Gaia Bottà

Australia, forum online a rischio chiusura

Il gestore di un spazio di discussione sarà trascinato in tribunale: un'azienda chiede quasi 100mila euro per rifondere i danni inflitti da commenti falsi e tendenziosi ospitati fra i thread del forum

Roma - Una softwarehouse australiana, 2Clix, riscontra un consistente calo delle vendite. Una ricerchina sull'umore dei netizen è sufficiente per individuare in un forum, Whirpool.net.au, un paio di thread in cui gli utenti dimostrano insoddisfazione nei confronti dell'azienda. Come recuperare parte delle perdite imputabili al calo delle vendite? Denunciando il fondatore del forum, chiedendo il rimborso dei danni.

Il sito in questione, raccontano le cronache, è un forum che da anni spicca sul panorama australiano come punto di riferimento per i netizen che discutono di broadband, software, hardware e servizi. A prova della sua integrità, Whirpool non ospita alcun comunicato pubblicitario, se non quello della compagnia che gratuitamente gli fornisce l'hosting. La moderazione del forum, effettuata a posteriori e in maniera completamente trasparente, è severa e puntigliosa, anche per evitare di incorrere in questioni legali. Ma al pari di quanto è avvenuto in Italia per il forum dell'associazione di consumatori ADUC, tuttora impegnata a difendersi in tribunale, su Whirpool e sul suo fondatore è piombata l'accusa di aver pubblicato commenti "falsi e tendenziosi", in grado di dissuadere potenziali acquirenti dall'avvicinarsi ai prodotti di 2Clix.

Due sono i thread incriminati, "Anyone used 2clix?" e "Clix or Not 2Clix?", che da settembre 2006 ospitano commenti di utenti che, per esperienza, sconsigliano la scelta del prodotto della softwarehouse. Commenti ai quali, peraltro, ha risposto ripetutamente un membro dello staff di 2Clix, offrendo aiuto, mostrandosi disponibile alla relazione con gli utenti.
L'atteggiamento garbato dell'azienda era però una facciata: il 17 agosto la società ha denunciato il fondatore di Whirpool, Simon Wright. 2Clix chiede la rimozione dei due thread, che a suo dire provocano ogni mese mancati guadagni per 150mila dollari (90mila euro), cifra di cui pretende il rimborso.

Preoccupato che il suo caso possa costituire un pericoloso precedente, Wright ha reso pubblico sul forum quanto accaduto: "Whirpool ritiene che la questione non sussista e difenderà la sua posizione con vigore, nonostante sia una community che può contare su poche risorse". Qualora la vicenda che coinvolge Whirpool dovesse risolversi a favore della softwarehouse, spiega infatti un rappresentante di Electronic Frontiers Australia (EFA) a The Sydney Morning Herald, sarebbe a rischio la libertà di espressione in Rete: "Ogni azienda potrà chiedere la rimozione di commenti negativi dai siti Internet, minacciando di intentare una causa".

I membri della community stanno dimostrando a Wright tutto il loro appoggio. I commenti postati nei due thread dedicati alla questione si mantengono su toni posati, si discute di libertà di espressione e si stanno addirittura raccogliendo dei fondi per supportare le spese legali che Wright dovrà sostenere: nel giro di poche ore si è già raggiunta una cifra di oltre tremila dollari.

Pur auspicando che il tribunale decida per l'inconsistenza dell'accusa, sono numerosi i netizen che, commentando la notizia, ricordano che i mercati sono conversazioni. Anche nel caso in cui il tentativo di 2Clix di soffocare i dialoghi che si intessono in rete andasse a buon fine, la questione rischia semplicemente di ritorcersi contro l'azienda stessa, dando visibilità al caso e alimentando la pubblicità negativa: su Digg ci sono già due discussioni a riguardo, e la blogosfera si è già mobilitata per sostenere la causa di Wright.

Gaia Bottà
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