Gaia Bottà

Schwarzy i videogiochi violenti no pasaran

Il governatore della California ricorrerà in appello per difendere la legge che proibisce la vendita ai minori di game violenti. E' probabile che l'appello venga respinto, a spese dei contribuenti

Roma - Non accenna a placarsi negli Stati Uniti il botta e risposta fra i politici che - preoccupati per la sorte dei cittadini e per il consenso elettorale - tentano di limitare i videogiochi violenti e i tribunali che bocciano ogni loro mossa. Viste le vittorie fin qui conquistate, e i procedimenti in corso, ora l'industria videoludica inizia a chiedere il rimborso delle spese processuali.

Teatro dell'ultima fiammata proibizionista, la California: il governatore Arnold Schwarzenegger, segnala Reuters, non si rassegna alla decisione del giudice Whyte, che ha confermato ad agosto l'incostituzionalità della legge statale approvata nel 2005, e subito respinta da una corte della California.

Schwarzy insiste: no ai videogiochi violentiSchwarzy ha fatto sapere che ricorrerà in appello per difendere i giovani dai videogiochi violenti: la classificazione ESRB, dice, non è sufficiente, i prodotti sul mercato devono essere etichettati come inadatti ai minori in maniera imparziale. Come previsto peraltro dalla legge bloccata dal tribunale, che prevede anche il divieto ai negozianti di vendere i prodotti violenti ai minorenni.
Il governatore della California spiega in un comunicato stampa che tenterà di difendere la legge citando gli innumerevoli studi che sembrano indicare un collegamento tra violenza in-game e violenza reale. Una situazione che non può non investire le autorità californiane della responsabilità di proteggere i cittadini più piccoli, e di assicurare la tranquillità ai loro genitori.

È probabile però che, al pari di quanto è avvenuto in altri stati americani, la legge si scontri con le inattaccabili argomentazioni dell'industria del videogame, e cioè: la connessione tra videogiochi e violenza è ancora da dimostrare, la normativa in esame soffre di una terminologia estremamente vaga e perdipiù cozza contro il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

L'ostinazione degli strenui difensori di minori e famiglie comporta un prezzo, segnala Ars Technica. La Entertainment Software Association (ESA), l'associazione che rappresenta l'industria del videogame, è tornata a rivolgersi al giudice Whyte non per difendere la propria posizione anti-censura, ma per chiedere il rimborso delle spese processuali. Se il giudice accorderà il risarcimento, lo stato della California dovrà attingere alle casse dell'erario per restituire all'ESA oltre 320mila dollari. Un destino che potrebbe toccare ad altri otto stati americani, che potrebbero essere condannati a sborsare un totale di quasi due milioni di dollari per rifondere l'ESA, costretta ad assoldare avvocati per opporsi a leggi della cui incostituzionalità i proponenti erano consapevoli.

"I cittadini della California dovrebbero essere indignati riguardo al comportamento dei politici che hanno eletto": questa l'invettiva scagliata dal presidente dell'ESA contro governanti che fanno appello ai timori più intimi delle famiglie, come quello di non riuscire a tenere il polso di quanto accade ai propri figli.

Gaia Bottà
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