Gaia Bottà

Il metamondo del commercio made in China

Scambi commerciali con l'occidente e un sistema di aste per avatar: il metamondo voluto dal governo delle Repubblica Popolare si popolerà dei imprenditori a partire dal 2008

Roma - Dalla fabbrica cinese al consumatore occidentale, passando per un metamondo. Questo l'obiettivo che il governo della Repubblica Popolare si propone di raggiungere con il corrispettivo virtuale del Cyberquartiere ricreativo di Pechino (CRD), situato in un mondo persistente online dedicato a commercio, intrattenimento, cultura.

Registrazione libera e gratuita, eventi educativi e riunioni d'azienda, il tutto sorretto da un'infrastruttura tecnologica offerta dalla svedese MindArk, demiurga di Entropia Universe, che si è aggiudicata l'appalto fra numerosi concorrenti, Second Life compreso.

Il metamondo della Repubblica Popolare risiederà su server pechinesi gestiti da tecnici del governo. Sarà rigoroso il veto alle derive pornografiche e al gioco d'azzardo, per promuovere quella "cultura salutare nell'uso della Rete" raccomandata dal presidente del Partito Hu Hintao nei mesi scorsi.
L'aspetto sul quale il governo cinese ha invece deciso di transigere è quello delle economie virtuali: se recentemente il partito aveva criticato l'incontrollabile circolazione del denaro virtuale, si fa ora un passo in direzione contraria.
È AP a riportare le dichiarazione del direttore dei lavori Chi Tai Robert Lai, che presso Virtual Worlds 2007 ha offerto una panoramica del progetto e ha accennato al fatto che il governo potrà imporre delle gabelle sul mercato del metamondo, traducendo gli scambi di valuta virtuale in moneta sonante alla quale attingere, tassando gli operatori commerciali virtuali.

Uno store di Entropia UniverseSi apriranno negozi online e le industrie locali potranno guadagnarsi una vetrina che attirerà l'attenzione di consumatori, industrie e dettaglianti di tutto il mondo, auspica Robert Lai. Per gli imprenditori cinesi sarà possibile scavalcare gli intermediari, e offrire a prezzi ancora più competitivi i prodotti che hanno invaso i mercati occidentali. Per alcuni tipi di merce potrebbero addirittura proporre di personalizzare i prodotti, sbaragliando così l'abitudine alla serializzazione e dando uno scossone al modello di business e alla catena del valore tipica dell'industria dei paesi emergenti.

Robert Lai immagina inoltre uno scenario nel quale siano gli stessi netizen-consumatori a improvvisarsi imprenditori, sfruttando una piattaforma per le aste online integrata nel metamondo, su modello di quanto avviene ora su qualche isola sintetica di Second Life. L'avvio del progetto? Dalla seconda metà del 2008, giusto in tempo per le Olimpiadi.

Gaia Bottà