Gaia Bottà

Medioriente costretto al P2P?

In molte regioni le licenze per il download legale a pagamento non esistono. Ma gli utenti si procurano lo stesso quel che vogliono... Nei mercati più maturi il download a pagamento cresce e cerca nuovi modelli di business

Roma - Acquistare e scaricare film online? In Medioriente l'unica possibilità concessa al cinefilo che non voglia approfittare dei tradizionali supporti home video è fare affidamento sui canali illegali peer-to-peer. A rivelarlo, un'inchiesta che verrà pubblicata sul prossimo numero di Windows Middle East, di cui ZeroPaid offre un'anticipazione.

È noto che le licenze di distribuzione ordinarie tendano a coprire aree limitate, che molto spesso rappresentano i mercati più appetibili. Ciò vale a maggior ragione per le licenze che autorizzano a distribuire i contenuti con i metodi meno tradizionali. "Il download a pagamento è un mercato ancora agli albori e le licenze per questo tipo di schema distributivo coprono solo i mercati già sviluppati", spiega Matt Wade, su Windows Middle East. Afflitto da digital divide, sono in molti a ritenere il Medioriente un'area in cui la vendita di contenuti video online stenterà ad attecchire. Per questo motivo nessuno sembra interessato ad acquisire le licenze regionali per distribuire le opere cinematografiche attraverso la Rete.

Così, negati l'acquisto e il download legali, confermano alcuni blogger dagli Emirati Arabi, agli spettatori mediorientali non resta che rassegnarsi all'illecita gratuità e aggrapparsi al P2P, scatenando le ire dell'industria del cinema che, come sottolinea ZeroPaid, preferisce continuare ad affannarsi nel calcolare le perdite dovute alla pirateria piuttosto che adoperarsi per fornire alternative di qualità.
Differente ma ancora in via di definizione la situazione sui mercati più avviati, in cui alternative convenienti per gli utenti, e profittevoli per l'industria, iniziano a prendere piede. A tracciarne il quadro, la ricerca "Online Movie Strategies: Competitive Review and Market Outlook" di Screen Digest, di cui Webpronews riporta alcuni stralci.

Nel 2011, avverte Screen Digest, il mercato del download sarà ancora in cerca di un'identità: rappresenterà solamente il tre per cento dei guadagni ottenuti dall'industria di Hollywood nel segmento home, ma costituirà un buon investimento per il futuro. Un investimento che permetterà di raccogliere frutti nel momento in cui si uniformeranno le frammentarie strategie di vendita e noleggio dei contenuti digitali, dalle finestre per il rilascio dei contenuti alle tecnologie di distribuzione.

Questo scenario, al pari di quanto sta avvenendo sul mercato della musica digitale, consegna grandi responsabilità all'industria dei dispositivi, motivo che ha spinto Apple a giocare d'anticipo. A spartire le entrate con gli Studios saranno coloro che riusciranno a sviluppare soluzioni hardware che integrino la possibilità di accedere al download con una comoda fruizione, scaricando sul prezzo del dispositivo i costi di gestione dei servizi necessari a recapitare i contenuti.

Il cinema da scaricare, stima Screen Digest, entro il 2011 avrà un valore di un miliardo e trecento milioni di dollari, quasi 950 milioni di Euro, ripartito fra USA ed Europa, i cui mercati garantiranno guadagni rispettivamente per 720 e 572 milioni di dollari. Nessuna menzione riguardo ad altri mercati meno promettenti, presso i quali l'unica alternativa al DVD rischia di rimanere l'illegalità.

Gaia Bottà
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