Simpsons Movie e sex merchandising

di Antonio Serravezza (Scintlex.it) - Dopo Tom Cruise, Nicole Kidman, Madonna e altre numerose star di Hollywood, anche i Simpsons sono finiti nella morsa del cybersquatting

Roma - Il cybersquatting è la registrazione abusiva di domini che si richiamano a nomi e marchi di grido con la finalità di rivenderli all'azienda o al privato interessato. E così è stato per i Simpsons: il celebre cartoon americano è divenuto non solo un film, ma anche suo malgrado un promotore di merchandising a sfondo sessuale. Tutto questo grazie a Malley, produttore newyorkese di uno show radiofonico su internet.

Il film dei Simpsons rappresenta il successo cinematografico del momento, pertanto Malley pensa di promuovere il proprio shop attraverso la registrazione del nome di dominio "thesimpsonmovie", veicolando i navigatori interessati a ricercare notizie sui propri idoli al suo website, un negozio di prodotti a sfondo erotico/sessuale.

Twentieth Century Fox, proprietaria del marchio "Simpsons", a quel punto offre 300 dollari a Malley per la rivendita del nome di dominio, ma quest'ultimo ne richiede 50mila, ritenendo iniqua la cifra offerta dalla società cinematografica, tenuto conto del tempo impiegato per la realizzazione del progetto del sito web e, al contempo, dichiarando di aver voluto realizzare un sito web rappresentante la parodia del film.
Pertanto, fallita la transazione, Twentieth Century Fox, proprietaria del marchio "Simpsons" (registrato in più di 80 paesi ed in tutte le categorie merceologiche in cui il marchio è utilizzato), instaura un arbitrato presso il WIPO Arbitration and Mediation Center di Ginevra (conosciuto anche con la sigla OMPI - Organizzazione Mondiale Proprietà Intellettuale) - avente come oggetto l'utilizzo del nome del film come indirizzo internet registrato dal newyorkese Keith Malley. L'arbitro nominato per dirimere la controversia, decreta, al termine di una veloce istruttoria, l'azione illegittima di Malley relativa all'utilizzo del nome di dominio e l'immediato ritorno del medesimo a Twentieth Century Fox, unica proprietaria dei diritti sulla famosa serie tv.

Lo squatting che avanza

Dalla lettura della decisione del WIPO si riscontra come l'unico intento di Malley sia stato quello di promuovere e vendere i propri prodotti sfruttando la notorietà del marchio Simpsons: i navigatori che cliccavano sul sito web di Malley non avrebbero acquisito alcuna notizia sul film ma solo informazioni su merchandising a sfondo sessuale.

È facile comprendere quanto il cybersquatting possa rappresentare una opportunità di business per chi voglia ottenere visibilità anche a danno dell'immagine di imprese, organizzazioni e vip che vedono sfruttato il loro nome per scopi di lucro e, soprattutto, senza il loro preventivo consenso.

"I nomi di dominio erano usati soprattutto come specifici identificatori per attività del business o da altri utenti Internet, ma attualmente molti nomi sono mere merci usate a scopi speculativi" - così Francis Gurry, Presidente del Centro per Arbitrato e Mediazione del WIPO/OMPI, esprime le sue preoccupazioni, ponendo accento particolare sul sistema del "domain-name tasting", quale orizzonte nuovo di "un mercato in gran parte speculativo", asserendo che è palese come l'assegnazione dei nomi su Internet stia correndo un crescente pericolo a causa delle strategie dei cybersquatter.

Migliaia di domini... rubati?

È proprio il WIPO a richiamare l'attenzione degli addetti ai lavori a seguito delle oltre 1800 segnalazioni giunte nel 2006 in relazione ad altrettanti domini registrati in violazione di un qualche trademark. A questo punto, verrebbe da chiedersi se esistono dei meccanismi che consentano di bloccare la registrazione illecita di nomi di dominio.

Ad oggi, contro il cosiddetto cybersquatting non esiste una vera e propria tutela giuridica preventiva, dal momento che l'assegnazione dei nomi di dominio avviene secondo la regola del "chi prima arriva prima alloggia". Dunque, gli unici rimedi possibili sono rappresentati dall'avvio di una procedura di riassegnazione del nome di dominio o dall'instaurazione di un arbitrato (come nel caso di cui si parla e come generalmente avviene), altrimenti non resta altro che adire il Tribunale (pratica in disuso perché non in linea, quanto meno in Italia, con i tempi del mondo digitale!).

Il NIC italiano predispone solo ed esclusivamente un controllo tecnico sulla registrazione, volto a garantire al titolare l'unicità del nome di dominio e cioè, che il cosiddetto second level domain non coincida con altro già registrato, esulando al contempo, se non in casi previsti a monte, da alcuna valutazione e alcun controllo preventivo diretto ad accertare la corrispondenza tra il soggetto interessato alla registrazione e la scelta di quel determinato marchio commerciale. Ciò sta a significare che chiunque può registrare come proprio nome di dominio un marchio altrui, escludendo così qualunque altra persona dall'uso del medesimo sulla rete.

E il typosquatting?

Ormai da tempo si fa peraltro anche largo sulla rete mondiale una forma evoluta di cybersquatting, il cosiddetto typosquotting. Si tratta, in sostanza, della registrazione di un nome a dominio molto simile a quello registrato da un'altra società: gli utenti che sbagliano la digitazione del dominio finiscono sul sito dell'azienda che ha catturato il dominio simile.
Fino ad oggi aziende del calibro di Microsoft, segnala tra gli altri Bloomberg, hanno sporto denuncia verso moltssimi responsabili di typosquatting, nel caso specifico in riferimento ad oltre 2000 indirizzi web contenenti i termini Xbox e Microsoft, marchi registrati e tutelabili dalla major informatica. La Società dei Media americana segnala peraltro che un singolo americano ha registrato, tra gli altri, 85 domini contenenti il termine "Microsoft"...

Ai Simpsons è andata meglio.. almeno loro sono salvi!

Antonio Serravezza
Scintlex
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