Luca Annunziata

Squillano i cellulari di Africa e India

Una rivoluzione culturale che non passa per confini nazionali e religioni. Perché il telefonino è il primo strumento di comunicazione hi-tech a raggiungere ogni angolo del globo. E cambia le abitudini del mondo

Roma - In Italia lo chiamano squillino, in Etiopia si chiama "miskin" e in molte altre zone d'Africa viene definito "flashing" o "bipage": è un modo per mandare un segnale o per far sentire la propria presenza, uno squillino che in Africa è diventato il cuore di un nuovo alfabeto.

Di necessità virtù: si può disporre di un cellulare in molti paesi, ma non sempre si possono pagare le bollette. Ciò non vuole dire non usare il telefonino: lo squillino è un modo per farsi richiamare da chi magari può permetterselo, uno strumento impiegato per abilitare la comunicazione secondo regole che vanno definendosi nella prassi di tutti i giorni. Ad esempio non squillare mai a chi è più povero, mai disturbare qualcuno a cui si vuole chiedere un favore. Men che mai i maschietti squillino ad una donna che corteggiano, rischiano di fare la figura del pezzente.

cellulariSulle reti africane, racconta un bel servizio di Reuters, il traffico degli squillini è enorme, tanto che gli operatori stanno pensando ad un modo di far pagare una cifra simbolica per ridurne la portata: su 355 milioni di chiamate ogni giorno, ben 130 milioni sono semplici squilli. Quella dello squillino a pagamento si era già sentita anche da queste parti (ma era una bufala). In realtà l'alternativa esiste: realizzare un altro strumento di comunicazione, un sistema che consenta di simulare lo squillo senza impegnare il sistema con una chiamata: in Sudan ci stanno già pensando.
Altrove, invece, per gli squilli si comincia a pagare: meno di un centesimo di euro in Congo, mentre in Kenya sono consentiti massimo cinque squilletti al giorno. In Senegal, se il credito scende sotto i sette centesimi, l'operatore permette di inviare una sorta di messaggio di richiamata, detto appunto "Rappelle-moi". Tutti metodi per tentare di scoraggiare l'uso di questo sistema, che è in grado comunque di raggiungere espressività incredibili: "vienimi a prendere", oppure "lavoro finito". Non c'è limite alle possibili combinazioni, basta mettersi d'accordo sul numero di squilli consecutivi, o sulle pause...

Il cellulare, in Africa come in altri paesi come l'India, è diventato lo strumento principale di comunicazione e di alfabetizzazione digitale: tantissimi ne possiedono uno, e tutti lo utilizzano per le più svariate attività. Dal giornalismo ai servizi finanziari, dalla sanità alla gestione dei propri affari: in molte aree, da sempre deficitarie di linee telefoniche, con l'avvento della telefonia mobile non c'è più bisogno di lunghi e pericolosi viaggi per ottenere una informazione, basta una telefonata.

Il cellulare, insomma, da queste parti non è uno status symbol o un segno di agiatezza: è uno strumento irrinunciabile per chiunque voglia intraprendere una attività e dunque scelga il lavoro indipendente. E sia gli operatori che l'ONU si interessano alla faccenda: i primi perché sperano di raccogliere nuovi clienti e nuovi introiti dai cittadini non ancora raggiunti dal segnale; i secondi perché vedono nel telefonino lo strumento per garantire lo sviluppo di quelle popolazioni, annullando il digital divide.

