Luca Annunziata
lunedė 1 ottobre 2007

Gli utenti di MySpace? Alieni

La US Navy cerca reclute ma non ha idea di come avvicinare la generazione XY, quella che fa di MySpace e social network uno stile di vita. I marines tentano di adattarsi, e ora i risultati sono sotto gli occhi di tutti

Roma - Č un quadro piuttosto desolante quello dipinto da una breve presentazione scaricabile dal sito della Marina statunitense, segnalata da Wired: i Millennials, vale a dire i ragazzi USA con età compresa tra i 17 e i 24 anni, sono una "forma di vita aliena" rispetto alla tradizione (militare e non), cresciuti in un ambiente che li ha profondamente cambiati - secondo la Marina in peggio - rispetto alla generazione precedente.

Tutto, dal linguaggio all'educazione, è mutato nei giovani: sempre connessi alla rete, convinti che "qualsiasi problema possa essere risolto da qualche gadget elettronico". Secondo i militari, i Millennials non hanno fretta di terminare gli studi e non sentono la spinta a realizzarsi tipica dei loro coetanei di altre epoche. Anzi, vedono nel college un ottimo periodo per rilassarsi e concedersi una vita da scansafatiche, per rimandare il momento in cui dovranno assumersi delle responsabilità da adulti.

Una slide della presentazione della US NavyLa generazione di MySpace sarebbe restia a sottomettersi alla rigide regole della vita militare: la loro "soglia di sopportazione per i discorsi seri è molto bassa", così come il loro desiderio di confrontarsi con la vita reale. Sono abituati a ricevere frequenti gratificazioni ("drogati da narcisistiche lodi"), dai loro familiari e dalla scuola, e dunque potrebbero trovare poco interessante un sistema gerarchico rigido come quello dell'esercito. Anche il rapporto con i genitori è cambiato: rispetto al passato è molto migliorato, e non costituisce più una spinta decisiva per allontanarsi dal nido.
Inutile poi tentare di rabbonirli raccontando frottole: in pochi colpi di mouse saranno in grado di raccogliere opinioni ed esperienze sulla Marina dal loro network sociale, e quanto leggeranno su Internet non farà altro che allontanarli ulteriormente dall'arruolamento. Senza contare che durante l'addestramento o le missioni, sarebbero scollegati dalla loro "lista contatti": una condizione che in pochi sarebbero disposti ad accettare, tanto che per alcuni di loro non varrebbe neppure la pena perdere tempo.

La soluzione? Tentare di comprenderli, imparando il loro incomprensibile linguaggio e intercettando i loro gusti. Magari cercando di sostituire al programma di Instant Messaging preferito una adeguata struttura sociale nel reggimento, oppure cercando di carpire le loro difficili preferenze, risultato della fusione di un gran numero di culture e stili, per tentare di suscitare il loro interesse.

Si potrebbe, ad esempio, fare leva sul loro rinnovato senso del dovere verso la comunità: sono moltissimi i ragazzi che fanno volontariato o sono attivi nella società. Una impresa che tuttavia potrebbe rivelarsi molto difficile, visto che l'informazione capillare su eventi tragici come la guerra in Iraq o le stragi scolastiche, ha instillato una profonda diffidenza dei ragazzi in tutto ciò che suona militare. E instillare il concetto di "nemico", in una generazione abituata ad avere amici e conoscenti in tutto il mondo, potrebbe rivelarsi complicato.

Luca Annunziata
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