Frana Iridium avvistata su Capitolo11

Flop da 6mila mld di lire per il consorzio capitanato da Motorola che ora trova un ultimo appiglio in una legge dello stato americano. Doveva cambiare il wireless

Web (internet) - Il telefono che doveva rivoluzionare il mondo della telefonia è un oggetto da mezzo chilo e con un costo di circa 4 milioni di lire. Una "mattonata" in tutti i sensi, visto che il peso equivale al classico elemento da costruzione ed il prezzo non si può certo definire concorrenziale con quello che offre il mercato dei cellulari gsm.

Come se non bastasse, c'è anche la tariffa, che in barba a decine di profili e piani tariffari ha un prezzo unico di 6 mila lire al minuto, comunque meglio di quando il consorzio aprì i battenti, visto che per 60 secondi di conversazione ci volevano 14 mila lire. Partecipano a questo buco planetario, oltre al maggior produttore di telefonini del mondo, Motorola, alcune banche, come Chase Manhattan e Barclays con una dote di 7 mila miliardi di lire, produttori come Kyocera, o fornitori di telefonia fissa come Sprint, colosso americano, e la nostra Telecom Italia, che zitta zitta ha in mano un discreto 4% del capitale totale.

Ecco le tappe della morte "quasi" annunciata di Iridium: il 16 giugno 1999, scadenza del primo quadrimestre, l'azienda avrebbe dovuto essere a quota 30.000 abbonati, mentre si presenta al giro di boa con solo un terzo dei clienti previsti. Iniziano così le difficoltà, visto che i costi da ammortizzare erano e sono altissimi.
Per mettere in piedi il sistema satellitare ed iniziare l'attività, il consorzio ha dovuto sparare in orbita 66 satelliti e costruire 11 stazioni riceventi sparse su tutta la superficie del pianeta. Il 2 luglio Iridium ottiene dai propri creditori la quarta proroga al pagamento delle tratte, presentando una politica di marketing ed investimenti che non convince a pieno. La proroga ha scadenza 11 agosto, ed entro quel termine la ristrutturazione deve ottenere la fiducia degli investitori che già a questo punto hanno un credito superiore ai 1.500 miliardi di lire.

Arrivati al fatidico 11 agosto Iridium non solo non ha tolto un centesimo al debito accumulato, ma ha fatto altri buchi per un totale di 2.700 miliardi. A questo punto la sorte del consorzio sembra definitivamente segnata con l'apertura di una procedura fallimentare, ma l'appeal di Motorola strega ancora una volta i creditori, che credono ad un nuovo progetto di ristrutturazione presentato e garantito dal gigante della telefonia in persona.

Alla fine di agosto, quando ormai si stanno preparando le carte per la chiusura dei battenti a seguito della richiesta di bancarotta fatta da alcuni creditori, tra i quali VR Telecommunications e Vebacom Holdings, Iridium si appella al "Capitolo 11", una legge americana sulle procedure fallimentari che prevede la possibilità per le compagnie che anno accumulato debiti ma hanno presentato e stanno lavorando ad un piano di ristrutturazione, di poter continuare la propria attività.

Da segnalare la performance del titolo al Nasdaq, che dopo aver toccato i 70 dollari a metà '98 in questo periodo traballa tra i 2,5 ed i 3 verdoni. E così si arriva ai giorni nostri, con i giudici del tribunale fallimentare americano che rinviano al 15 marzo la scadenza definitiva al piano di risanamento di Iridium. La fiducia nel consorzio, comunque, pare essere del tutto svanita, e le sorti sembrano ormai segnate.

Fanno riflettere, se non sorridere, le parole di John Richardson, chief executive, il quale sostiene che la causa dello scarso numero di abbonamenti al telefonone satellitare è da imputare all'insufficiente disponibilità di cellulari sul mercato ed alla mancata collaborazione di alcuni partners commerciali.

Luca Biagiotti