Luca Annunziata
9 Commenti alla Notizia Squillano i cellulari di Africa e India
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  • sono ancora con le vacche al pascolo come fanno vedere in tv

    vedrete fra qualche anno come questi contadini vi apriranno il cu#o
    http://www.csi-india.org/
    non+autenticato
  • Ho letto e riletto la notizia, e alla fine non sono riuscito a capire cosa voglia dire. Tutte le cose che vengono descritte come tipiche del continente africano in realtà sono le stesse cose che succedono qui da noi quindi non vedo cosa ci sia di così particolare...
    Anche da noi se tampini una tipa prova a fargli gli squilli per farti richiamare e vedi se non fai la figura del pezzente.
    "Il cellulare, in Africa come in altri paesi come l'India, è diventato lo strumento principale di comunicazione e di alfabetizzazione digitale: tantissimi ne possiedono uno, e tutti lo utilizzano per le più svariate attività." Perché da noi no?
    "Il cellulare, insomma, da queste parti non è uno status symbol o un segno di agiatezza: è uno strumento irrinunciabile per chiunque voglia intraprendere una attività e dunque scelga il lavoro indipendente." Ma dai, davvero?
    Su una cosa in effetti c'è la differenza: da noi squilliamo anche chi è più povero, perché l'idea di scroccare una telefonata ci gusta troppo per rinunciarci!!!

    Bho....
    non+autenticato
  • Gentile lettore,

    Mentre noi nell'occidente ricco possiamo permetterci computer, magari due cellulari a testa, lettori dvd e televisori lcd, nei paesi in via di sviluppo ciò non è altrettanto vero.

    Il cellulare è l'unico bene high tech diffuso, che si sostituisce per uso e scopo al computer. Con dinamiche e abitudini peculiari che risulta interessante analizzare, per comprendere anche il progresso di quei paesi nella lotta alla povertà, nonché il loro cammino verso lo sviluppo economico.

    Spero che il chiarimento soddisfi la sua curiosità.Occhiolino

    Luca
  • In questo articolo compare la parola "Africa" senza la parola "fame" e per giunta con la parola "telefonino". Quanto basta per scatenare cori di "ci vuole ben altro in questi paesi" e poi via ad elencare cibo, acqua, scuole, come se ogni volta che si parlasse di Napoli si dovesse sempre parlare di camorra.
    non+autenticato
  • - Scritto da: DeQ
    > In questo articolo compare la parola "Africa"
    > senza la parola "fame" e per giunta con la parola
    > "telefonino". Quanto basta per scatenare cori di
    > "ci vuole ben altro in questi paesi" e poi via ad
    > elencare cibo, acqua, scuole, come se ogni volta
    > che si parlasse di Napoli si dovesse sempre
    > parlare di
    > camorra.

    AZZo
    Per una volta sono daccordo
    W gli squilli
  • beh, non so se è benaltrismo però devo ammettere che quest'estate, in senegal e soprattutto a dakar, mi ha abbastanza impressionato il commercio di schede sim (che chiamano "pouce")e di ricariche per i cellulari; non tanto nei negozi quanto piuttosto per strada, ai semafori o lungo le strade intasate di traffico insieme alle noccioline, ai manghi e ai sacchetti di acqua da bere; le ricariche sono tagli piccoli, da 1000 cfa (circa 1 euro e 50) ai 5000 cfa (7 euro e 50); vengono vendute anche così per strada al loro prezzo nominale e garantisco che funzionano benissimo; la cosa che mi lascia parecchio perplesso è che non riesco bene a immaginare quale possa essere la fonte dei guadagni per questi venditori da strada di traffico telefonico, non so quanto orange(uno di maggiori operatori telefonici presente in senegal)sia disposto a scontare anche per l'acquisto di grandissime quantità di prepagate da parte diciamo di un pseudo grossista che poi rivende le ricariche ai piccoli venditori al dettaglio...; bah, insomma un conto è vendere le noccioline o i manghi o l'acqua, o le collanine o tutto quel genere di prodotti che in un modo o nell'altro costituiscono un minimo di economia locale, se magari non sempre di produzione almeno di trasformazione; un altro conto è fare il micro "commerciale" per una multinazionale che è vero che fornisce un servizio importante ma non credo possa essere sensatamente considerata parte dell'economia locale
    non+autenticato
  • > bah, insomma un conto è vendere le noccioline o i
    > manghi o l'acqua, o le collanine o tutto quel
    > genere di prodotti che in un modo o nell'altro
    > costituiscono un minimo di economia locale, se
    > magari non sempre di produzione almeno di
    > trasformazione; un altro conto è fare il micro
    > "commerciale" per una multinazionale che è vero
    > che fornisce un servizio importante ma non credo
    > possa essere sensatamente considerata parte
    > dell'economia
    > locale

    Come consideri allora la vendita dei tabaccai italiani di schede prepagate di compagnie telefoniche estere, non credi che siano sensatamente considerati parte dell'economia locale? Anche qui non c'e' ne' produzione ne' trasformazione.
    Pero' e' la cartteristica di molti servizi, non possiamo confrontarli facilmente con i beni fisici.

