Luca Annunziata

VolerÓ dentro il ciclone

Studiare gli uragani per predirne poi il comportamento. Grazie a leggeri e moderni velivoli ad hoc. Ci lavorano negli USA

Roma - Riscaldamento globale sì, riscaldamento globale no: di certo negli ultimi anni si è assistito ad un gran numero di sciagure legate al maltempo, in Italia e all'estero. Per questo motivo, i ricercatori statunitensi lavorano febbrilmente per elaborare nuove tecniche per studiare e predire il comportamento delle tempeste tropicali: tra di loro c'è anche Joseph Cione, ricercatore del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA).

Twister (1996)Il lavoro di Cione consiste nel preparare un piccolo velivolo UAV (Unmanned Aerial Vehicle) e lanciarlo al centro della tempesta: il drone volante, un Aerosonde di produzione australiana, vola ad un'altezza di 150 metri, sfiorando le onde e in mezzo ai terribili venti di una tempesta tropicale, raccogliendo dati preziosi che non potrebbero essere rilevati altrimenti se non mettendo a rischio molte vite umane.

Il piccolo Aerosonde, appena 180 centimetri di lunghezza, appare perfetto per il compito assegnatogli: è in grado di resistere ai venti da quasi 300 all'ora, anche grazie alle sue dimensioni ridotte che limitano l'impatto devastante che gli agenti atmosferici avrebbero su velivoli più grandi. Alcuni esperimenti in tal senso sono già stati tentati a partire dal 2005, ed ormai ogni uragano vede la partenza di un paio di droni verso l'occhio del ciclone per studiare la tempesta.
In particolare, raccoglie grande interesse l'interazione tra l'oceano e l'uragano stesso. Studiando la parte bassa della perturbazione, gli scienziati sperano di riuscire a migliorare la propria conoscenza dei meccanismi che consentono a questi fenomeni di acquisire quella forza letale che si abbatte annualmente sul centro-america: "Negli ultimi 30 anni abbiamo fatto progressi significativi nel predire il percorso della tempesta - spiega Cione - ma non abbiamo registrato altrettanti successi nello studio del cambio di intensità della stessa".

Il motivo di questo ritardo è appunto la difficoltà di studiare quelle zone pericolose: in particolare, i 150 metri tra mare e cielo rappresentano il punto dove avviene il grosso del trasferimento di energia, e la raccolta di dati è essenziale per la creazione di modelli matematici avanzati. Con questi ultimi diverrebbe possibile elaborare previsioni più accurate non solo sul percorso, ma anche sulla potenza dell'uragano al momento del suo arrivo, permettendo dunque evacuazioni mirate e tempestive.

Luca Annunziata

2 Commenti alla Notizia VolerÓ dentro il ciclone
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  • ...ma se il tema dell'articolo sono i cicloni/uragani/tifoni, che cavolo ci fa la fotografia di un tornado?!?

    Possibile che il gene del giornalista impedica di capire qual è la differenza? Eppure, cavolo, sono ben diversi...!
    non+autenticato
  • Gentile lettore,

    Grazie per aver trovato il tempo di leggere il mio articolo.Sorride

    Ha provato a cliccare sulla immagine? Verrà "teletrasportato" sul website di Twister, un film del 1996.

    Nel film ci sono due particolari che mi hanno fatto pensare a quanto scrivevo: l'apparecchiatura da lanciare al centro del tornado per raccogliere informazioni, proprio come accade con il drone volante, e la casa della protagonista (Helene Hunt), che viene spazzata via da un ciclone proprio come nel film "Il mago di Oz".

    Direi che in entrambi i casi si tratta di distruzione meteorologica. E di apparecchiature per la rilevazione automatica di dati su una perturbazione.

    Grazie ancora per l'attenzione, e buona giornata.Occhiolino

    Luca