Luca Annunziata

Banca del DNA: ormai ci siamo

Aumentano i sì, soprattutto tra i rappresentanti delle istituzioni. Alcuni cittadini italiani restano perplessi, tra loro gli esperti di privacy. Il Belpaese schederà il DNA dei suoi cittadini? Il quadro della situazione

Nel frattempo, l'assessore Carlo Madaro della provincia di Lecce spinge sull'acceleratore: "Di fronte all'aumento esponenziale su tutto il territorio nazionale di atti di violenza ed abusi sulle donne, rilanciamo il progetto del colonnello Luciano Garofano (il colonnello dei RIS di Parma promotore della banca dati genetica, ndR)" dichiara in una nota, in cui spiega inoltre che "occorrerebbe una poderosa accelerata all'iter legislativo per la creazione di quest'importante contenitore di informazioni genetiche che conservi l'impronta genetica, quantomeno di tutti coloro che si sono resi colpevoli di reati gravi".

Secondo Madaro, infatti, la banca dati del DNA "scoraggerebbe chiunque a mettere in atto forme di violenza" e permetterebbe "alla magistratura e alle forze dell'ordine di svolgere indagini più rapide, efficaci e meno dispendiose". Per il politico pugliese l'utilità del DNA sarebbe fondamentale "nelle indagini sui reati connessi al terrorismo, alle associazioni mafiose, agli omicidi, ed alla pedofilia".

Anche il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, si dichiara d'accordo con la creazione del nuovo strumento. Il magistrato si dice infatti favorevole "a tutto ciò che può prevenire un crimine", e giudica l'istituzione della banca del DNA "un grosso passo avanti nella ricerca dei colpevoli di delitti". Ma avverte: "Attenzione alla privacy".
La banca dati del DNA potrebbe essere pronta in un anno
Lo sostiene il capo della polizia scientifica Alberto Intini, che ribadisce che se ci sarà "la volontà politica e l'adeguato supporto finanziario", il dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'interno sarà in grado di mettere in piedi lo strumento in 12 mesi. Secondo i numeri snocciolati da Intini, l'utilizzo delle informazioni genetiche consentirà di aumentare del 60% il numero di colpevoli identificati, e senza che questo tocchi minimamente la privacy dei cittadini: "Non ci sarà alcun controllo sociale - i timori sono del tutto ingiustificati".

La parola ai cittadini
In rete c'è qualcuno che si dichiara d'accordo: "Come gran parte degli italiani sarei felice di rinunciare ad una parte della mia riservatezza in favore di un aumento della sicurezza" si legge sul blog di Antonio Vergara, il quale tuttavia teme che "che in Italia a differenza degli altri paesi, identificare e arrestare i criminali, non serva poi a tenerli in galera".

La maggior parte dei commenti è invece molto scettica: mancano indicazioni precise sulle statistiche snocciolate per sostenere il progetto. Così come sono in parecchi a temere un attacco deciso alla privacy dei cittadini: se già oggi gli organi di polizia creano archivi fuorilegge, si rischia davvero un futuro degno di un libro di George Orwell?

La mancanza di una chiara legislazione in tal senso, non può che allarmare. Lo ribadisce anche il garante per la privacy Francesco Pizzetti e ne parla anche l'ex presidente dell'Autorità Stefano Rodotà, qui di seguito.
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