Gaia Bottà

Appello antipedofilo e hi-tech dell'Interpol

La polizia internazionale ricostruisce al computer il volto di un indagato per atti di pedofilia e lo diffonde online. Aiutateci a prenderlo, dice. Ecco la faccia.. ricostruita

Roma - Il suo volto appariva oscurato nelle foto di abusi che sono circolate in rete ma l'Interpol lo ha ricostruito partendo proprio da quelle immagini. Ed ora, ottenuta la sua faccia grazie ad un procedimento informatico, la polizia internazionale si rivolge alla rete per individuare quello che ritiene un pericoloso pedofilo. Un appello è partito in questo senso: aiutateci a fermarlo prima che compia altri abusi.

La foto ricostruita del ricercatoI sistemi Interpol di archiviazione e analisi delle immagini raccolte nelle indagini contro il pedoporno dal 2004 hanno raccolto più di 200 fotografie che ritraggono un uomo europeo, tra i 35 e 40 anni, in compagnia di 12 giovanissimi vittime. Fotografie artefatte: il volto del criminale figura come un vortice confuso ma grazie al lavoro della Bundeskriminalamt tedesca è divenuto un viso riconoscibile, sbattuto in homepage sul sito di Interpol.

Le foto raccolte sul Web dalle forze dell'ordine, spiega Reuters, l'uomo può usarle per accedere alle comunità di pedofili violenti online. Ma le immagini sono altresì una scena del crimine: contengono preziosi indizi, suggeriscono ambientazioni, hanno consentito ad Interpol, con la collaborazione delle forze dell'ordine locali, di risalire ad alcuni dei luoghi in cui sono stati perpetrati gli abusi e ricostruire gli spostamenti del criminale.
Tra il 2002 e il 2003 si è così capito che l'uomo ha battuto diverse località della Cambogia e ha alloggiato presso un albergo vietnamita, rintracciato grazie ad un depliant pubblicitario che compare in una foto. Non è stata però rilevata alcuna corrispondenza con i volti di coloro che compaiono nel registro dei clienti. Nessuna corrispondenza nemmeno con i dati contenuti negli archivi delle forze dell'ordine dei 186 paesi membri di Interpol, né con quelli dell'International Child Sexual Exploitation Database (ICSE), che ora contiene 520mila immagini, raccolte con la collaborazione di 36 stati.

È così che Interpol ha preso la sofferta decisione di esporre le fotografie: "Per anni le immagini dell'uomo sono circolate su Internet - ha dichiarato senza mezzi termini il segretario generale di Interpol Ronald K. Noble - abbiamo tentato con ogni mezzo di identificare l'uomo e di consegnarlo alla giustizia, ma ora siamo convinti che, senza un aiuto dal basso, questo sexual predator possa continuare a violentare ed abusare sessualmente di bambini dai sei anni in su".

Una decisione che qui da noi ha raccolto il plauso di don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter. "Non siamo e non dobbiamo essere nel Far West, anche se è pur vero che individuare questi soggetti significa stroncare la violenza sui bambini": così don Di Noto invita ad un più diffuso utilizzo del database Interpol.

Interpol scoraggia eventuali tentativi dei cittadini di innescare una caccia alle streghe o di farsi giustizia da soli: le segnalazioni offerte dalle persone verranno esaminate accuratamente, con l'intento di identificare e consegnare alla giustizia l'uomo, ingranaggio del business in crescita della pedopornografia, che, stando ai dati di Telefono Arcobaleno, genera ogni giorno oltre otto milioni di euro.

Un business che, ricorda l'organizzazione italiana anti-pedofilia, coinvolge massicciamente anche il nostro paese: nei giorni scorsi Telefono Arcobaleno ha denunciato al Nucleo Investigativo Telematico la presenza online di video che coinvolgono bimbi di lingua italiana, innescando un'indagine su scala internazionale. Solo con un costante coordinamento, ha infatti sottolineato Telefono Arcobaleno, facendo riferimento alla decisione di Interpol, sarà possibile porre un freno allo sviluppo di questo business criminale, sarà possibile identificare le vittime e tentare di restituire loro una vita.

Gaia Bottà
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