Cina, no laptop no dipendenza?

Questo devono aver pensato le autorità di alcuni istituti formativi cinesi, che ora vietano agli alunni di portarsi appresso il portatile. Altri impediscono persino di comprare i notebook

Roma - Il Governo cinese è da lungo tempo impegnato in una lotta senza quartiere agli abusi da videogaming online, abusi che in qualche rara occasione sono persino sfociati - raccontano le cronache locali - in tragedie. L'ultima che arriva da oltrecortina è la decisione di alcune scuole cinesi di impedire agli alunni di portare negli edifici scolastici i propri computer portatili.

Non che si tratti di una novità assoluta ma, stando a quanto a quanto riportato da China.org, alcune università di Nanjing, Shangai e Zhjiang hanno esteso il divieto alle matricole.

Ciò che preoccupa le università, dunque, è il tempo passato da questi giovani studenti sui videogiochi e il livello di distrazione che questi provocano. Ma il provvedimento appare, per quanto drastico, meno draconiano di quello adottato da altre università dello Wuhan, che già da alcuni anni vietano tout court alle matricole l'acquisto di propri computer, temendo che vengano usati in modo irrazionale.
Un provvedimento analogo è in vigore ormai da anni anche all'Università della Scienza e della Tecnologia di Huazhong, dove questa misura secondo i funzionari locali "è stata intrapresa perché le matricole erano incapaci di controllarsi efficacemente e potevano facilmente perdersi in Internet all'inizio del loro percorso universitario".

Va detto che China.org non dimentica di riportare nel suo articolo le voci di chi si dichiara contrario a provvedimenti di questo genere. Né dimentica il fatto che questo tipo di divieti non sembrino fin qui aver sortito l'effetto sperato. Parrebbe peraltro, ma siamo quasi alle voci di corridoio, secondo quanto riportato dal sito cinese, che molte matricole una volta compiuto il primo anno di università corrano a comprarsi PC nuovi. PC che poi finirebbero regolarmente per essere usati per videogiocare.

C'è da chiedersi, peraltro, quante matricole finiscano per videogiocare nei cybercafé, che rappresentano tuttora il punto di accesso preferenziale alla rete per la gran parte dei cinesi.
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