    E poi considera l'indotto: vado in tabacchino a comprare la scheda "SatelliTel", e compro anche la nuova fresca settimana enigmistica o un pacchetto di caramelle.
    Cosi' in Africa vado a comprare la scheda telefonica e mi prendo anche il mango fresco e le noccioine per i nipoti.
    non+autenticato
  • > Come consideri allora la vendita dei tabaccai
    > italiani di schede prepagate di compagnie
    > telefoniche estere, non credi che siano
    > sensatamente considerati parte dell'economia
    > locale? Anche qui non c'e' ne' produzione ne'
    > trasformazione.
    > Pero' e' la cartteristica di molti servizi, non
    > possiamo confrontarli facilmente con i beni
    > fisici.

    sono d'accordo per l'indotto eheheh
    però è l'aspetto commerciale, o meglio, l'effetto del commerciale sull'economia locale che mi sembra lasci un po' a desiderare; non è questione di prodotti o servizi, cioè se il ragazzino insieme alle noccioline vendesse che ne so foglietti di carta validi per un servizio di trasporto cose o persone o che ne so per pulire la macchina o tradurre la tesi, andrebbe benissimo; cioè l'azione commerciale del ragazzino oltre al mark up che si infila in tasca, porta anche la remunerazione di chi ha prodotto e continuerà a produrre le noccioline, i manghi, o l'acqua o i servizi esempio di prima che costituiscono o possono costituire parte dell'economia locale; se invece quello che il ragazzino vende sono ricariche telefoniche, lui ha sempre il suo mark up che continua ad infilarsi in tasca, però tutto il resto esclusi evenutali altri intermediari, va alla multinazionale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bulboesa
    > > Come consideri allora la vendita dei tabaccai
    > > italiani di schede prepagate di compagnie
    > > telefoniche estere, non credi che siano
    > > sensatamente considerati parte dell'economia
    > > locale? Anche qui non c'e' ne' produzione ne'
    > > trasformazione.
    > > Pero' e' la cartteristica di molti servizi, non
    > > possiamo confrontarli facilmente con i beni
    > > fisici.
    >
    > sono d'accordo per l'indotto eheheh
    > però è l'aspetto commerciale, o meglio, l'effetto
    > del commerciale sull'economia locale che mi
    > sembra lasci un po' a desiderare; non è questione
    > di prodotti o servizi, cioè se il ragazzino
    > insieme alle noccioline vendesse che ne so
    > foglietti di carta validi per un servizio di
    > trasporto cose o persone o che ne so per pulire
    > la macchina o tradurre la tesi, andrebbe
    > benissimo; cioè l'azione commerciale del
    > ragazzino oltre al mark up che si infila in
    > tasca, porta anche la remunerazione di chi ha
    > prodotto e continuerà a produrre le noccioline, i
    > manghi, o l'acqua o i servizi esempio di prima
    > che costituiscono o possono costituire parte
    > dell'economia locale; se invece quello che il
    > ragazzino vende sono ricariche telefoniche, lui
    > ha sempre il suo mark up che continua ad
    > infilarsi in tasca, però tutto il resto esclusi
    > evenutali altri intermediari, va alla
    > multinazionale.

    Certo esiste un metodo infallibile: chiederlo a loro, cioè chiedere a chi li vende cosa ci guadagna, piuttosto che fare congetture applicando poi parametri che sono i nostri e magari là non funziona allo stesso modo.
    non+autenticato