Siti dell'odio: autocensura all'inglese

Parte una iniziativa fortemente voluta da alcuni provider per rimuovere dalle pagine dei server britannici i siti inneggianti al razzismo e al revisionismo storico

Web (internet) - All'attacco dei siti "potenzialmente criminali" è partita nelle scorse ore la Internet Watch Foundation, una organizzazione britannica che mira a far chiudere i cosiddetti "siti dell'odio".

L'idea di fondo della IWF è quella di chiedere ai provider, su cui la propria "cybervigilanza" scova dei siti di questo genere, di rimuovere gli stessi dal web. I provider non sono evidentemente obbligati ad agire ma, dicono alla IWF, se non lo fanno rischiano di essere trascinati in tribunale come accadrà per i "siti potenzialmente criminali".

Per la IWF, attiva da tempo su altri fronti, si tratta di una battaglia di principio che secondo molti però sconfina nella censura perché attacca pagine Web i cui contenuti non sono stati dichiarati illegali e che vengono invece comunque rimosse. Difficile pensare, infatti, che un provider pressato dalla IWF preferisca finire in tribunale che chiudere qualche pagina Web.
I più critici verso l'iniziativa della IWF sono quelli della Internet Freedom, gruppo secondo cui si tratta di "una forma di silenziosa censura. Questo materiale non è stato giudicato criminale. La IWF non agisce su mandato dei tribunali. Semplicemente chiede ai provider di rimuovere quei contenuti e loro accettano".

Che i sistemi della IWF funzionino, dicono gli stessi partecipanti all'organizzazione, lo dimostra il fatto che ad oggi le sue segnalazioni hanno portato alla chiusura di numerosi siti che pubblicavano immagini di pedofilia infantile. Secondo Internet Freedom, però, con l'ultima novità si sta valicando un nuovo fronte: "questa organizzazione ha già dimostrato di essere in grado di espellere certi contenuti dalla rete. Ora agiranno contro un nuovo tipo di contenuti che consentirà loro di ergersi al ruolo di censori".
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