

La mamma del Viagra contribuisce suo malgrado a diffondere spam in pillole blu: gli esperti lanciano un appello, le autorità iniziano ad indagare. Dal colosso farmaceutico, per ora, nessuna presa di posizione

Roma - La rete privata del gigante farmaceutico Pfizer sarebbe stata infettata da qualche tipo di malware, e, "dirottata" da alcuni malintenzionati, fornirebbe ogni giorno il suo contributo alla diffusione di spam e, tra questo, anche spam pensato per vendere illegalmente in tutto il mondo le pillole azzurre prodotte da Pfizer, nonché i concorrenti diretti del Viagra.

A sostenerlo è la californiana Support Intelligence, azienda specializzata nel settore della sicurezza delle reti aziendali, e che già a marzo aveva lanciato un allarme sulle condizioni di sicurezza in cui versa la struttura IT Pfizer. "C'è un disastro in corso dentro quell'azienda, e non lo sanno" dice Rick Wesson, CEO di Support Intelligence.

Wesson sostiene di conservare personalmente ben 600 messaggi inviatigli da ignari computer della rete Pfizer, trasformati in zombie da qualche tipo di virus: sono almeno 138 gli indirizzi IP appartenenti all'azienda che risultano nelle black list per spam, anche se al momento è impossibile stimare con precisione la dimensione del problema poiché per ora il colosso farmaceutico non ha preso pubblicamente posizione sull'argomento. La situazione appare talmente grave che anche le autorità si stanno muovendo per fare luce sulla vicenda.
In passato, in analoghe situazioni, spiega Wesson sulle pagine di Wired, su una rete di 150mila macchine ben 2500 erano risultate infette: casi simili si sarebbero già verificati in Toshiba e alla Bank of America. Ma nonostante i ripetuti appelli di Support Intelligence, da Pfizer non è ancora arrivato alcun segnale che testimoni la presa di coscienza del problema.

Ironia della rete, lo scorso agosto Pfizer aveva avviato una nuova azione legale contro spammer e farmacie online che reclamizzano "viagra economico". L'azienda ha intrapreso questa iniziativa dopo che un sondaggio aveva rivelato come i consumatori la ritenessero responsabile dell'invio di larga parte delle email indesiderate contenenti avvisi pubblicitari per la pillola della felicità, nonostante gli sforzi sostenuti in passato per combattere il fenomeno.

Da almeno sei mesi a questa parte, dicono ora gli esperti, dalle sette alle dieci di ogni mattino la rete dell'azienda farmaceutica continua ad inviare tonnellate di email confezionate con almeno venti messaggi diversi, che reclamizzano l'ultimo ritrovato per accrescere la propria virilità oppure medicinali a basso costo. Qualcuno arriva persino a malignare che si tratti di una azione di marketing estremo, un'illazione priva di qualsiasi riscontro. Che vi siano problemi informatici in Pfizer, però, lo pensano in tanti.

Nel corso dell'estate, viene detto, in almeno tre diverse occasioni la rete Pfizer sarebbe stata oggetto di consistenti fughe di dati, con la conseguente esposizione dei dati di almeno 50mila dipendenti. Nel primo caso era stata la semplice installazione di un software peer to peer su un portatile aziendale a causare in un colpo solo la diffusione dei dati personali di 17mila lavoratori. Nel secondo caso, invece, due notebook erano stati sottratti dall'auto di un consulente, mentre nel terzo e ultimo caso, che riguarderebbe oltre 34mila individui, si sarebbe trattato dell'intrusione di un ex-dipendente che avrebbe scaricato migliaia di schede a cui non avrebbe dovuto avere accesso.

Luca Annunziata
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