Processo: non smembrate Microsoft

Il ministero della Giustizia presenta le controrepliche alle osservazioni scritte dell'azienda di Redmond. Ma sullo smembramento dell'azienda i procuratori divergono

Web (internet) - Sono arrivate ieri le controrepliche dell'accusa nel processo antitrust contro Microsoft alle tesi presentate da quest'ultima a propria difesa nei giorni scorsi. Si tratta di uno degli ultimi atti del procedimento.

In un documento di 30 pagine i procuratori del Ministero della Giustizia e dei 19 stati federali che si sono costituiti contro Microsoft hanno presentato le proprie tesi, sostenendo in sostanza che l'azienda di Bill Gates ha voluto nelle sue repliche cercare di far passare in secondo piano le pratiche commerciali abusive che avrebbe adoperato per emergere e affermarsi sul mercato.

In pratica, con questo documento, l'accusa ha cercato di mettere in luce quello che ritiene un "approccio inesatto" al dibattimento sostenendo che Microsoft vorrebbe far passare il concetto secondo cui "è libera competizione tutto ciò che non distrugge completamente l'avversario".
Nel fronte dell'accusa, però, nelle ultime ore sembrano emergere delle divergenze. Come già era accaduto in precedenza, i procuratori di alcuni degli stati coinvolti si sono detti contrari all'ipotesi di uno smembramento di Microsoft in almeno due aziende come risultato del procedimento giudiziario. Questa ipotesi, che era circolata nelle scorse settimane e viene attribuita ai legali del Ministero, è stata sempre rigettata come "folle" dal management Microsoft.

La prossima puntata del processo è prevista per il 22 febbraio, giorno in cui il giudice Thomas Penfield Jackson sentirà le arringhe conclusive dell'accusa e della difesa. Nelle settimane successive verrà emessa la sentenza.
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